Jacopo-Benassi-Studio-manifesta-dettaglio-2026.-Legno-vetro-stampe-fine-art-gesso-plastilina-rami-secchi-bandiere-e-acrilico-dimensioni-ambientali-Courtesy-Jacopo-Benassi-e-Francesca-Minini.

PERFORMING PAC. These fragments I have shored against my ruins fino al 13 settembre

Fino al 13 settembre 2026, il PAC di Milano presenta la nuova edizione di PERFORMING PAC, dal titolo “These fragments I have shored against my ruins”.

Partendo dal “flashback storico” della mostra del 2001 dedicata a Kurt Schwitters, il progetto connette la poetica dell’assemblaggio, del frammento e della stratificazione di Schwitters con la ricerca di sette artisti contemporanei: Jacopo Benassi, John Bock, Gabriella Ciancimino, Roberto Cuoghi, Thomas Hirschhorn, Lucia Marcucci e Mika Rottenberg.

Gabriella-Ciancimino-Il-Giardino-della-Chimera-2026.-DettaglioProdotto-dal-PACCourtesy-l’artista-e-Galleria-Gilda-Lavia-©-Gabriella-Ciancimino-Fotografia-Fausto-Brigantino.

La mostra assume un valore simbolico profondo nel trentesimo anniversario della ricostruzione del PAC (1996-2026) dopo la strage mafiosa del 1993, celebrando l’idea del “costruire con le macerie”, esplorato anche attraverso la Project Room dedicata a Ignazio Gardella, e trasformando lo spazio in un organismo vivo, che si muove, ricorda e racconta la sua storia in modo dinamico.

Come per le precedenti edizioni (Performance, 2018; De genere, 2019; Made of Sound, 2020; Take me to the Place I love, 2022; Dance me to the End of Love, 2023) anche quest’anno il punto di partenza è l’archivio, scandagliato per ricostruire, attraverso documenti, fotografie dell’allestimento, articoli di giornali e alcune opere, la mostra Kurt Schwitters. Collages, dipinti e sculture 1914-1947, curata nel 2001 da Karin Orchard, direttrice dello Sprengel Museum di Hannover, città natale dell’artista (1887-1948).

L’esposizione ripercorreva i momenti salienti di “MERZ”,termine usato per definire la complessa attività di artista, scrittore, tipografo, grafico ed editore di Schwitters, le cui ricerche si muovono in diversi campi, tra dada e costruttivismo. Schwitters utilizza il principio del montaggio e assemblaggio di materiali differenti, sia nei collage realizzati con materiali di “scarto” – pezzi di legno, cartone e ferro, francobolli, biglietti del tram, chiodi, sassi, fotografie, veline, giornali – sia nei testi poetici scaturiti da schegge di parole o frasi del linguaggio quotidianoo nel contrappunto di suoni elementari protagonisti della Ursonate (tra 1926 e 1932): una “sonata” fra poesia e composizione musicale.

Al PAC sono esposte quattro opere di Schwitters – i tre straordinari collage Mz 253 Herz, 1921; Für Glaserherz (!Anna Blume?), 1921; King, 1947, e il rilievo Grasmere, 1942-45) – che nel 2001 erano incluse in una sezione più ampia, a cura di Luigi Sansone, dedicata alle collezioni milanesi che con lungimiranza avevano compreso l’importanza dell’artista tedesco dalla fine degli anni Cinquanta.

Insieme alle opere documenti d’archivio, fotografie dell’allestimento e un singolare libro degli ospiti che riportava le diverse reazioni e i commenti dei visitatori al Merzbau la “cattedrale della miseria erotica”, l’opera della sua vita: una sorta di installazione ambientale ante litteram, un’architettura, un ambiente percorribile, costruito, modificato e cresciuto su sé stesso a partire dal sovrapporsi di materiali eterogenei che corrisponde al desiderio di “voler costruire con le macerie”, e che invadeva lo spazio espositivo.
Intorno alle suggestioni di Merzbau è nato anche il titolo di PERFORMING PAC These fragments I have shored against my ruins (“Questi frammenti ho edificato contro le mie rovine”). Sono i versi iconici che chiudono il poema The Waste Land di T.S. Eliot, del 1922, e rappresentano il disperato tentativo del poeta di dare un senso e un ordine all’anarchia della storia contemporanea, raccogliendo i frammenti della cultura occidentale e opponendoli al crollo e alla desolazione del mondo moderno.

