Dal 27 giugno al 20 settembre 2026 le colline dell’Alta Langa tornano a trasformarsi in un mostra diffusa con la nuova edizione di Buona Fortuna Ribelli (BFR), la rassegna ideata e curata dalla Galleria Lunetta11 che, dal 2019, apre chiese, cappelle, giardini, borghi e architetture rurali all’arte contemporanea.
L’edizione di quest’anno, significativamente intitolata Back to Mine, propone un ritorno a una dimensione intima dello sguardo, a quel deposito personale di immagini, riferimenti e affinità che plasma il nostro modo di abitare il mondo.
Back to Mine si configura come una cartografia sentimentale e curatoriale che attraversa cinque comuni dell’Alta Langa, Dogliani, Serralunga d’Alba, Mombarcaro, Paroldo e San Benedetto Belbo, mettendo in relazione artisti emergenti e figure storicizzate, opere, paesaggio e comunità.
In un sistema dell’arte ancora fortemente polarizzato attorno ai grandi centri urbani, Lunetta11 continua a interrogare la possibilità di un’altra geografia culturale. Non un’alternativa antagonista al sistema, ma una pratica di decentramento che assume il paesaggio come interlocutore attivo e il tempo lento della collina come condizione privilegiata per l’incontro con l’opera.
Ne abbiamo parlato con Francesco Pistoi e Claudia Zunino di Lunetta 11, approfondendo le ragioni di questa scelta, il rapporto tra arte e territorio e le prospettive di una ricerca che dalle Langhe guarda a una dimensione internazionale senza rinunciare alla propria radicale appartenenza ai luoghi.

L’INTERVISTA
Trasformare le Langhe in un laboratorio di ricerca: qual è la matrice di questa deviazione geografica rispetto ai centri nevralgici del sistema dell’arte?
Non c’è stata una strategia, né il desiderio di costruire un modello alternativo ai centri dell’arte. Le cose sono andate in modo più semplice e, forse, più radicale. Abbiamo scelto di vivere qui, in questo paesaggio delle Langhe.
Quello che stiamo costruendo nasce da questa scelta di vita. Non abbiamo portato un progetto in un territorio: è il territorio che è entrato nel progetto. Cerchiamo di nutrire questo luogo perché è diventato il centro delle nostre attività, delle nostre relazioni, della nostra ricerca. Ci interessa abitare il tempo e lo spazio che abbiamo scelto, e lasciare che sia da qui, da questa geografia apparentemente periferica, che possano emergere nuove possibilità di incontro e di pensiero.
Il titolo Back to mine evoca un ritorno all’intimo che collide con la monumentalità dell’Alta Langa: come si governa la frizione tra il ripiegamento domestico e la vastità di una mostra diffusa?
In realtà non percepiamo una frizione tra l’intimo e il vasto. Il titolo Back to Mine nasce da un riferimento molto semplice: le compilation omonime di fine anni Novanta, in cui musicisti e dj venivano invitati a condividere non la propria musica, ma quella che li aveva formati, accompagnati, emozionati. Una sorta di autoritratto indiretto, costruito attraverso gli ascolti.
Abbiamo cercato di fare la stessa cosa con una mostra. Non presentare una tesi curatoriale, ma condividere ciò che oggi ci interessa guardare, gli artisti e le opere che sentiamo vicini in questo momento. È un ritorno a qualcosa di personale, a quella “miniera” di immagini, gesti e attenzioni che definisce il nostro modo di stare nel mondo.
La dimensione diffusa della mostra non contraddice questa intimità; al contrario, la amplifica. Ogni luogo delle Langhe diventa una stanza diversa della stessa casa, un capitolo dello stesso racconto. Il paesaggio non è uno sfondo monumentale, ma una presenza viva che entra in relazione con le opere e con chi le incontra. Così ciò che nasce da una scelta personale si apre naturalmente a un’esperienza condivisa.
Spazi sacri, ruderi e cense fenogliane: i luoghi sono meri contenitori d’atmosfera o agiscono come elementi attivi nella riscrittura dei lavori esposti?
I luoghi non sono mai semplici contenitori. Sono presenze con cui bisogna fare i conti. La parte che ci diverte di più nel lavorare in un territorio ampio come le Langhe è proprio la continua ricerca di nuovi spazi, e ogni volta la domanda è la stessa: quale opera può abitare questo luogo senza sovrastarlo e senza esserne sopraffatta?
Per questo ci piace passare da una chiesa a un resort, da un rudere a una casa privata. Ogni spazio porta con sé una luce diversa, un ritmo diverso, una memoria diversa. Le opere non cambiano, ma cambia il modo in cui le guardiamo. Entrano in una conversazione inattesa con ciò che le circonda.
