bruno_mareunrols_portrait-2026 Photo:Ralfs Cimmermanis. Courtesy of the Latvian Centre for Contemporary Art

Intervista: MAREUNROL’S e Bruno Birmanis: il backstage dell’utopia alla Biennale di Venezia

Alla Biennale di Venezia 2026, il Padiglione della Lettonia sceglie di guardare al passato senza trasformarlo in reliquia.

Untamed Assembly — Backstage of Utopia, curata da Inga Lāce e Adomas Narkevičius, riporta alla luce l’esperienza delle Untamed Fashion Assemblies, gli eventi ideati da Bruno Birmanis a Riga tra il 1990 e il 1999, quando la fine dell’era sovietica apriva uno spazio tanto euforico quanto instabile per la sperimentazione artistica. Moda, performance, musica, club culture e arti visive si incontravano fuori dalle logiche dell’industria, in una zona franca dove l’immaginazione poteva ancora precedere il mercato.

Latvian-Pavilion – Photos are by Kristīne Madjāre.

 

A riattivare quella memoria sono MAREUNROL’S, duo formato da Rolands Pēterkops e Mārīte Mastiņa-Pēterkopa, che non ricostruiscono le UFA ma ne interrogano l’eredità dal presente. Il loro backstage diventa così un luogo mentale prima ancora che fisico: una struttura fatta di appendiabiti, sculture tessili, suoni, corpi e tracce d’archivio, dove ciò che normalmente resta invisibile acquista una propria forza narrativa. L’archivio smette di essere testimonianza e diventa materia attiva, capace di mettere in relazione generazioni, esperienze e geografie segnate dalla trasformazione.

Abbiamo intervistato gli artisti e in questa conversazione, MAREUNROL’S e Bruno Birmanis discutono di utopia e libertà, di scarsità come motore creativo, del rapporto tra moda e arte e della necessità di restare “untamed” in un presente nuovamente attraversato da conflitti, ideologie e forme di controllo.

Il passato, nelle loro parole, non è un rifugio nostalgico ma uno strumento per leggere il presente. E forse per capire quanto coraggio serva, oggi, per continuare a immaginare il futuro.

Latvian-Pavilion Photos are by Kristīne Madjāre

L’INTERVISTA

Untamed Assembly — Backstage of Utopia sembra lavorare sulla memoria non come archivio statico ma come infrastruttura viva, quasi un organismo ancora in mutazione. Come avete evitato il rischio della nostalgia retrospettiva nel rileggere le Untamed Fashion Assemblies?

Bruno Birmanis:
Lavorando come educatore, ho sviluppato un’intuitiva comprensione di come le generazioni creative contemporanee percepiscano ed elaborino il mondo — per questo la questione della nostalgia semplicemente non si è mai posta. Qualsiasi rievocazione museologica delle UFA avrebbe sepolto ciò che le rendeva vive: l’atmosfera, l’umore, lo spirito. Ciò che contava era generare un senso di energia utopica ed estrema multidisciplinarità che questa generazione potesse sentire autenticamente come propria. Per questo abbiamo invitato i MAREUNROL’S nel team: come poeti visivi, sono diventati
“re-poets” naturali della narrazione che avevo originariamente costruito attorno alle Assemblies.

MAREUNROL’S:
Sì, volevamo parlare di qualcosa di molto più significativo di un semplice evento storico — significativo nel senso che ci permette di guardare al presente e comprenderlo attraverso il passato. Comprendere il contesto della nostra regione, il suo rapporto con l’Occidente e l’Oriente, la sua storia traumatica, la sua eredità intellettuale, il suo coraggio, ma anche la sua ingenuità e la sua capacità di sognare.
Per i nostri genitori, cresciuti sotto il sistema sovietico, sognare non era qualcosa che fosse loro davvero concesso — ma lo facevano comunque. Noi apparteniamo a una generazione nata durante un periodo di profondi cambiamenti che ricorda solo in parte gli anni ’90, ma abbiamo vissuto il nostro personale percorso verso l’Occidente. Lungo la strada, abbiamo spesso dovuto spiegare cose che non venivano necessariamente comprese dalle persone al di fuori della nostra regione.
Ecco perché abbiamo cercato di evitare la nostalgia. Per noi, questa non è la storia di un passato romanticizzato — quelli erano tempi relativamente distanti e, per molti versi, molto difficili. E il contesto geopolitico odierno ci fa capire che forse non è cambiato poi così tanto.
Così abbiamo creato un padiglione sul presente. Il passato diventa uno strumento attraverso il quale cerchiamo di capire dove ci troviamo oggi e come potremmo guardare al futuro.

