Intervista – Gabriele Gaspari: Contemporanea Gallery Weekend, l’arte che ridisegna l’identità urbana di Roma

Siamo chiamati oggi a riflettere su come la produzione multimediale e il consumo culturale consentano di riprogettare l’identità nel suo senso più esteso – persone, luoghi, territori, nazioni, città, brand – rendendola un costrutto artificiale, infedele alle origini e alle tradizioni.

Tutto ciò ci pone di fronte all’interrogativo sul senso del costruire e sulla possibilità di considerare ogni singola persona, artefatto o luogo come un soggetto comunicativo collettivo e connettivo, contraddistinto dall’accessibilità, su cui si interviene in qualità di territorio dell’immaginario. In questo contesto anche l’arte può oltrepassare i propri confini per diventare un potente veicolo comunicativo, in grado di trasformare la percezione delle città.

Non si tratta solo di considerare gli eventi diffusi come un catalizzatore di questo cambiamento, attraverso l’esperienza dei luoghi sotto una nuova veste, bensì di comprendere come ogni sistema reticolare aggiunga una stratificazione all’identità urbana in grado di arricchirne la geografia e l’economia.

A questo proposito abbiamo intervistato Gabriele Gaspari, Presidente di Contemporanea – Gallery Weekend, la cui quarta edizione si è tenuta a Roma dal 15 al 17 maggio scorsi, per approfondire il progetto che sotto questo nome riunisce una trentina di gallerie che aprono le loro porte a più pubblici per un fine settimana. Manifestando la volontà di far conoscere il proprio lavoro e abbracciando una prospettiva che si allontana dalla più tradizionale manifestazione fieristica. Il tour a cui noi nello specifico abbiamo partecipato è stato curato da Soho House Rome, uno dei partner dell’iniziativa. Ed è stata la dimostrazione di come le sinergie tra soggetti privati rappresentino un importante motore per le economie culturali.

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L’INTERVISTA

Quando nasce Contemporanea – Roma Gallery Weekend, con quale scopo e come è organizzata?

Contemporanea nasce nel 2024, come associazione tra un gruppo di gallerie d’arte contemporanea attive a Roma. Abbiamo dato vita all’Associazione nel febbraio del 2024, con un nucleo di nove soci fondatori. Non ci sono delle vere e proprie gerarchie, c’è un consiglio direttivo che ha l’onere organizzativo del Gallery Weekend, definendone anno per anno strategie e obiettivi, e risponde del proprio operato all’assemblea dei soci, come normalmente accade nelle associazioni culturali. Per ora l’unica attività organizzata dall’Associazione è appunto il Gallery Weekend, che si è tenuto a maggio dal 2024 al 2026. Il consiglio direttivo ad oggi comprende oltre a me (che rappresento la galleria z2o) Francesca Antonini, Federica Schiavo, Carla Chiarchiaro (ADA), Manuela Cuccuru (Gagosian), Niccolò Fano (Matèria) ed Enrico Palmieri (Cantadora).

Come sono dislocate le gallerie sul territorio urbano? Quali quartieri sono interessati? Esiste un interscambio tra gruppi di gallerie dello stesso quartiere?

Le gallerie d’arte a Roma sono distribuite, per la maggior parte, nei rioni del centro storico. Penso di poter dire, senza timore di smentita, che seppure non ci si faccia davvero “concorrenza”, comunque è raro che si formino sinergie vere e proprie tra soggetti che operano nella stessa zona. L’unica eccezione strutturale, di cui sono stato testimone avendo passato lì lo scorso anno, è il quartiere di San Lorenzo, dove le quattro gallerie d’arte contemporanea attive si organizzano sistematicamente per inaugurare le proprie mostre in condivisione con le “San Lorenzo Gallery Night”. C’è in questo caso anche una esigenza pratica, che ha a che fare con la natura un po’ “pigra” del pubblico romano: per facilitare l’arrivo del pubblico di settore, la Gallery Night funziona perché concentra quattro visite in un’unica occasione.

Un altro aspetto importante da evidenziare è la capacità di fare sistema in un settore come l’arte. Dove spesso, soprattutto in Italia (e immagino anche a Roma), 
i suoi attori si percepiscono più al singolare che al plurale.

