Fan Ho, On the stage of life, 1956 © Fan Ho Trust and Estate, courtesy of Blue Lotus Gallery

FAN HO Hong Kong tra luce, ombra e geometria a Torino

Palazzo Falletti di Barolo, a Torino, dedica a Fan Ho una mostra che porta per la prima volta in Italia la ricerca di uno dei più raffinati interpreti della fotografia urbana del Novecento.

Fan Ho, Approaching Shadow, 1954 © Fan Ho Trust and Estate, courtesy of Blue Lotus Gallery

Fan Ho. Il maestro della fotografia di Hong Kong, dall’11 settembre 2026 al 10 gennaio 2027, riunisce oltre cento fotografie, in larga parte in bianco e nero, ripercorrendo una carriera costruita sul confine mobile tra documento e visione.

Nato nel 1931 e scomparso nel 2016, Fan Ho ha osservato Hong Kong negli anni della sua profonda trasformazione senza aderire alla grammatica della fotografia reportage. Le strade, i mercati, i vicoli, i venditori ambulanti, i lavoratori e i bambini diventano materia per una ricerca che parte dalla realtà ma tende progressivamente all’astrazione. La città non è soltanto il soggetto delle immagini: è una struttura da scomporre attraverso luce, ombra, prospettive e volumi.

Curata da Elisa Maupas e Sarah Van Ingelgom, la mostra evidenzia proprio questa tensione. Fan Ho applicava alla fotografia principi di composizione vicini alla pittura, costruendo l’immagine già al momento dello scatto e intervenendo successivamente in camera oscura attraverso il ritaglio del negativo e il controllo dei toni. Una pratica che gli permetteva di eliminare il superfluo e accentuare la struttura geometrica della scena.

In fotografie come Pattern e A Play of Light and Shadow, verticali e orizzontali organizzano lo spazio secondo una scansione quasi musicale. In Different Directions la strada assume la dimensione di un palcoscenico, mentre Controversy porta le figure umane verso la silhouette, immerse in una composizione dominata dal contrasto. È un procedimento che avvicina la fotografia al cinema, disciplina alla quale Fan Ho avrebbe dedicato una parte importante della propria attività.

Fan Ho, White String, 1959 © Fan Ho Trust and Estate, courtesy of Blue Lotus Gallery

La sua Hong Kong resta così sospesa tra cronaca e memoria. Le persone compaiono spesso come presenze isolate, attraversate dalla luce o inghiottite dalla penombra. Non c’è l’ambizione di raccontare una città attraverso la completezza del documento, ma di trattenere frammenti capaci di restituirne una condizione umana. La fatica quotidiana, il lavoro e la resilienza diventano elementi di una narrazione più ampia, nella quale il particolare assume una dimensione universale.

Tra le opere presentate a Torino figurano anche Approaching Shadow e Street Scene, due immagini emblematiche della poetica di Fan Ho. Qui la realtà urbana perde la propria funzione meramente descrittiva e diventa una macchina visiva fatta di pieni e vuoti, apparizioni e cancellazioni.

Prodotta e organizzata da Ares in collaborazione con Blue Lotus Gallery di Hong Kong, con il patrocinio di Torino Metropoli, la mostra offre dunque l’occasione per rileggere Fan Ho oltre l’etichetta di fotografo della strada. Il suo lavoro mette in discussione la stessa idea di fotografia documentaria: osservare significa già scegliere, tagliare, comporre. La città, prima ancora di essere raccontata, viene reinventata attraverso lo sguardo.

Fan Ho, Sun Rays, 1959 © Fan Ho Trust and Estate, courtesy of Blue Lotus Gallery

INFO

FAN HO
Il maestro della fotografia di Hong Kong
A cura di Elisa Maupas e Sarah Van Ingelgom
Torino, Palazzo Falletti di Barolo
11 settembre 2026 – 10 gennaio 2027

https://www.arestorino.it/fan-ho.html

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