 Le UFA emergono in un momento in cui il collasso sovietico produceva insieme euforia e precarietà. Oggi, in un’Europa attraversata da nuove tensioni geopolitiche, che tipo di risonanza politica può avere quel desiderio utopico?

Bruno Birmanis:
Quel momento storico creò una situazione unica: un sistema — l’ideologia comunista — era già crollato, mentre un altro — l’economia di mercato — non aveva ancora preso forma. Era come un vuoto cosmico di libertà sospeso tra due mondi. Ci sentivamo come bambini lasciati la notte in un negozio di giocattoli, senza sorveglianza. Fai quello che vuoi. Gioca senza limiti.
Il mondo di oggi è governato da regole del gioco ben più numerose e stratificate — economiche, politiche, istituzionali. Eppure sono convinto che la storia dello spirito delle Assemblies possa servire da elisir di coraggio per una gioventù creativa che è stata addomesticata alla passività. Politicamente, questo significa: la vera creatività è la celebrazione del portare all’esistenza qualcosa che non è mai esistito prima — non la riproduzione di cose già viste, preconfezionate e vendibili.

MAREUNROL’S:
Oggi la situazione è probabilmente molto più minacciosa. C’è una guerra in corso in Europa e c’è una crescente preoccupazione sul fatto che l’Europa sia diventata troppo tollerante verso processi che potrebbero avere conseguenze devastanti nel prossimo futuro — non solo per l’Europa, ma per l’umanità nel suo insieme.
All’epoca c’era un senso di euforia perché molti paesi avevano riacquistato la propria indipendenza e si sentivano improvvisamente più stabili, più liberi e più aperti. C’era anche una convinzione piuttosto ingenua all’interno delle società occidentali che la Seconda Guerra Mondiale appartenesse al passato e che un conflitto di tale portata non potesse più verificarsi in Europa. Ma si è scoperto che non era così.
Con il passare del tempo, siamo arrivati a vedere le vere ambizioni della Russia e il suo desiderio di ripristinare la propria influenza in modo molto più chiaro. La guerra in Ucraina sta ancora continuando, ed è inquietante vedere come la responsabilità storica possa talvolta essere dimenticata così facilmente e quanto la sfera culturale internazionale possa rimanere aperta verso uno Stato che sta brutalmente distruggendo l’Ucraina e uccidendo persone.
Troviamo inoltre profondo ed inaccettabile l’apertura istituzionale della Biennale di Venezia verso il ritorno della Russia sulla scena artistica e culturale internazionale. Ciò pone un’altra domanda: fino a che punto un desiderio utopico di apertura e dialogo può diventare ingenuo quando si rifiuta di riconoscere la realtà?
Per questo motivo, penso che oggi il sogno utopico non possa più riguardare solo la libertà e lo smantellamento dei confini. Deve anche riguardare l’avere il coraggio di difendere i valori su cui quella libertà è costruita.

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Nel progetto convivono moda, performance, club culture, archivio, scultura tessile e installazione sonora. Avete costruito una mostra oppure un ecosistema temporaneo?

Bruno Birmanis:
Ho creato le Assemblies originali intuitivamente come un ecosistema — plasmato da quello straordinario momento storico che ho descritto prima, un’epoca in cui una cosa del genere era genuinamente mai vista e senza precedenti. La pratica creativa dei MAREUNROL’S possiede un DNA concettuale identico. L’ecosistema che hanno costruito attorno all’Assembly è organico e risponde al suo spirito con perfetta precisione.
Un’Assembly era, e rimane, un mondo creativo a sé stante. La nostra Utopia creativa è nata organicamente — un territorio dove ogni artista sogna segretamente di creare.