Dai primi collage degli anni Venti le opere di Schwitters prendono forma attraverso un processo additivo e di rielaborazione. Sulla base di alcune parole chiave del suo lavoro – montaggio, utilizzo di materiali diversi, assemblaggio, accumulo, sovrapposizione di significati, stratificazione e sperimentazione di linguaggi diversi – sono stati invitati sette artisti che nelle loro opere e installazioni presentano elementi coerenti con il tessuto scientifico del progetto espositivo: Jacopo Benassi, John Bock, Gabriella Ciancimino, Roberto Cuoghi, Thomas Hirschhorn, Lucia Marcucci e Mika Rottenberg.

La mostra al PAC si apre con 25 collage di Lucia Marcucci (Firenze, 1933) – membro del Gruppo 70 e pioniera della Poesia Visiva in Italia – realizzati tra 1964 e 1974 e alcuni lavori più recenti. Incollando slogan, fotografie, ritagli tratti da rotocalchi e annunci pubblicitari, l’artista realizza collage provocatori e ironici che denunciano la mercificazione dell’immagine femminile e svelano contraddizioni e ambiguità dei mezzi di comunicazione di massa.

Fin dagli anni Ottanta la ricerca di Thomas Hirschhorn (Berna, 1970) si sviluppa mescolando materiali quotidiani, tenuti insieme da nastri adesivi, ai quali s’aggiungono collage creati a partire da immagini pubblicitarie e citazioni di testi filosofici, spesso riscritti a mano da Hirschhorn stesso o fotocopiati. In mostra è presentata la serie dei 17 manifesti di cartone I-nfluencer-poster del 2021, i cui hashtag identificano problematiche da sempre care all’artista: #Spazio Pubblico, #Precarietà, #Meno è Meno. More is More, #Spreco, #Coinvolgimento, #Bellezza, #Energia=Sì! Qualità=No!, #Universalità, #Resistenza, #Forma, #Uguaglianza, #Monumento, #Arma, #Collage, #Amore, #Ventilatore, #Fallimento e Successo.

Per la mostra Roberto Cuoghi (Modena, 1973) espone alcuni dipinti recenti e inediti della serie Pepsis, occupando tutto lo spazio della galleria al primo piano del PAC. Pur essendo concepita come un unico sistema, l’installazione presenta i lavori in un insieme non coerente, in cui lo spettatore deve orientarsi lasciandosi guidare dai propri automatismi.

Dall’inizio degli anni Novanta l’artista tedesco John Bock (Gribbohm, 1965) realizza installazioni polimateriche – all’interno delle quali realizza delle ironiche “Lectures” – nelle quali è evidente l’eredità della poetica disordinata del Merzbau. In occasione della mostra al PAC l’artista ripropone, attualizzandola, l’opera Mien-Gribbohm-Wien-Milano, di proprietà del Museo del Novecento, acquistata in occasione della mostra “La forma del mondo/la fine del mondo” proprio al PAC di Milano nel 2000.

Il giardino della Chimera è l’intervento site-specific di Arte Bioenergetica quantistica realizzato da Gabriella Ciancinimo (Palermo, 1978) per il PAC. Nell’installazione, che ricopre interamente una delle sale, si alternano soggetti – astratti e figurativi – e tecniche -, pittura, disegno e assemblaggio – creando una sorta di diorama onirico in cui lo spettatore si muove come uno esploratore.

Mika Rottenberg (Buenos Aires, 1976) con la sua video installazione Cosmic Generator, 2017, crea elaborate narrazioni visive per esplorare la seduzione e la magia, ma anche la disperazione, della nostra realtà ipercapitalista e mercificata, mettendo a nudo e analizzando il lavoro, la globalizzazione, la produzione di valore e il modo in cui le nostre relazioni con il mondo e tra di noi vengono sempre più monetizzate.

Jacopo Benassi (La Spezia, 1970) realizza appositamente per il PAC l’installazione Studio manifesta, 2026, con la quale racconta il suo studio non semplicemente come una stanza, ma come un ecosistema mentale e operativo, artistico e politico. Le sue sono opere con le ruote, autonome nel movimento: non si appendono, non si fissano, rifiutano la contemplazione statica. Lo studio come un organismo vivente ed estensione del corpo dell’artista.

Ulteriori suggestioni per questa edizione sono le immagini del PAC ricostruito, “riassemblato”, “ricomposto” nel 1996 dopo la distruzione della strage mafiosa del 27 luglio 1993. Un intero ambiente ristrutturato all’interno del quale in questi trent’anni di attività (1996-2026) si sono avvicendate storie e memorie degli artisti invitati a partecipare alle mostre e del pubblico che ne ha fruito. PERFORMING PAC è realizzato grazie a Tod’s, sponsor della programmazione annuale del PAC e con il supporto di Arsenalia.

