Dal 20 settembre al 25 ottobre 2026, PALAZZOIRREALE, il centro di arte contemporanea promosso a Canelli dalla Fondazione Bosca, ospita “Frammenti di durata”, progetto espositivo che mette in dialogo Ludovica Carbotta e Jacopo Benassi, a cura di Maria Chiara Valacchi.

Una mostra che parte dal tempo per sottrarlo alla sua accezione più immediata, quella dell’orologio e della misura, e riportarlo dentro la materia, la memoria, il paesaggio e il corpo.
Il punto di partenza e concept del progetto
è un proverbio afgano:
Voi avete l’orologio, noi abbiamo il tempo»
Una frase che per la curatrice delle mostre Maria Chiara Valacchi diventa la chiave per leggere due ricerche apparentemente lontane. Il tempo non è visto come un’entità fisica scandita dalle ore, dai giorni, dai mesi – spiega la curatrice – ma come «un’entità più profonda», capace di accompagnare la vita attraverso memoria ed emozione. È un tempo che non procede necessariamente in linea retta, ma sedimenta e riemerge, producendo nuove consapevolezze.
La scelta di Carbotta e Benassi nasce proprio da questa possibilità di mettere in relazione pratiche differenti.
Possono sembrare superficialmente molto differenti e invece sono accomunati nella narrazione», osserva Valacchi.
Nel lavoro di Carbotta il tempo agisce nella trasformazione dello spazio e dell’architettura; in quello di Benassi viene invece trattenuto nello scatto fotografico e rimesso in movimento attraverso la performance.
Ludovica Carbotta e una famiglia di sculture
Il cuore della mostra è Die Telamonen, installazione inedita di Ludovica Carbotta composta da tre sculture realizzate attraverso tecniche differenti. Il riferimento è ai Telamoni, figure antropomorfe della tradizione classica destinate a sostenere l’architettura. Carbotta ne libera però la funzione originaria, trasformandoli in presenze che interrogano il rapporto fra corpo, struttura, natura e istituzione.

L’artista racconta che la serie è nata come «una famiglia di sculture». Le opere sono infatti, in qualche modo, riproduzioni l’una dell’altra, ottenute attraverso procedimenti che comprendono il calco, la copia, la deformazione, la scansione digitale e la riproduzione tramite macchine a controllo numerico. La ripetizione non è dunque un semplice procedimento tecnico, ma diventa una riflessione sulla riproduzione scultorea e biologica e sull’idea stessa di famiglia.
Il rapporto con Bosca è entrato direttamente nella genesi dell’opera. Durante la visita alle cantine, Carbotta è stata colpita dalla successione dei membri della famiglia che hanno guidato l’azienda. Una storia segnata da una lunga conduzione maschile e arrivata oggi a una nuova generazione fatta da figlie e figli.
Questo fatto mi ha fatto pensare di proporre queste sculture che in qualche modo riflettono anche sul rapporto che abbiamo con l’istituzione famiglia e su come questa diventi un costrutto sociale a cui dobbiamo in qualche modo aderire», racconta.
Il passaggio dalla storia familiare all’architettura avviene attraverso Fausto Telamon, concepito per il pergolato della villa. La scultura si inserisce nella struttura preesistente e ne diventa quasi un nuovo elemento portante. Qui l’intervento site-specific non significa semplicemente adattare un’opera a uno spazio, ma lasciare che sia lo spazio a entrare nell’opera.
L’intento era proprio quello di creare questa specificità con il luogo e farlo dialogare», spiega Carbotta.
La vite piantata accanto alla scultura introduce poi un elemento che sfugge alla completa determinazione dell’artista: crescerà, si modificherà, cambierà il rapporto con il pergolato.
Speriamo che sopravviva e continui a crescere», aggiunge l’artista.
Il tempo imprevedibile di Jacopo Benassi
Con Rivoluzione (musica analfabeta) Jacopo Benassi porta invece il tempo dentro un’azione performativa realizzata con i musicisti Michele Lombardelli e Emiliano Bagnato
Flicorno e strumenti a fiato vengono sottoposti a distorsioni e filtri elettronici, mentre l’amplificazione wireless permette all’artista di muoversi nello spazio, fotografare e interagire con il pubblico.

