In concomitanza con la 61ª Biennale di Venezia, SMAC Venice dedica ad Alighiero Boetti una retrospettiva che evita il tono celebrativo per concentrarsi invece sulla natura irrisolta, mobile e profondamente contemporanea della sua ricerca.

Embroidery on canvas / ricamo su tessuto
92 x 130 cm. (36 1/4 x 51 1/8 in.)
Cat Rais: n. 1215, p. 391, vol II, (a. 528)
Courtesy of Ben Brown Fine Arts
Curata da Elena Geuna e sostenuta da Ben Brown Fine Arts , la mostra sarà aperta fino al 22 novembre 2026, proponendo circa cento opere distribuite in otto sale.
Più che una semplice antologia, Alighiero Boetti appare come un dispositivo mentale. Una macchina di pensiero che attraversa oltre venticinque anni di lavoro, dalla stagione prossima all’Arte Povera fino alle strutture linguistiche e sistemiche degli anni Ottanta e Novanta. Il percorso costruito da Geuna insiste su un elemento spesso banalizzato nella lettura di Boetti: la contraddizione come metodo. Non un artista dell’ordine, né del caos, ma del loro attrito continuo.
IL PERCORSO ESPOSITIVO
La mostra si apre con una sala dedicata all’autoritratto e alla questione dell’identità, affrontando l’impegno di Boetti lungo tutta la vita nei confronti della nozione di doppio. Questa ricerca trovò la sua espressione più evidente nel 1972, quando adottò la firma duale “Alighiero e Boetti”. Opere come Autoritratto (1969) e Gemelli (1968) esplorano l’identità come scissa, riflessa e moltiplicata, mentre l’uso di forme accoppiate e strutture seriali introduce una logica della dualità che rimarrà fondamentale nella sua pratica.
Con il procedere dela mostra, questa logica del raddoppiamento si espande in sistemi più ampi di linguaggio, geografia e tempo. Il lavoro di Boetti si orienta sempre più verso strutture che organizzano la visione e la conoscenza, esponendone al contempo l’instabilità. Il suo impegno costante con la mappatura riflette un interesse per l’orientamento, la distanza e la circolazione di informazioni, lavoro e modalità di produzione tra culture diverse. A partire dai primi anni Settanta, i disegni Biro (1972-), insieme ai Ricami (1971-) e alle Mappe (1971-), realizzati attraverso collaborazioni di lunga durata con artigiani afghani, esemplificano uno spostamento deliberato della paternità dell’opera. Boetti stabiliva il quadro concettuale e i parametri regolativi di ciascuna opera, mentre la sua esecuzione si sviluppava attraverso altre mani, permettendo a differenza, durata e contingenza di diventare parte integrante sia della forma sia del significato.
Le sezioni finali della mostra si concentrano sugli Aerei (dal 1977-), sui Calendari (1974-) e sulle opere seriali su carta, concettualmente rigorose, realizzate negli anni Ottanta e nei primi anni Novanta. Negli Aerei, strutture mutevoli generano campi disorientanti in cui le immagini del volo sono soggette a sistemi che sono al tempo stesso metodici e instabili, consentendo all’ordine e al caos di scontrarsi all’interno di un quadro razionale e classificato. L’accumulazione costante di date nei Calendari, insieme al ripetuto impiego di elementi grafici nelle opere su carta, registra analogamente il tempo come misura e come materia. Nel loro insieme, queste serie articolano un processo continuo in cui i sistemi vengono messi in moto solo per rivelare i propri limiti, mettendo in scena uno scambio prolungato, spesso giocoso, tra controllo e casualità.
La forza della mostra sta proprio nell’evitare una lettura monumentale di Boetti. Non c’è alcuna volontà di cristallizzarlo come figura storicizzata dell’arte italiana del dopoguerra. Il percorso insiste piuttosto sulla sua sorprendente attualità. In un presente dominato da reti collaborative, identità multiple, algoritmi e sistemi instabili, il lavoro di Boetti continua a parlare con una lucidità quasi inquietante.
INFO
Alighiero Boetti
SMAC Venice (San Marco Art Centre)
7 maggio – 22 novembre 2026
Aperto tutti i giorni (chiuso il martedì)
10.00–18.00
Procuratie, Piazza San Marco 105
30124 Venezia
smacvenice.org