MAREUNROL’S:
Volevamo creare il padiglione come un ambiente fortemente stratificato, multi-prospettico, giocoso e leggero — capace di evocare l’atmosfera dell’epoca, lo spirito delle UFA e il loro manifesto di libertà, riflettendo al contempo la nostra esperienza personale.
Siamo una generazione venuta dopo le Assemblies che ha incontrato principalmente le loro rovine. Non ci è stata lasciata un’eredità chiara, nessuna vera mappa o “briciola di pane”.
da seguire. Quindi, piuttosto che ricostruire la storia delle UFA, volevamo chiederci cosa potesse significare per noi questa eredità oggi.
Allo stesso tempo, volevamo che il padiglione parlasse del presente — di noi stessi, della nostra società e del contesto geopolitico e sociale in cui viviamo. In questo senso, è diventato meno una mostra in senso tradizionale e più un ecosistema temporaneo e stratificato, dove il passato, l’esperienza personale e il presente si sovrappongono e interagiscono tra loro.

MAREUNROL’S lavorano spesso sul confine ambiguo tra corpo e fantasmagoria, tra couture e apparizione. In che modo la loro pratica contemporanea riesce a dialogare con l’eredità quasi mitologica delle UFA senza limitarsi a citarla?

Bruno Birmanis:
Questa domanda è, nel suo profondo, diretta ai MAREUNROL’S stessi — e loro sono nella posizione migliore per rispondere dall’interno. Ma dalla mia prospettiva, come persona che conosce da vicino la loro pratica: il loro lavoro è iniziato nella moda e continua a toccarla, eppure nel profondo sono poeti visivi che, in ogni pezzo che creano, curano meticolosamente la costruzione del proprio ecosistema creativo e della propria atmosfera. Non c’è alcun elemento all’interno dell’esposizione che lascerebbero al caso. Guidano il pubblico nel loro mondo — e nel caso della Biennale, quel mondo è Untamed Assemblies: Backstage of Utopia.

MAREUNROL’S:
È stata sia una sfida che, allo stesso tempo, uno strumento di lavoro molto utile. L’archivio è diventato una sorta di omaggio alla generazione dei nostri genitori, ai contemporanei di Bruno e a tutti coloro che hanno vissuto quel periodo permettendosi di abbracciarne le emozioni, i sogni e le possibilità utopiche.
Non volevamo citare o ricostruire questo materiale. Volevamo invece lavorarci — usarlo come materia per un dialogo con il passato, parlando al contempo del presente ed esprimendolo attraverso occhi contemporanei.
Allo stesso tempo, abbiamo riconosciuto diversi paralleli con le nostre esperienze. Ad esempio, quando siamo arrivati per la prima volta ad Anversa per studiare all’accademia, o quando abbiamo partecipato ai nostri primi concorsi internazionali di moda, come ITS e Hyères. Fin dall’inizio abbiamo avuto anche il naturale desiderio di parlare di qualcosa di molto più ampio rispetto al capo d’abbigliamento inteso come prodotto. Per noi l’abito è sempre stato un modo per esprimere un’idea, un messaggio e il contesto di un’epoca specifica.
Quindi l’eredità delle UFA non era qualcosa che volevamo riprodurre. È diventata invece una sorta di spazio di risonanza in cui poter mettere in contatto la nostra esperienza con quella della generazione precedente — con il comune desiderio di cercare qualcosa di nuovo, nuove forme di bellezza e libertà, e di giocare con la moda come linguaggio.

Photos are by Kristīne Madjāre.

La figura dell’appendiabiti è sorprendente: un oggetto marginale, tecnico, invisibile. Eppure qui diventa architettura narrativa. Come nasce questa trasformazione di un elemento funzionale in dispositivo curatoriale?

Bruno Birmanis:
Ancora una volta, questa domanda appartiene più naturalmente ai MAREUNROL’S, poiché sono stati loro a plasmare il linguaggio visivo del padiglione. Tuttavia, quando abbiamo concepito il mondo del Backstage, lo abbiamo inteso non semplicemente come uno spazio fisico dietro il palco, ma come una modalità di essere — la vera essenza percepita dell’Assembly, uno spirito che permea l’intero processo. Era chiaro che avremmo lavorato con elementi riconoscibili e leggibili per trasformarli in qualcosa di “untamed” (selvaggio/non addomesticato). Dalla mia prospettiva, i MAREUNROL’S ci sono riusciti con straordinaria precisione.