Crediamo che lavorare con l’arte fuori dalle città significhi anche accettare che gli standard espositivi si trasformino. Non si tratta di replicare il white cube in un altro contesto, a volte è proprio questa imperfezione, questa negoziazione continua tra opera e paesaggio, a generare le letture più interessanti.
Come è avvenuta la ricerca degli artisti coinvolti i BFR?
La ricerca degli artisti, in molti casi, è iniziata molto prima di questa mostra. Alcuni dei protagonisti di Back to Mine — Stefano Caimi, Ismaele Nones, Maurizio Vetrugno, Sara Scanderebech ed Edoardo Manzoni — sono artisti che rappresentiamo da anni. Per questo il progetto affonda le sue radici in un lavoro di relazione e di progettazione che portiamo avanti nel tempo, seguendo da vicino l’evoluzione delle loro ricerche.
Accanto a questi lavori, ci interessava creare un dialogo con opere di artisti storicizzati, come quelle esposte al Boscareto Resort in collaborazione con NP-ArtLab, e con progetti sviluppati insieme a colleghi e realtà con cui condividiamo una visione dell’arte come esperienza diffusa e accessibile. Da qui nascono collaborazioni come quella con MATTA, così come il coinvolgimento di realtà quali PROGETTO LUDOVICO APS, Fondazione Recontemporary ETS e con la curatrice Diletta Dogliani. Ci piace pensare alla mostra come a una rete di relazioni più che a una semplice successione di opere: artisti, collezionisti, curatori e spazi diversi che, per un periodo, entrano nella stessa conversazione.
Abbiamo inoltre voluto dedicare questa edizione a Sergio Ragalzi. La sua scomparsa ha lasciato un vuoto profondo nel panorama artistico italiano e ci sembrava naturale, quasi doveroso, ricordare un artista che ha attraversato il proprio lavoro con una radicalità e una libertà rare. Anche questo, in fondo, fa parte dell’idea di Back to Mine: riconoscere ciò che ci ha formato, ciò che continua a nutrire il nostro sguardo e restituirlo, per un momento, agli altri.
Il set di Alex Neri e il suono: la musica interviene come puro commento ambientale o si impone come testo autonomo capace di risemantizzare le opere?
La musica è una componente fondamentale del nostro percorso. Fin dagli esordi di Lunetta11 abbiamo lavorato con il suono e con alcune delle realtà più interessanti della scena contemporanea, ospitando progetti con C2C Festival e collaborando con il Firenze Jazz Festival.
La partecipazione di Alex Neri si inserisce perfettamente nello spirito di Back to Mine. Così come abbiamo invitato gli artisti a condividere opere e ricerche che sentiamo particolarmente vicine in questo momento, Alex costruirà il suo personale Back to Mine: un viaggio musicale attraverso ascolti, riferimenti e tracce che hanno segnato il suo percorso e che continuano a essere parte del suo immaginario.
Ci piace pensare che, per una sera, la mostra e il set diventino due modi diversi di raccontare la stessa cosa. Da una parte le opere, dall’altra la musica: entrambe nascono da scelte personali, da passioni coltivate nel tempo.
Lunetta11 si muove tra il decentramento rurale e lo scouting di nuove leve. Quali sono i reali punti di rottura di questo modello e quali frizioni genera con le logiche stanziali dell’attuale sistema dell’arte italiano?
Più che di punti di rottura, ci piace parlare di ciò che questo luogo rende possibile. Lavorare nelle Langhe significa convivere ogni giorno con un paesaggio che non è uno sfondo, ma una presenza costante.
Chi arriva a Lunetta11 compie un piccolo spostamento, fisico e mentale. La strada attraversa il bosco, il telefono spesso perde segnale, il paesaggio prende lentamente il sopravvento. Non è una fuga dal sistema dell’arte, ma un’altra condizione di incontro con l’arte, questo inevitabilmente modifica l’esperienza di chi guarda.
Continuiamo a frequentare fiere, biennali e grandi eventi internazionali, che rappresentano momenti importanti di confronto e scoperta. Ma ci interessa altrettanto costruire un luogo in cui l’arte possa essere incontrata in modo diverso, lontano dalla spettacolarizzazione e dall’urgenza dell’evento. Una galleria nascosta tra le colline non compete con una fiera o con una biennale: offre semplicemente un’altra prospettiva.
Forse il vero privilegio è questo. Poter osservare un’opera dopo aver attraversato un bosco. Ricordarsi che l’arte, prima di essere un sistema, è un modo di guardare il mondo.

LA MOSTRA
Dal 27 giugno al 20 settembre 2026, la nuova edizione di Buona Fortuna Ribelli (BFR), la mostra d’arte contemporanea diffusa ideata e curata dalla Galleria Lunetta11, che dal 2019 promuove progetti artistici nel territorio aprendo chiese, cappelle, giardini e borghi a installazioni e mostre.
