Dal 29 maggio al 27 settembre 2026, il Palazzo del Broletto e la Pinacoteca civica di Como ospitano “Turner: l’incanto del Lago di Como e del paesaggio italiano”, una selezione di acquerelli e dipinti a olio di Joseph Mallord William Turner provenienti dalla Tate di Londra.

C’è qualcosa di quasi paradossale nell’idea di portare Turner a Como. Non per le opere, naturalmente, ma per la situazione: uno spettatore che guarda dal vivo lo stesso paesaggio che l’artista dipingeva due secoli fa, con lo stesso lago davanti agli occhi e una luce che, in certi pomeriggi, è ancora quella.
La mostra Turner: l’incanto del Lago di Como e del paesaggio italiano, curata da Elizabeth Brooke per la Tate e distribuita su due sedi cittadine, gioca proprio su questa alternanza tra percezione diretta e mediazione pittorica.
IL PERCORSO ESPOSITIVO
Il percorso si apre al Broletto con sette acquerelli dedicati al lago e al territorio comasco. Turner arrivò a Como nell’estate del 1819, durante il suo primo viaggio in Italia, dopo aver attraversato il passo del Moncenisio. Aveva già in testa un’immagine del paese costruita su dipinti e letteratura di viaggio, su pubblicazioni come A Classical Tour through Italy di Eustace (1813), che descrivevano la transizione dai rilievi alpini ai laghi del nord come una delle esperienze visive più forti del Grand Tour. Quando arrivò, trovò che la realtà non smentiva quelle attese.
A Menaggio e Bellagio fissò alcune vedute con il taccuino: schizzi a matita con brevi annotazioni cromatiche, in un caso accanto a un cielo luminoso le parole “Golden” e “yellow Grey” seguite dal nome di Aelbert Cuyp, il paesaggista olandese che Turner ammirava per le sue tonalità dorate. Non è un dettaglio minore: rivela un artista che lavora per accumulazione di riferimenti visivi, che costruisce ogni nuova esperienza sensoriale su una rete di suggestioni già elaborate.
Gli acquerelli esposti al Broletto coprono un arco cronologico che va dal 1819 ai soggiorni del 1842 e 1843. La progressione stilistica è evidente. Nelle opere più precoci la struttura topografica tiene ancora: i bordi della costa, le barche in primo piano, i pendii boscosi sullo sfondo che declinano verso l’acqua secondo convenzioni compositive riconoscibili. Nei lavori della maturità quella struttura si allenta. Le architetture diventano suggestioni, i contorni della montagna si sciolgono in campiture cromatiche, la luce smette di descrivere e comincia a dominare.
Elizabeth Brooke, curatrice della mostra, legge questa traiettoria come coerente con una ricerca che attraversa tutta la carriera di Turner:
Il programma espositivo sottolinea il costante interesse degli artisti per la luce, il colore, l’esperienza dei luoghi. Unendo la prospettiva storica a quella contemporanea, le mostre illustrano il modo in cui queste tematiche vengono interpretate nelle diverse epoche, trovando risonanze sempre nuove nel luminoso paesaggio del Lago di Como.»
Alla Pinacoteca civica, l’altra sede della rassegna, quattro dipinti a olio restituiscono la dimensione monumentale del lavoro italiano di Turner: il paesaggio non più come registrazione di un luogo ma come costruzione poetica, con un uso della luce che i contemporanei trovavano disorientante e che oggi leggiamo come anticipatorio di qualcosa che la pittura europea avrebbe elaborato solo decenni dopo. In quello spazio, il progetto attiva un confronto diretto tra i prestiti della Tate e le collezioni civiche: vedute ottocentesche, stampe, mappe, documenti che ricostruiscono la Como che Turner visitò. Nella Pianta guida della Città e Borghi del 1871 compare, nell’elenco degli alberghi, il «Volta (già Dell’Angelo)», dove l’artista aveva soggiornato e dalle cui finestre aveva dipinto l’attuale piazza Cavour, allora sede del vecchio porto.
Spesso i musei vengono percepiti come luoghi statici, dediti esclusivamente alla conservazione del patrimonio identitario», osserva Veronica Vittani, direttrice dei Musei Civici di Como. «Con questa mostra la sinergia tra i Musei Civici e la Tate dà vita a un progetto internazionale capace di trasformare il nostro patrimonio in una narrazione dinamica e profondamente radicata nel territorio.»
Karin Hindsbo, direttrice della Tate di Londra, sottolinea la dimensione di scambio culturale che il progetto porta con sé: «Le opere esposte nelle tre sedi testimoniano come la luce, il colore e l’esperienza del luogo continuino a esercitare un forte fascino sugli artisti. Siamo davvero lieti che il pubblico locale e di tutta Italia possa ammirare questi lavori nella splendida cornice del lago di Como.»
La terza sede, San Pietro in Atrio, ospita Feeling Colour, mostra parallela con opere di Jim Lambie e David Batchelor che dialoga con Turner sul piano del colore come materia percettiva.
Lambie porta Zobop, installazione site-specific in nastro vinilico realizzata con il contributo degli studenti dell’Accademia Aldo Galli.
Batchelor presenta I Love King’s Cross and King’s Cross Loves Me, 8, parte della serie Monochromobiles, sculture costruite con materiali urbani di recupero.
IL CATALOGO
Il catalogo, bilingue, è pubblicato da Moebius con saggi di Pietro Berra, Federico Crimi, Elizabeth Brooke e Andrew Loukes. Berra e Crimi hanno condotto uno studio specifico sugli spostamenti di Turner nel territorio lariano, contribuendo a ridefinire le date di realizzazione di alcune opere e a mettere in evidenza le differenze tra i paesaggi di allora e quelli di oggi.
EXHIBITION VIEW
INFO
TURNER. L’incanto del lago di Como e del paesaggio italiano
Como, Palazzo del Broletto (piazza Duomo; ingresso da infopoint) e Pinacoteca Civica di Como (via Diaz 84)
29 maggio – 27 settembre 2026
FEELING COLOUR. Jim Lambie e David Batchelor. Opere contemporanee dalla Collezione della Tate
Como, San Pietro in Atrio (via Odescalchi)
29 maggio – 27 settembre 2026