MAREUNROL’S:
Prima di tutto, nel nostro lavoro volevamo creare una storia sul backstage, perché ci sembrava il modo più essenziale per parlare non solo delle sfilate di moda, ma delle persone, delle loro relazioni e dell’atmosfera bohémien che le circondava. Il dietro le quinte ci permette di comprendere un’epoca specifica attraverso il suo contesto sociale, politico, geografico ed estetico.
Volevamo ricreare la sensazione di un backstage dove si era appena svolto un carnevale — un evento di moda carico di creatività, energia ed emozione. Il dietro le quinte di una sfilata è simbolicamente e intuitivamente associato agli appendiabiti, così li abbiamo adottati come una sorta di linguaggio e forma narrativa.
Il puzzle di grucce metalliche è diventato una metafora di idee utopiche, gioia, felicità, e anche di tutte le cose che affrontiamo come esseri umani ogni giorno — cercando di risolvere problemi, superare sfide e complessità, vivendo al contempo momenti di piacere e scoperta.
C’interessava anche la trasformazione emotiva di questo oggetto apparentemente rigido e tecnico. uno stand appendiabiti è normalmente una cosa funzionale, quasi invisibile, ma all’interno di questo contesto acquista emozione e diventa “untamed”. Inizia a creare relazioni, forme, suoni e riflessi. Da molti elementi funzionali apparentemente semplici emerge un tutto — qualcosa che inizia a vivere di vita propria.

Photos are by Kristīne Madjāre.
Latvian-Pavilion Photos are by Kristīne Madjāre.

Nel padiglione si percepisce una tensione continua tra scarsità materiale e sovraccarico immaginativo. Le UFA nascevano anche dall’improvvisazione e dalla mancanza di risorse. La scarsità può ancora essere una forza creativa nell’arte contemporanea iper-istituzionalizzata?

Bruno Birmanis:
La scarsità — così come l’abbiamo vissuta durante le Assemblies — provoca un coinvolgimento intensamente creativo con la materia. Mi ha sempre affascinato. E credo sia ancora più rilevante oggi, proprio perché viviamo in un’era di abbondanza materiale: la soluzione non standard è sempre un passo verso qualcosa di mai visto prima. Sfida il mondo dell’arte istituzionalizzato e apre una conversazione produttiva con un pubblico d’arte contemporanea dal pensiero progressista. Quando questo approccio “untamed” si combina con i materiali e le soluzioni tecnologiche più avanzate, emerge un contrasto singolare — che espande il territorio della percezione e aggiunge più colore alla palette dell’espressione.

MAREUNROL’S:
Questa è una parte essenziale del messaggio. Sì, non abbiamo mai avuto le stesse risorse del mondo della moda o dell’arte occidentale e, per questo motivo, abbiamo sempre dovuto cercare modi diversi di lavorare. Non per diventare un “vorrei essere l’Occidente”, ma per esprimere il nostro messaggio e la nostra prospettiva con ancora più forza.
In questo senso, la scarsità è diventata una sorta di forza creativa. Ti spinge a cercare possibilità intorno a te, a lavorare con ciò che è disponibile e a trovare soluzioni inaspettate.
È anche un modo per parlare della nostra esperienza e dei traumi creati da cinquant’anni di occupazione, che hanno isolato la Lettonia e la regione baltica dallo sviluppo occidentale per un lungo periodo di tempo. Ci fa riflettere sulla nostra identità, sui valori dei nostri antenati e sulla nostra cultura, cercando al contempo il nuovo e utilizzando ogni possibile strumento a nostra disposizione.
Perché, in un certo senso, molto di ciò di cui abbiamo bisogno ci è già stato dato dalla natura. Gli esseri umani stanno semplicemente imparando. E con il tempo e l’esperienza, iniziamo a vedere, riconoscere e scoprire le risposte che ci circondavano da sempre.

La moda qui non appare mai come industria, ma come gesto di sopravvivenza simbolica, quasi come tecnologia sociale. Vi interessa liberare la moda dalla sua lettura puramente commerciale?

Bruno Birmanis:
L’Assembly non ha mai riguardato il commercio. L’industria è il risultato di azioni prevedibili e pianificate. La creatività è l’incarnazione dell’imprevedibile. Per questo è “untamed”. Nel caso delle Assemblies, quello che succedeva era spesso estremamente difficile da definire come moda — ed è proprio in quella resistenza alla definizione che risiede la magia affascinante e utopica dell’Assembly.
L’interpretazione commerciale può venire dopo — perché l’espressione creativa non addomesticata è come il carburante per il motore che guida lo spirito dell’evoluzione culturale. Può forse essere riprodotta, trasformata in moda con i suoi simboli e le sue tecnologie. Ma a quel punto, non si tratta più dell’Assembly.

