Mimmo Jodice. Mediterraneo è il titolo della mostra a cura di Carlo Sala che fino all’8 novembre 2026 accoglie il pubblico nella sede di Palazzo Lanfranchi dei Musei Nazionali di Matera, per poi approdare al Centre d’Art Moderne di Tétouan in Marocco dagli inizi di dicembre 2026 a metà febbraio 2027.

In mostra sono esposte ben 83 opere fotografiche, di cui 68 sono stampe vintage ai sali d’argento su carta baritata con viraggio al selenio realizzate dall’artista stesso tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta e appartenenti alla celebre serie Mediterraneo: provengono dalla Collezione privata “i Cotroneo, Roma” e sono state concesse in prestito a fini espositivi dal collezionista stesso e dalla Collezione Farnesina del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale che ne conserva in deposito e ne espone una parte. Completano e integrano la mostra 5 opere di grande formato 140×100 cm della serie Danzatrici e a un’appendice di 10 opere vintage e moderne dedicata alle ricerche più recenti di Mimmo Jodice sul Mediterraneo, provenienti dallo Studio Jodice. Insieme costituiscono il corpus della prima grande mostra monografica istituzionale dopo la scomparsa dell’artista, indiscusso protagonista della storia della fotografia europea contemporanea, e una grande occasione per ripresentare al pubblico e aggiornare la serie ormai storica di Mediterraneo, dimostrando come l’artista sia tornato su queste ricerche in maniera costante e dolcemente caparbia negli anni.
Le immagini sono il frutto di numerose ricognizioni dedicate alla cultura mediterranea e all’archeologia, a partire dalla terra natale, a cui Jodice fu sempre legato, con le visioni di Paestum, Pompei, Cuma, Baia. Lo sguardo poi si allarga a un Mediterraneo più ampio, che va dalla Grecia alla Turchia, dalla Giordania alla Tunisia, dalla Francia alla Libia.
Fra le opere più celebri ci sono gli Atleti della Villa dei Papiri di Ercolano e Le Danzatrici, conservate al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, in cui le antiche sculture emergono da ombre che le rendono dinamiche, quasi animate da uno slancio vitale. Si tratta di immagini dal forte pathos emotivo, così come tutte quelle in mostra ritraenti monumenti e statuaria, reso possibile dal sapiente uso tecnico della fotografia sia in fase di ripresa, che in camera oscura, dove l’artista ha accentuato i contrasti e reso i neri profondi e i bianchi abbacinanti.
La mostra è inoltre l’occasione per la riedizione ampliata e aggiornata del libro Mediterraneo, dato alle stampe dalla casa editrice newyorchese Aperture, che accompagnò una prima rilevante mostra delle immagini di Jodice al Philadelphia Museum of Art nel 1995 e che ora viene pubblicato da Marsilio con il design grafico di Studio Sonnoli e integrato con ulteriori opere legate alla celebre serie Mediterraneo. Il volume contiene il saggio curatoriale di Carlo Sala, ripropone il testo di Predrag Matvejević pubblicato nell’edizione del 1995 e include un contributo di Salvatore Settis, già apparso nel catalogo della mostra Attesa (Electa, 2016) e qui presentato nella sua versione definitiva.
Nelle immagini del fotografo – si legge nel testo di Carlo Sala che introduce il volume realizzato in occasione della mostra – sono le statue i soggetti connotati dal maggiore pathos espressivo perché i loro volti si caricano di una umanità palpitante dove il bronzo e il marmo perdono l’algida perfezione formale voluta dai loro anonimi autori e si fanno materia emotiva capace di trasmettere una varietà di sentimenti che dall’uomo antico risuona nelle coscienze di quello contemporaneo.”
Queste fotografie dialogano a loro volta con immagini nate dal percorso dell’artista nell’indagine di un paesaggio mediterraneo quasi metafisico, con visioni di un mare privo di ogni segno antropico del presente, verso cui Jodice – in un’atmosfera silenziosa e sospesa – cerca di assumere lo stesso sguardo degli abitanti dell’antichità.
Il mare è vissuto da Mimmo Jodice come uno sbocco a una specie di saluto – scrive Predrag Matvejević nel suo contributo scritto all’epoca e ora riproposto nella riedizione da parte di Marsilio – un’isola al largo, un porto di pace, in grado di accoglierci alla fine di un periplo. La speranza là è ancora ammessa. Là termina il malessere, si dissolve l’angoscia. La luce è a volte intensa, a volte fragile, delicata. Il sole viene osservato con pietà […]. La geometria è figlia del Mediterraneo. Anche le distruzioni continuano a conservarne le tracce. In ciascuna delle sue fotografie Jodice ricerca almeno un frammento di superficie dove sia rimasta una disposizione ordinata o regolare.”
Il suo sguardo sulle onde dello Ionio e del Tirreno, sulle cadenti murature di Ostia o di Pergamo, sui volti di pietra e di bronzo di Pompei e di Ercolano – ricorda Salvatore Settis nello scritto dedicato a Mimmo Jodice nel 2016 e nel 2020 e anch’esso presente nella riedizione – ha un respiro di ampiezza inconsueta. […] Pochi fotografi hanno saputo mostrare quanto lui che la fotografia non è registrazione, ma interpretazione e ri-creazione della realtà che ci circonda; che l’istante in cui l’obiettivo scatta può essere moltiplicato e scomposto, in una sorta di fissione dell’atomo che è materia dell’esperienza e dell’immaginazione.”
“La mostra di Mimmo Jodice è un’espressione immediata e necessaria delle intuizioni che hanno fondato la candidatura di Matera a Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo 2026. – dichiara la Direttrice Generale della Fondazione Matera-Basilicata 2019, Rita Orlando – La sua ricerca per immagini restituisce un Mediterraneo senza tempo, una condizione culturale che non si esaurisce nella costa ma si sedimenta nella pietra, nel paesaggio, nella memoria dei territori interni: c’è un legame profondo con la visione che abbiamo posto a fondamento di Matera 2026. Quello sguardo entra oggi a pieno titolo nel programma “Terre Immerse” e ne costituisce una soglia interpretativa autentica per accedere alla lettura del Mediterraneo di cui Matera intende farsi voce”.

INFO
Mimmo Jodice. Mediterraneo
a cura di Carlo Sala
Musei Nazionali di Matera – Palazzo Lanfranchi
7 luglio – 8 novembre 2026




