Fino al 20 dicembre 2026 il Museo Castello San Materno di Ascona presenta “Charlotte Bara. Legami di famiglia tra Ascona, Willingen e Worpswede”, una mostra che ricostruisce, attraverso documenti, fotografie e opere d’arte, la vicenda della danzatrice espressionista e il contesto culturale europeo tra le due guerre.

Un archivio di famiglia diventa il punto di partenza per rileggere una stagione complessa della storia europea. È il caso del Fondo Charlotte Bara, conservato dai Musei d’Arte di Ascona e composto da fotografie, disegni, dipinti, lettere e oggetti personali della danzatrice espressionista Charlotte Bara (Bruxelles, 1901 – Locarno, 1986).
La mostra, curata da Michela Zucconi-Poncini e Andrej Seuss, nasce dalla ricerca condotta su questo patrimonio, arrivato ai Musei d’Arte di Ascona grazie alla donazione di Eliane e Nelly Bachrach. Il progetto prende forma attorno a un nucleo di oltre ottocento lettere e cartoline che consente di ricostruire le relazioni familiari e culturali della protagonista tra Ascona, Willingen e Worpswede.
Bara, figura legata alle sperimentazioni della danza espressionista nella prima metà del Novecento, visse e lavorò proprio al Castello San Materno, trasformandolo in uno spazio per la propria ricerca sul corpo e sul movimento. La sua storia personale permette alla mostra di allargare lo sguardo verso una comunità più ampia di artisti, intellettuali e professionisti che gravitavano tra la Germania e il Locarnese.
Il carteggio restituisce un’epoca attraversata da profonde trasformazioni sociali e politiche. Nelle lettere emergono le vicende di famiglie ebraiche tedesche costrette a lasciare il Paese, ma anche i dibattiti sulla parità di genere, sull’omosessualità e sui nuovi modelli sociali che stavano mettendo in discussione gli equilibri della società europea.
La dimensione privata dell’archivio si intreccia così con la storia politica del continente. La regione del Locarnese appare come uno dei luoghi nei quali, tra gli anni Venti e Trenta, artisti e intellettuali in fuga dalla Germania poterono trovare accoglienza e continuare le proprie attività.
LE OPERE
A documentare questo contesto sono anche circa trenta opere di Carl Weidemeyer, Heinrich Vogeler, Paula Modersohn-Becker, Henri Lempereur, Christian Rohlfs e Alexej Jawlensky. La selezione mette in relazione le vicende raccontate dalle lettere con una stagione decisiva dell’arte tedesca ed europea.

Tra le figure presenti spicca Heinrich Vogeler, protagonista della colonia artistica di Worpswede, la cui ricerca si sposta progressivamente dall’immaginario romantico verso una più marcata dimensione sociale e politica. Christian Rohlfs rappresenta invece uno dei versanti più intensi dell’espressionismo tedesco: la sua pittura, caratterizzata da una forte tensione cromatica ed emotiva, fu successivamente condannata dal regime nazista come esempio di “arte degenerata”.
Anche Paula Modersohn-Becker occupa un posto centrale nel percorso. La sua esperienza tra Worpswede e Parigi e il confronto con la pittura di Paul Cézanne e Paul Gauguin contribuirono alla definizione di una ricerca radicalmente personale, destinata ad avere un ruolo significativo nello sviluppo della modernità artistica tedesca.
Fotografie d’epoca, documenti, lettere, tracce audio e opere costruiscono un percorso nel quale la dimensione biografica non rimane separata dalla storia. Il materiale conservato nel Fondo Charlotte Bara diventa così una testimonianza diretta delle trasformazioni che attraversarono l’Europa nei decenni precedenti la Seconda guerra mondiale.

IL CATALOGO
Il progetto espositivo è accompagnato dal volume Una valigia piena di storie. Charlotte Bara e la sua famiglia, pubblicato da Armando Dadò Editore, con una prefazione di Mara Folini e saggi di Michela Zucconi-Poncini e Andrej Seuss. Un contributo di Marino Viganò approfondisce inoltre il tema dell’accoglienza degli esuli nella regione di Locarno tra il 1920 e il 1937.
INFO
CHARLOTTE BARA. Legami di famiglia tra Ascona, Willingen e Worpswede
Ascona, Museo Castello San Materno (via Losone 10)
5 settembre – 20 dicembre 2026
Sito internet: www.museoascona.ch