MAREUNROL’S:
Sì, questo era molto importante per noi. In questo progetto, la moda è più uno sfondo o uno strumento attraverso il quale possiamo esprimere qualcosa di molto più significativo. Non eravamo interessati alla moda di per se stessa, ma a ciò che può essere detto attraverso di essa.
Il rapporto tra moda e commercio nei Paesi Baltici ha una storia molto diversa da quella di molti Paesi occidentali. La moda qui non è mai esistita davvero come un’industria forte. È stata piuttosto una forma attraverso cui esprimere emozioni, utopie, fantasie, conoscenze e abilità.
La moda nei Baltici è stata a lungo sottovalutata, specialmente se confrontata con il mondo dell’arte. Questi due campi non sono mai stati davvero considerati uguali, perché la moda veniva spesso associata a qualcosa di troppo mercantile o commerciale, qualcosa di economico, privo di valore, mentre l’arte era considerata più intellettuale e in qualche modo “superiore”.
Abbiamo sempre cercato di mettere in discussione questa gerarchia ed estendere la comprensione della moda come una forma altrettanto valida di espressione intellettuale e creativa. La moda può essere più di un prodotto — può essere un linguaggio, un modo di pensare e uno strumento attraverso cui parlare della società, dell’identità, della politica e della condizione umana. Naturalmente, c’è molta cattiva moda nel mondo — proprio come c’è molta cattiva arte.

Photos are by Kristīne Madjāre.

Vi siete dati una risposta su cosa possiamo raccogliere oggi dalle visioni utopiche di quegli anni?

Bruno Birmanis:
Gioco. Libertà creativa. Un’Utopia che ognuno di noi può costruire dentro di sé — e insieme, celebrare in una Untamed Assembly.

MAREUNROL’S:
Libertà e coraggio. Il coraggio di riconoscere quanto possiamo ancora essere non liberi, anche se solo relativamente di recente abbiamo riacquistato la nostra libertà fisica da una forma barbara di oppressione.
Il coraggio di immaginare, di correre rischi, di osare e talvolta semplicemente di agire — anche quando non sappiamo ancora dove ci porterà. L’eccessiva cautela e il desiderio di razionalizzare tutto in anticipo ci hanno privato di molti eventi straordinari che forse oggi non accadrebbero mai proprio perché non sembrerebbero abbastanza razionali o sicuri. Questo senso di condizionamento e addomesticamento è diventato più forte dell’impulso a rimanere “untamed”.
E forse cosa più importante, riconoscere il valore della libertà e non tollerare coloro che, attraverso l’inganno, sfruttando la nostra ingenuità e il nostro desiderio di credere in ciò che è buono, cercano di fuorviarci, usarci e renderci di nuovo non liberi.
Quindi per noi l’utopia oggi non è solo il sogno di un futuro migliore. È anche il coraggio di proteggere la libertà che abbiamo conquistato e la capacità di osare sognare ancora.

GLI ARTISTI

MAREUNROLS-and-Bruno-Birmanis-at-the-Latvian-Pavilion-at-the-BIennale-Arte-2026  – (left to right) MAREUNROL’S (Mārite Mastiņa-Pēterkopa and Rolands Pēterkops) and Bruno Birmanis. 2025. Artists of the Latvian Pavilion at the Biennale Arte 2026 Photo:Ralfs Cimmermanis. Courtesy of the Latvian Centre for Contemporary Art

