Kaari Upson, Untitled (Foot Face) , 2020-21 Penna colorata, pigmento e legante opaco, 133 elementi © Esmé Trust / Kaari Upson Trust. Courtesy Sprüth Magers

Kaari Upson. Dollhouse. Una retrospettiva al Masi di Lugano

La prima grande retrospettiva postuma dedicata a Kaari Upson (1970–2021), allestita al MASI di Lugano fino al 10 gennaio 2027 è frutto di una collaborazione internazionale avviata dal Louisiana Museum di Humlebæk con la Kunsthalle Mannheim, offre un’occasione fondamentale per ripercorrere l’eredità di una delle voci più radicali dell’arte contemporanea statunitense.

Kaari Upson, THERE IS NO SUCH THING AS OUTSIDE, 2017-19
May You Live in Interesting Times, Biennale di Venezia, 2019
Installazione ambientale, tecnica mista e video
Foto: Timo Ohler © Esmé Trust / Kaari Upson Trust – Courtesy Sprüth Magers.

Salita alla ribalta internazionale grazie alla partecipazione alla 58ª Biennale di Venezia nel 2019, l’artista californiana ha sviluppato in poco più di quindici anni un corpus di opere viscerale e stratificato, capace di trasformare oggetti, ambienti domestici e frammenti autobiografici in potenti specchi della psiche contemporanea.

La mostra, intitolata Dollhouse, ne ripercorre l’evoluzione attraverso cinque capitoli cronologici, da Quando Kaari incontra Larry a Corpo, memoria e fallibilità, guidando lo spettatore dentro un universo in cui la materia scultorea si fa estensione immediata del trauma, dell’alienazione e del desiderio. Al centro della ricerca di Upson risiede un rapporto complesso e tormentato con la dimensione familiare, intesa non come rifugio rassicurante, ma come primo e ineludibile teatro delle ossessioni individuali.

Nato nel contesto suburbano di San Bernardino, il suo lavoro scava senza sosta nelle dinamiche interpersonali e nell’eredità emotiva trasmessa dalle figure genitoriali. Il celebre Larry Project (2005-2012), nato dall’osservazione quasi maniacale della figura di un vicino di casa sconosciuto, in cui l’artista ha proiettato paure e fantasmi legati all’archetipo paterno, e le successive opere ambientali come Mother’s Legs mostrano quanto l’identità personale sia costantemente infiltrata dai nodi risolti e irrisolti della famiglia. In queste installazioni, il nucleo d’origine diventa una presenza soffocante e spettrale: gli affetti non proteggono, ma vincolano, lasciando impronte indelebili sulla carne e sulla memoria dei luoghi.

Questo legame si intreccia indissolubilmente con la tematizzazione del dolore, della malattia e della perdita. Upson non tratta la sofferenza come un concetto astratto o una narrazione consolatoria, ma la rende una presenza fisica immanente e palpabile. Nelle sue sculture e nella sua ultima serie di dipinti, i Foot Face Paintings, la fragilità del corpo e la consapevolezza della finitudine emergono con forza devastante.
I materiali stessi impiegati dall’artista, silicone, resina, pigmenti, carboncino e grafite, sembrano subire un processo di mutazione e sofferenza psicosomatica.

Le sculture raffiguranti mobili ed elementi domestici si afflosciano, crollano su sé stesse e si appoggiano stanche ai muri degli spazi espositivi, denunciando una fatica esistenziale e uno sfinimento psicologico che specchiano la fallibilità della condizione umana di fronte alla decadenza fisica. Per raccontare questa realtà priva di filtri, Upson elegge l’orrido, l’abietto e il perturbante a strumenti conoscitivi indispensabili. Lontano dal costituire un semplice artificio stilistico o una provocazione fine a sé stessa, il ricorso a forme umane deformate, superfici viscide e calchi grotteschi risponde alla necessità di smascherare l’illusione di ordine e pulizia del quotidiano.

Trasformando divani, pareti e oggetti d’uso in depositi di traumi, l’artista attiva quel meccanismo per cui ciò che dovrebbe essere familiare rivela d’improvviso la sua natura estranea e minacciosa. L’ambiente domestico si tramuta in un corpo mutante e alienante; soltanto attraversando il senso di repulsione generato da queste visioni è possibile attingere alla verità profonda dell’esperienza psicologica, spogliata da ogni sovrastruttura rassicurante.

Questa vivisezione dell’intimità domestica finisce inevitabilmente per coincidere con la rappresentazione della disgregazione del sogno americano. Radicata nello scenario di San Bernardino, territorio emblematico per l’espansione suburbana e per il suo successivo declino socio-economico, l’opera di Upson documenta il collasso delle promesse di prosperità, sicurezza e stabilità materiale su cui si fonda la cultura statunitense. Nell’imponente installazione THERE IS NO SUCH THING AS OUTSIDE, così come nell’intero concetto espositivo di Dollhouse, la casa cessa di essere il simbolo del successo e del comfort borghese per rivelarsi una trappola claustrofobica.

L’accumulo ossessivo di oggetti, la serialità delle abitazioni di periferia e il mito dell’individualismo si dissolvono in un panorama di rovine deformate e volumi flaccidi, dimostrando come l’architettura del benessere occidentale nasconda al proprio interno un’inevitabile ed estrema corrosione interiore.

L’ARTISTA


Kaari Upson con Mother’s Legs (2018-2019), Go Back the Way You Came, Kunsthalle Basel, 2019
Foto: Dominik Asche – © Esmé Trust / Kaari Upson Trust

Kaari Upson (1970-2021) ha vissuto e lavorato a Los Angeles e New York. Il suo lavoro è stato al centro di numerose mostre personali, tra cui: Hammer Museum, Los Angeles (2023, 2007), Deste Foundation, Atene (2022), Kunsthalle Basel e Kunstverein Hannover (2019) e New Museum, New York (2017). Ha partecipato a numerose collettive e biennali internazionali, tra cui la 58ª e 59ª Biennale di Venezia (2019, 2022), la Whitney Biennial (2017), la 15ª Biennale di Istanbul (2017), oltre a esposizioni in musei come il Kunstmuseum Basel, Centre d’Art Contemporain Genève, SFMOMA, Cleveland Museum of Art, Walker Art Center, Minneapolis, CAPC Bordeaux, Belvedere 21, Vienna, e Museum of Contemporary Art, Los Angeles.

INFO

Kaari Upson. Dollhouse
Una retrospettiva
6 settembre 2026 – 10 gennaio 2027
Museo d’arte della Svizzera italiana, Lugano
A cura di Francesca Benini e Taisse Grandi Venturi
masilugano.ch

HESTETIKA ART Next Generation

Iscriviti
alla newsletter di Hestetika
[mc4wp_form id="21360"]