L’hai detto tu, e infatti, Contemporanea è un felice (per ora) esperimento di coalizione. Non è un fattore solo romano o italiano, è una questione di mentalità imprenditoriale. Di fatto siamo concorrenti ma questo non vuol dire essere ciechi di fronte alle opportunità che possono derivare da iniziative condivise. Le sinergie aiutano tutti, perché promuovono il contesto. Speriamo di proseguire in questa direzione.

Con quante gallerie siete partiti e quante hanno aderito alla manifestazione nel 2026?

Essere soci di Contemporanea non è una prerogativa di partecipazione al Gallery Weekend, che è aperto anche alle gallerie che non decidono di associarsi. Il numero delle gallerie partecipanti è stato tra i trentadue e i trentaquattro negli scorsi tre anni. Per quanto riguarda gli associati, sono circa venticinque dal primo anno. Al saldo di uscite 
e nuovi ingressi siamo più o meno sempre intorno a questa cifra.

Il nome che ad una prima lettura richiama il settore di riferimento, in realtà “nasconde” una storia ben più interessante…

Esattamente. Si tratta di un omaggio ad una grande “mostra” organizzata cinquant’anni prima della nostra nascita nel parcheggio sotterraneo di Villa Borghese, progettato da Paolo Portoghesi. Prima dell’apertura, Incontri Internazionali d’Arte, una associazione che faceva capo ad una grande mecenate, Graziella Lonardi Buontempo, finanziò questo vero e proprio Festival di cultura contemporanea, che raggruppava diverse forme d’arte: visiva, danza, teatro, musica, cinema. Il Festival portò a Roma una selezione di artisti di fama internazionale in tutti i campi: La Monte Young, Pina Bausch, Christo, Joseph Beuys, Marina Abramovic, solo per fare qualche esempio. Contemporanea ha rappresentato il punto di arrivo di una grande stagione per Roma, iniziata più di dieci anni prima. Riprendere quel nome da parte nostra ha coinciso con la volontà di riecheggiare quei fasti. Ovviamente con prerogative diverse ma con un fine condiviso, la valorizzazione di un tessuto che ha una forte connotazione. Il nostro evento è completamente diverso da quello del 1973, ma il nome Contemporanea ci piace perché è facile da ricordare, sintetico, di ampio respiro e, allo stesso tempo, cita un progetto che per Roma ha avuto un significato importante.

Immagino che tra gli obiettivi ci sia anche la volontà di sottrarre Roma alla sua percezione più turistica e ingombrante, legata al passato.

Rappresentando degli operatori economici e culturali legati al contemporaneo, la risposta è sì. Roma ha una sua specificità, è una città per vocazione classica e stratificata, e il contemporaneo è una cultura di stratificazioni; quindi, risulta un luogo interessante proprio per questo motivo. Non è Milano ovviamente, che ha un’esuberanza dovuta soprattutto alla presenza dell’industria, il design, la moda e altre forme di creatività. Roma è sempre stata molto legata alla produzione artistica, con un tessuto importante di gallerie, che in questo momento manifesta un fermento, un rinnovamento, caratterizzato da tante nuove aperture che coesistono con i grandi attori internazionali come Gagosian, Continua o Tornabuoni. Inoltre, passeggiare per Roma significa fare esperienza di uno dei centri storici più belli del mondo. A partire da queste riflessioni abbiamo ritenuto avesse senso organizzare un evento come il nostro.

La manifestazione punta anche ad aiutare le gallerie ad aprirsi a più̀ pubblici, incrementando le vendite? E non solo ai collezionisti intendo…

Il Gallery Weekend è un evento aperto al pubblico, anche a coloro che non sono collezionisti o a persone estranee al settore. Io non credo ci sia nulla di male a ribadire che le gallerie siano attività commerciali oltre che culturali. C’è poi modo e modo di fare mercato, e credo che i colleghi rappresentino quello più “alto”. Senz’altro tra le finalità del Weekend c’è anche quella di diventare una settimana commercialmente importante per i partecipanti. Questo è l’aspetto più difficile da realizzare.

Dall’esterno trovo curioso che questo modello associativo abbia trovato la sua fortuna in una città come Roma, anziché a Milano. Pensi possa essere replicato da altre città italiane?