MAREUNROL’S  è un duo interdisciplinare con sede a Riga composto da Mārīte Mastiņa-Pēterkopa e Rolands Pēterkops. Lavorando all’intersezione tra arte visiva e design, spingono costantemente oltre i confini, collocando spesso la moda al di là del suo ruolo tradizionalmente funzionale. Il loro approccio distintivo si configura come un’espressione poetica di realismo magico, che enfatizza la narrazione come opera d’arte attraverso una pratica interdisciplinare comprendente sculture in tessuto, collezioni di fashion design, installazioni, video e sound art, disegni, collage fotografici e costumi per opera e teatro.
MAREUNROL’S ha partecipato a numerosi concorsi, festival, biennali e mostre collettive a livello internazionale, tra cui l’Arnhem Fashion Biennal, il concorso International Talent Support (ITS), Barcelona 080, RIBOCA 2, la Prague Quadrennial of Performance Design and Space e altri ancora. Hanno inoltre esposto le loro opere in alcuni spazi espositivi d’arte come il Kim? Contemporary Art Centre a Riga, La Gaîté Lyrique a Parigi, il Casino Luxembourg e il The Riga Contemporary Art Space. Nel 2009 hanno ricevuto entrambi i Grand Prix, i due massimi riconoscimenti del 24° Festival internazionale di moda e fotografia di Hyères e nel 2016 sono stati tra i dieci candidati europei al prestigioso International Woolmark Prize. MAREUNROL’S hanno fatto la storia come primo marchio lettone incluso nel programma ufficiale della Paris Fashion Week; i loro capi e le loro opere sono presenti nella collezione d’archivio del Museo Nazionale d’Arte della Lettonia e in numerose collezioni private, tra cui la VV Foundation. La loro mostra retrospettiva al Museo delle Arti Decorative e del Design di Riga è stata nel 2019 la più visitata del museo e, nel 2020 è stata nominata al premio Kilogram of Culture nella categoria “migliore mostra di arti visive”. Nel 2024 la loro mostra Invisible Exercises è stata candidata al Purvītis Prize, uno dei più prestigiosi premi d’arte della Lettonia. Il duo è attivo anche in ambito formativo come guest lecturers in accademie d’arte di tutto il mondo.

Bruno Birmanis (BB) è un artista, performer e curatore la cui pratica si sviluppa all’intersezione tra moda concettuale, corpo e immaginazione spaziale. Il suo lavoro considera la moda non come sistema funzionale, ma come linguaggio culturale capace di articolare idee, emozioni ed esperienze collettive.
Birmanis si è diplomato alla Riga School of Applied Arts come designer di metallo e artista del gioiello. Dalla metà degli anni Ottanta è attivo nella moda alternativa e sperimentale, esponendo e mettendo in scena performance in tutta l’Europa orientale e occidentale. Alla fine degli anni Ottanta, in collaborazione con il designer Uģis Rūķītis, ha realizzato Postbanalism Ball, un’opera performativa multimediale di grande rilievo rappresentata oltre trenta volte in tutta l’Unione Sovietica. Il progetto è stato ampiamente riconosciuto dai media internazionali come espressione chiave della trasformazione culturale durante l’era della perestrojka.
Alla fine degli anni 1980, in collaborazione con il designer Uģis Rūķītis, realizzò Postbanalism Ball, un’opera performativa multimediale di grande rilievo, rappresentata oltre trenta volte in tutta l’Unione Sovietica. Il progetto fu ampiamente riconosciuto dai media internazionali come un’espressione chiave della trasformazione culturale durante l’era della perestrojka.
All’inizio degli anni Novanta, BB ha ideato e fondato le Untamed Fashion Assembly, una piattaforma indipendente dedicata alla moda alternativa e alle pratiche performative. Nata in un momento di rottura politica e sociale, l’Assembly è diventata uno spazio transnazionale di libertà, anticonformismo e rischio creativo, riunendo giovani artisti provenienti da tutta Europa e ridefinendo la moda come atto performativo e critico.
Le opere e le performance di Birmanis sono state presentate a Roma, Venezia, Parigi, Londra, Mosca e Vilnius, ed anche presso il Museo Nazionale d’Arte della Lettonia. Parallelamente alla sua attività artistica, ha lavorato nei campi dell’architettura, dell’interior design e della cultura visiva, collaborando con importanti studi di architettura e producendo eventi culturali e di moda su grande scala.
Attualmente Birmanis è attivo anche come docente: dirige il Dipartimento di Styling presso la Scuola Secondaria di Arte, Musica e Design di Liepāja e tiene conferenze a livello internazionale. I suoi lavori più recenti si concentrano sul processo come generatore di valore, sulla collaborazione intergenerazionale e sulla pratica artistica come forma vitale di responsabilità culturale.

INFO

Photos are by Kristīne Madjāre

9 maggio – 22 novembre 2026
Arsenale, Venezia, Italia
lcca.lv
@lv_pavilion

 

Si ringrazia per organizzazione e traduzione Valentina Kovalisina (The Baltic Vibe)

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