La performance nasce dall’improvvisazione e dalla disponibilità all’incidente. Benassi racconta di aver lavorato con Lombardelli e Bagnato attraverso pochissime prove, fino a quando il risultato gli è sembrato quasi troppo compiuto. La sua reazione è stata quella di volerlo distruggere:
Ragazzi, va troppo bene, io la voglio distruggere».
È un atteggiamento che chiarisce il senso della performance all’interno della mostra. Benassi non cerca una forma definitiva, ma una situazione capace di produrre qualcosa nel momento stesso in cui accade.
La performance è una cosa che mi fa sentire libero, forse più di quando faccio le mostre», afferma.
L’opera esiste nel presente dell’esecuzione e nella sua documentazione fotografica, mentre il pubblico entra direttamente nel processo. «È un lavoro quasi fisico», osserva l’artista.
Il titolo Rivoluzione va quindi letto nel suo significato originario di revolvere, tornare a girare, ricominciare. Non una rottura spettacolare, ma un movimento continuo che rimette in circolo suono, gesto, immagine e presenza.

Palazzo Irreale come stratificazione
La mostra si inserisce in una concezione più ampia di PALAZZOIRREALE, che Diana Berti, direttrice creativa di Palazzo Irreale descrive come uno spazio fondato sulla condivisione e sull’intersezione fra linguaggi.
La voglia di condividere un luogo, la voglia di condividere dei punti di vista che ci regalano ogni volta gli artisti attraverso il loro sguardo e le loro opere», racconta, individuando nella stratificazione uno degli elementi fondanti del progetto.
La scelta di non cancellare ciò che esiste già diventa una precisa posizione culturale. Le nuove vigne sono state piantate senza rimuovere quelle precedenti. Il nuovo intervento artistico entra nello spazio senza pretendere di azzerarne la storia.
C’è proprio questa voglia di inserirci in un luogo, in un territorio, senza cancellare quello che è stato, piuttosto sovrapponendoci, creando dei nuovi racconti grazie a questa stratificazione», spiega.
Da questa impostazione deriva anche la natura interdisciplinare di Palazzo Irreale, dove l’arte contemporanea convive con la produzione vinicola, l’architettura, la fotografia, la musica e la performance.
Laddove si incontrano queste cose», afferma Berti, «nascono le cose più interessanti».
Archivio Futuro: fotografare il tempo
Alla mostra si affianca Archivio Futuro, progetto dedicato alla fotografia curato da Benedetta Donato, pensato per costruire progressivamente una memoria visiva di Palazzo Irreale.
La fotografia entra nel discorso sul tempo per una ragione quasi strutturale.
Il tempo è l’elemento fondamentale della fotografia insieme alla luce», osserva Donato. Fotografare significa infatti scrivere con la luce, ma anche scegliere un ritmo, trattenere un frammento di durata e sottrarlo, almeno provvisoriamente, al flusso.
Il nome stesso del progetto contiene una contraddizione fertile. Archivio Futuro tiene insieme la necessità di conservare e quella di produrre qualcosa che ancora non esiste. Non un archivio inteso come deposito concluso, ma un dispositivo in progress.
Per questa mostra la fotografa Francesca Cirilli è stata coinvolta nella documentazione delle opere di Carbotta e del luogo.
Stiamo costruendo quella che sarà la memoria in divenire di questo luogo», spiega Donato. Le immagini non serviranno soltanto a testimoniare ciò che è accaduto, ma contribuiranno a costruire la percezione futura di Palazzo Irreale.
È una prospettiva che coincide con la natura stessa di Frammenti di durata. L’opera di Carbotta continuerà a cambiare con la crescita della vite. La performance di Benassi esisterà soltanto nel momento in cui verrà agita e nella memoria che ne resterà. La fotografia conserverà frammenti di entrambe, producendo a sua volta nuova memoria.
Un’opera che non finisce all’inaugurazione
La forza del progetto sta dunque nel rifiuto dell’opera come oggetto definitivamente compiuto. Frammenti di durata mette in scena una temporalità concreta: quella della materia che cambia, della vegetazione che cresce, dell’architettura che accumula tracce, del corpo che agisce e della fotografia che conserva.
Palazzo Irreale diventa così qualcosa di più di un contenitore espositivo. La sua identità si costruisce per sovrapposizioni successive, attraverso artisti, immagini, performance e nuovi interventi.
Qui veramente quello che voi ritenete inimmaginabile può accadere», osserva Benedetta Donato definendo il luogo come uno spazio del possibile.
Il tempo di Frammenti di durata non è quindi quello che separa l’inizio dalla fine di una mostra. È quello che continua ad agire quando la mostra sarà terminata. Una vite che cresce dentro una scultura, un’immagine che rimane dopo una performance, un’architettura che incorpora un nuovo gesto: il lavoro artistico non si conclude, semplicemente cambia stato.
Info

Frammenti di durata
Ludovica Carbotta, Jacopo Benassi
A cura di Maria Chiara Valacchi
Date 20 settembre – 25 ottobre 2026
Opening domenica 20 settembre, ore 18
20 settembre – 25 ottobre 2026
PALAZZOIRREALE
Via Luigi Bosca 2, Canelli (AT)
palazzoirreale.com
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