In un’epoca contemporanea caratterizzata dalla smaterializzazione digitale e da una pervasiva mediazione virtuale, nella quale l’esperienza umana rischia di ridursi a una serie di interfacce astratte e disincarnate, riemerge con forza il bisogno esistenziale di un contatto viscerale, tattile e autentico con la materia.
La creta diviene materia «nostra» per gli atti che compiamo su essa e con essa – atti che nascono da una reazione del nostro stesso essere.
Leoncillo
La creazione artistica, affrancata da ogni compiacimento decorativo o semplice esercizio formale, si rivela un’incoercibile urgenza interiore: uno strumento critico capace di scandagliare le stratificazioni e le contraddizioni dell’animo per farne affiorare la sostanza più vulnerabile. È proprio lungo questo asse di continuità tra le inquietudini del presente e la ricerca di una verità primaria che la lezione di Leoncillo Leonardi manifesta una straordinaria attualità, ponendosi come un’indagine senza filtri sulla condizione umana.

Photo: Roberto Marossi © Thaddaeus Ropac gallery, London · Paris · Salzburg · Milan · Seoul
Questa profonda tensione etica ed emotiva costituisce il fulcro della mostra personale Leoncillo. Perché più bruci, ospitata negli spazi della galleria Thaddaeus Ropac a Milano e visitabile fino al 14 novembre 2026. Concepita come capitolo inaugurale di un’articolata trilogia espositiva realizzata in stretta collaborazione con la Fondazione Leoncillo, la rassegna ripercorre la traiettoria di uno dei maestri più eversivi della scultura del Novecento, capace di scardinare la percezione tradizionale dell’argilla per elevarla a linguaggio plastico d’avanguardia. Curato da Lorenzo Fiorucci, Alberto Salvadori e Azalea Seratoni, il percorso si snoda attraverso quattro sale e raccoglie circa diciannove opere tra sculture e lavori su carta, coprendo oltre quattro decenni di incessante sperimentazione.

Photo: Roberto Marossi © Thaddaeus Ropac gallery, London · Paris · Salzburg · Milan · Seoul
Al centro di questa indagine emerge la figura emblematico-strutturale dell’albero, matrice iconografica costante fin dai primi studi sugli ulivi condotti negli anni Trenta.
Nell’universo leoncilliano, la forma vegetale supera la rappresentazione paesaggistica per fondersi organicamente con il corpo umano, facendosi veicolo di una profonda poetica della metamorfosi e del perenne divenire. L’evoluzione di questa cifra stilistica rivela il passaggio cruciale dalle prime fasi figurative, permeate da richiami bucolici e suggestioni mitologiche, all’approdo drammatico della stagione informale che ha caratterizzato l’ultimo decennio di vita dell’artista.
In questa fase matura, la terracotta cessa di rivestire la forma per diventare essa stessa evento: le superfici si spaccano, le incisioni si trasformano in ferite e le fratture della materia testimoniano il corpo a corpo intimo e sofferto dello scultore con l’elemento naturale, dove il fuoco e la terra bruciano per restituire l’essenza più pura e dolorosa dell’esistenza.
L’ARTISTA

Leoncillo Leonardi nasce a Spoleto, in Umbria, il 18 novembre 1915. Perde il padre nel 1918 e cresce con la madre e i fratelli Clara e Lionello. Nel 1930 inizia a modellare la creta, realizzando le prime prove. Dopo gli studi all’Istituto d’Arte di Perugia, nel 1935 va a Roma dove per quattro anni frequenta l’Accademia di Belle Arti. Libero De Libero lo introduce nell’ambiente della Galleria della Cometa. Nel 1939 sposa Maria Zampa e si stabilisce a Umbertide, avviando la collaborazione con la manifattura Rometti. Qui realizza opere fondamentali: Suonatori, San Sebastiano, Arpia, Sirena, Ermafrodita, Le quattro stagioni che fecero nascere in Roberto Longhi la nota definizione di “patetico barocchetto spoletino”, nella presentazione alla prima mostra personale alla Galleria Il Fiore di Firenze, nel 1949. Lo storico dell’arte, nel 1954, gli dedica la prima monografia per le edizioni De Luca, Roma. Nel 1940, su invito di Gio Ponti, espone alla VII Triennale di Milano insieme a Salvatore Fancello, ottenendo la medaglia d’oro per Le quattro stagioni. A Roma inizia l’insegnamento all’Istituto statale d’arte. Leoncillo aderisce clandestinamente al PCI e prende parte alla lotta partigiana. Realizza Madre romana uccisa dai tedeschi, che nel 1944 ottiene il primo premio ex-aequo alla mostra L’arte contro la Barbarie. È questo l’inizio della breve esperienza del Fronte Nuovo delle Arti, un raggruppamento eterogeneo di artisti voluto da Giuseppe Marchiori nel 1947. Partecipa a sei edizioni della Biennale di Venezia, la prima nel 1948, poi nel 1950, nel 1952, nel 1954, nel 1960, nel 1968. Espone alla Triennale di Milano, alla Quadriennale di Roma, alla Biennale di Gubbio, alla Biennale di Anversa e al Premio Faenza, che vince nel 1954 e nel 1964. Numerose sono le partecipazioni a mostre in Italia e internazionali nei maggiori musei e gallerie d’arte, tra cui la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, il Museo Internazionale della Ceramica (MIC) di Faenza, il Musée Rodin di Parigi, il Carnegie Museum of Art di Pittsburgh, La Tartaruga di Roma, L’Attico di Roma, la Galleria Odyssia Roma, New York, la Galleria Blu di Milano, la Modern Art Agency di Napoli. Dal 1955 realizza due progetti importanti di committenza pubblica: La Partigiana veneta che sarà presentata a Venezia nei Giardini napoleonici, collocata su un basamento disegnato da Carlo Scarpa e la scultura dedicata Ai Caduti di tutte le guerre ad Albissola Marina. Leoncillo riconosce in questo bassorilievo un passaggio fondamentale della sua ricerca. Esegue numerosi lavori applicati all’architettura. Nel 1957 attraversa una crisi profonda che lo porta a dimettersi dal PCI e a ripensare il proprio linguaggio plastico. Nell’autopresentazione della mostra personale del 1957 alla Galleria La Tartaruga scrive: “Per questo ora ho fatto foglie, cespugli e fiori, perché così mi è parso più facile ‘vedere’ di nuovo le cose. Dopo ne farò altre meno naturali, quelle che mi premono di più: perché noi non siamo naturali”. Con la mostra personale a L’Attico del 1958 inizia la collaborazione con Bruno Sargentini. Il testo di presentazione è di Francesco Arcangeli. Nel 1960 è pubblicato il primo volume della serie I quaderni dell’Attico con testi di Giulio Carlo Argan e Maurizio Calvesi. Espone a Spoleto per il V Festival dei Due Mondi, Sculture nella città, a cura di Giovanni Carandente, Le affinità patetiche, in piazza del Duomo. Leoncillo muore improvvisamente il 3 settembre 1968 a Roma, all’età di 53 anni.
INFO
Leoncillo
Perché più bruci
16 settembre—14 novembre 2026
Thaddaeus Ropac Milano
Palazzo Belgioioso Piazza Belgioioso, 2, 20121 Milano