A Milano è probabile ci sia molta più competizione. Mi fa molto piacere invece che a Napoli si sia creata una situazione analoga a quella di Roma e si stia tentando di fare un Gallery Weekend. A differenza di altre città tra cui Milano, Roma e Napoli non hanno un evento fieristico forte, che necessariamente catalizza le energie e lascia meno spazio ad iniziative come la nostra. Chissà, vista la vicinanza tra le due, in futuro…

Una manifestazione diffusa nelle gallerie sicuramente è meno spersonalizzante di una fiera e ha il grande vantaggio di farle conoscere, in maniera da potervi tornare anche in altri momenti dell’anno.

Esattamente, è ciò su cui stiamo investendo tempo ed energie. Naturalmente è importante che le gallerie si impegnino ad attivare i propri network per portare i collezionisti in città. Ma bisogna oltrepassare la soglia dei nostri contatti per fare crescere il progetto. Per questo motivo il posizionamento è strategico. Il modello fiera oltretutto è antitetico al nostro, nel senso che il nostro progetto nasce proprio per cambiare prospettiva, per portare le persone a “casa dei galleristi”, vedere le cose dove succedono, dove vengono immaginate, non il distillato che arriva in fiera. Secondo me è un progetto che ha senso perché ribalta la prospettiva, intercettando la voglia di tornare nelle gallerie.

Quale posizionamento state costruendo e ti aspetti?

Quello locale l’abbiamo consolidato, per cui direi che stiamo puntando a quello nazionale. Ci stiamo arrivando, perché se ne comincia a parlare e perché siamo riusciti a mettere d’accordo una trentina di gallerie, che è un risultato nient’affatto scontato. A Napoli hanno provato a fare la stessa cosa, quindi vuol dire che l’idea ha avuto una sua risonanza. Secondo me la vera forza del progetto si concretizzerà quando tutti coloro che partecipano capiranno di avere la responsabilità di attivarsi per coinvolgere il proprio network di contatti.

Considerate in futuro di coinvolgere anche i musei o realtà più istituzionali? Il peso comunicativo della manifestazione ne trarrebbe vantaggio, anche se il progetto potrebbe snaturarsi. Cosa ne pensi?

La sinergia con le istituzioni pubbliche presenti in città è il prossimo step su cui lavorare; sottolineo pubbliche, perché con le Fondazioni private, abbiamo invece ogni anno organizzato qualcosa. Quest’anno abbiamo coinvolto Fondazione D’ARC, che ci ha ospitato per l’evento su invito di sabato sera, mantenendo la collezione aperta fino alle undici. Ad ogni modo il coinvolgimento dei musei deve essere fatto nel modo giusto, garantendo una visibilità ed un’esperienza, che non diventa il concreto dello “staccare i biglietti”. Faccio un esempio: se un museo ci ospita per un evento serale su invito, questo garantisce un bel ritorno di visibilità e stimola un interesse che oltrepassa il programma del Gallery Weekend, costituendo un arricchimento dell’esperienza complessiva. Si tratta di vendere il pacchetto Roma con un ventaglio di mostre più ampio. Il pubblico che viene da fuori è incentivato anche dall’opportunità di vedere i musei.

Come è cresciuta la manifestazione nel tempo? Quali sono stati i risultati dell’edizione 2026?

Credo che il progetto sia ancora in una fase embrionale, di posizionamento, di creazione di un’identità. Sebbene sia una persona di grande ottimismo, penso sia prematuro fare analisi troppo approfondite e definitive. Credo sia evidente che il Gallery Weekend è cresciuto sotto tutti i punti di vista negli ultimi tre anni: strutturale, organizzativo e comunicativo. Resta tantissimo lavoro da fare per migliorare il progetto e posizionarlo in un calendario fittissimo. Per questo serviranno ulteriori sforzi, da parte nostra e non solo, per fare sì che questo diventi un evento a cui non poter rinunciare.

Parlo di risultati numerici, quindi di afflusso di pubblico. Di impatto economico sulla città. Questa manifestazione porterà in futuro persone a Roma, inaugurando un altro tipo di turismo più di nicchia?