La Project Room, in dialogo con la mostra PERFORMING PAC, accoglie ARCHITETTURA ALLA PROVA. Il PAC di Ignazio Gardella, un approfondimento che, in occasione dei trent’anni dalla ricostruzione del Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano, ne indaga il processo progettuale come campo di sperimentazione e verifica. A cura di Claudia Cavallo e realizzata in collaborazione con il Politecnico di Milano, l’esposizione raccoglie materiali d’archivio, disegni, modelli e testimonianze, restituendo l’architettura come dispositivo in divenire ed evidenziando la “ricerca critica dell’esito formale” che ha guidato Gardella. In questa prospettiva, il PAC viene osservato nella sua dimensione civile e simbolica, come opera capace di rigenerarsi nel tempo e di confrontarsi con le stratificazioni storiche e urbane che ne definiscono la persistenza. La Project Room è realizzata grazie a Esselunga, main sponsor, che contribuì alla ricostruzione del PAC dopo l’attentato del 1993 e che oggi ricorda il legame tra il suo fondatore – Bernardo Caprotti – e Ignazio Gardella, al quale si deve la progettazione di numerosi negozi e sedi direzionali del Gruppo.

In dialogo con la mostra Performing PAC, la Project Room ospita dal 3 luglio al 13 settembre ARCHITETTURA ALLA PROVA. Il PAC di Ignazio Gardella, una mostra realizzata in collaborazione con il Dipartimento di Architettura, Ingegneria delle Costruzioni e Ambiente Costruito (ABC) del Politecnico di Milano, che celebra i trent’anni della ricostruzione del PAC, riaperto nel luglio 1996, a seguito dell’attentato di Via Palestro. La mostra riflette sul ruolo civile e simbolico di un’architettura capace di persistere nel tempo e riattivarsi, oltre la distruzione e le contingenze storiche.

Progettato da Ignazio Gardella (1948-1954) e ricostruito dallo stesso architetto assieme al figlio Jacopo Gardella (1993-1996), il Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano è ancora oggi riconosciuto come uno dei capolavori dell’architettura museale, nonché opera emblematica di uno dei maestri più influenti dell’architettura italiana del Novecento.

Il PAC viene qui “messo alla prova”, non solo nella sua forma costruita, ma nel lungo processo di elaborazione che ha condotto alla definizione del progetto. Tentativi, versioni intermedie, cambi di direzione e progressivi affinamenti permettono di osservare l’architettura nel suo farsi, attraverso quel processo che Gardella definiva “ricerca critica dell’esito formale”.

L’enigma dell’architettura di Gardella, totalmente diversa dalle preesistenti scuderie e, allo stesso tempo, profondamente radicata nel contesto della Villa Reale, racchiude una lezione quantomai attuale per costruire con ciò che già esiste, in termini fisici e culturali, dialogando con le molteplici temporalità dei luoghi, attraverso le forme dell’architettura.

ARCHITETTURA ALLA PROVA conduce il visitatore dentro la “fucina” del progetto grazie a un’ampia selezione di materiali d’archivio – filmati RAI, fotografie, tavole e schizzi originali, provenienti dall’Archivio Storico Gardella, dall’Archivio CSAC dell’Università di Parma, dall’Archivio Progetti Iuav e dalle Raccolte Bertarelli del Castello Sforzesco di Milano – affiancati da modelli, ridisegni interpretativi e gigantografie realizzati per l’occasione.

L’allestimento evoca una sala prove, in cui le diverse “parti” dell’architettura – gli spazi espositivi, i dispositivi luminosi e dinamici, la facciata e la scala – vengono osservate, smontate e ricomposte prima di raggiungere quell’appropriatezza della forma definitiva, che determina la persistenza dell’architettura.

La ricostruzione del PAC dopo l’attentato del 1993 fu un passaggio fondamentale nella storia dell’istituzione e della città di Milano. In quell’occasione, il contributo di Esselunga fu determinante per restituire alla collettività uno dei principali luoghi della città dedicati all’arte contemporanea, riaffermando la collaborazione tra pubblico e privato nella tutela e nella rinascita del patrimonio culturale. Oggi la presenza di Esselunga come main sponsor di “ARCHITETTURA ALLA PROVA. Il PAC di Ignazio Gardella” richiama quell’esperienza ricordando anche il legame tra il suo fondatore – Bernardo Caprotti – e Ignazio Gardella, al quale si deve la progettazione di numerosi negozi e sedi direzionali del Gruppo.

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PROGRAMMA PERFORMANCE

↳ 7 luglio, ore 19
Jacopo Benassi, Studio manifesta

↳ 14 luglio, ore 19
Kurt Schwitters, Ursonate
eseguita da Renato Taddeo

↳ 10 settembre, ore 19
Annamaria Ajmone con Laura Agnusdei
Bleah!, omaggio a Lucia Marcucci

HESTETIKA ART Next Generation

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