Sebbene non disponiamo di dati ufficiali posso fare riferimento ai dati dei nostri canali digitali. Nei tre anni abbiamo sempre raddoppiato i numeri. Quest’anno, nel mese di maggio il sito ha avuto più 9.000 visitatori, che inizia ad essere un risultato interessante. 
Il profilo Instagram ha superato le 200 mila visualizzazioni e i quarantamila account raggiunti. Sono numeri ancora modesti, ma in crescita e questo è quello che conta. Le mappe sono state quasi consumate tutte, ne saranno avanzate trecento su cinquemila stampate.

Sul versante dei risultati economici: l’investimento di tempo e risorse delle gallerie inizia a portare dei frutti? Oppure la visibilità rimane ancora il metro di valutazione principale della manifestazione?

A livello di risultati economici non credo che le vendite generate dal Gallery Weekend siano tali da farsene un vanto. Il nostro è un evento gratuito per il pubblico, sicuramente come economia interna l’aver (finalmente) quest’anno avuto il supporto economico di Allianz Bank Financial Advisors, ha aiutato a far crescere l’economia di progetto. L’investimento delle gallerie è minimo rispetto ad un evento di natura commerciale classico, come una fiera. Sia a livello economico che di tempo, parliamo di qualche ora di apertura straordinaria e di una quota di partecipazione irrisoria se paragonata ad una fiera. Mi auguro che non diventi questo il metro di giudizio esclusivo, perché sarebbe un po’ una sconfitta dell’idea iniziale, che è di valorizzazione del contesto.

Rientrata dalla Biennale d’Arte di Venezia mi sono chiesta se il Gallery Weekend non fosse troppo ravvicinato come date ad una manifestazione con un respiro così ampio e internazionale. Per gli stranieri, collezionisti o meno, c’è interesse a scendere a Roma dopo la Biennale? Senza dimenticare che ad aprile a Milano ci sono miart e il Salone del Mobile. Per chi viene in Italia è un bene o un male questa concentrazione di manifestazioni di arte e design nello stesso periodo dell’anno?

Come premettevo prima, il calendario nazionale del contemporaneo è intasato di eventi. Non è facile trovare la data perfetta, il mese di maggio “garantisce” un po’ sul meteo, che invece potrebbe essere più imprevedibile o impietoso in altri momenti dell’anno. Stiamo definendo un cambio di data per l’edizione del 2027.
Per quanto riguarda il Salone del Mobile, mi sembra molto azzardato questo accostamento, visto che si tratta di un evento di portata mondiale e che coinvolge la grande industria e non una nicchia come la nostra. Senz’altro, mi piacerebbe che il progetto crescesse e si diversificasse in altre iniziative, ma non ha senso immaginare cose che non siano realizzabili e soprattutto, che non abbiano un senso per la città e per le gallerie, che restano sempre e comunque il fulcro del progetto.

Avete organizzato anche delle visite guidate alle gallerie?

Sì, abbiamo sviluppato un programma di tour guidati su invito, che abbiamo affidato a figure attive in città, tre curatori più la direttrice del Gallery Weekend, con l’esigenza di coprire tutte le gallerie partecipanti. I tour guidati erano riservati ad una platea “vip”, tra ospiti del Gallery Weekend e collezionisti presenti in città. L’abbiamo raccontato nella comunicazione stampa, però non abbiamo aperto le prenotazioni al pubblico.

Il problema principale di Roma per una manifestazione di questo tipo sono effettivamente gli spostamenti. Quindi i trasporti, per passare da un quartiere all’altro. Come immaginate di risolverlo?

Non spetta a noi risolvere il problema della mobilità a Roma, semmai al Comune. Idealmente, cercheremo in futuro delle partnership legate alla smart mobility, per facilitare lo spostamento tra le aree della città. Va detto anche che, a parte alcune, le gallerie di Roma si concentrano soprattutto in un’area che si percorre a piedi. Però il Gallery Weekend le deve valorizzare tutte, quindi c’è da fare lo sforzo per servire tutte le zone, almeno per il pubblico di settore. Noi quest’anno per il nostro pubblico ci siamo adoperati in questo senso, mentre per quanto riguarda le partnership esterne Soho House, per esempio, organizza i suoi tour, dove può sfruttare la partnership con Porsche.

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