Il progetto quest’anno avrà come titolo Back to mine, che richiama il gesto di tornare a un luogo e a uno spazio intimo e personale, popolato da immagini, gesti e attenzioni che definiscono il proprio modo di stare nel mondo, e coinvolge autori emergenti e affermati, integrando l’arte con la natura e il paesaggio dell’Alta Langa, in un’esperienza culturale partecipata.

A Serralunga d’Alba presso il Boscareto Resort, la Galleria Lunetta11 in collaborazione con la Galleria NP-ArtLab propongono, dal 27 giugno al 17 luglio 2026, una collettiva nella quale le opere di artisti quali Carla Accardi, Alberto Burri, Alighiero Boetti, Aldo Mondino, Mario Schifano, Salvo, Maurizio Vetrugno e Sergio Ragalzi incontrano le ricerche più recenti di Ismaele Nones e Edoardo Manzoni.
A Borgata Lunetta, a Mombarcaro, la Galleria Lunetta11 presenta, dal 27 giugno al 20 settembre 2026, una mostra di Sergio Ragalzi che attraversa il ciclo “Origini”: forme primigenie e presenze ancestrali emergono in una visione oscura e simbolica. Un viaggio alle radici dell’esistenza, dove l’umano appare come traccia fragile, sospesa tra nascita e mutazione. Una personale della fotografa Sara Scanderebech: una sequenza visiva rapida, le fotografie si frammentano e si ricompongono in collage che raccontano il suo viaggio in Giappone nel 2024. Tra dettagli e sovrapposizioni emergono usi, costumi, cibi e volti — tracce vive di un reportage intimo e dinamico nella terra del Sol Levante. Un mosaico contemporaneo che restituisce l’esperienza dello sguardo, tra memoria e percezione. Nel giardino di Lunetta11 saranno visibili le opere scultoree di Stefano Caimi la cui ricerca si incentra sul paesaggio naturale come insieme di relazioni ecologiche, di processi naturali che tengono vivo il paesaggio e generano l’immagine che ne percepiamo. Sempre negli spazi di Lunetta11 la rassegna sarà arricchita da thebackstudio, un progetto realizzato con la galleria MATTA di Milano che esplora le potenzialità dello spazio e della luce generando ambienti visivi e sculture concettuali.
Durante l’inaugurazione a Lunetta11 Alex Neri (Planet Funk), in collaborazione con il Firenze Jazz Festival, ospite d’eccezione, porta la sua cifra unica: musicista e collezionista di suoni, creerà una colonna sonora originale dall’archivio dei suoi brani preferiti, trasformando la mostra in un’esperienza immersiva e ritmica, dove arte visiva e musica si incontrano in un unico flusso sensoriale.
Dal 27 giugno al 26 luglio 2026, nella Cappella di San Sebastiano a Paroldo, la chiesa più antica del paese con affreschi tardomedievali, a poca distanza dai ruderi del castello dei Del Carretto, prende vita un dialogo tra storia e creatività contemporanea con L’Abri un’opera dell’artista franco-italiano Matisse Mesnil, a cura di PROGETTO LUDOVICO, in collaborazione con Romero Paprocki. PROGETTO LUDOVICO APS, fondata nel 2021 da Lorenzo Perini Natali, è una piattaforma di ricerca, produzione ed esposizione che indaga le connessioni tra arte e industria, realizzando interventi in spazi aziendali e museali dove le opere dialogano con materiali, processi e architettura.
A San Benedetto Belbo, paese storicamente con una forte valenza culturale, celebre per il legame con Beppe Fenoglio che qui ha ambientato buona parte della sua opera narrativa, dal 27 giugno al 26 luglio 2026, accoglie nella Censa di Placido, luogo simbolico della narrazione rurale delle Langhe, un’installazione video immersiva di Nicole Oike, artista che utilizza linguaggi audiovisivi per abbattere le barriere tra immagine, movimento e spazio, creando un’immersione sensoriale. L’iniziativa è curata dalla Fondazione Recontemporary ETS, primo spazio indipendente in Italia dedicato alla videoarte e alle arti dei nuovi media.
Buona Fortuna Ribelli 2026 è realizzato da Lunetta11 con il sostegno come main partner di SIPAL S.p.a., insieme con il Comune di Mombarcaro, il Comune di Dogliani, il Comune di San Benedetto Belbo, il Comune di Paroldo e grazie alla collaborazione di Firenze Jazz Festival, dell’associazione culturale Progetto Ludovico aps, della Fondazione Recontemporary ets e dalle gallerie d’arte MATTA e NP-ArtLab.

GLI ARTISTI
Carla Accardi, Alighiero Boetti, Alberto Burri, Stefano Caimi, Edoardo Manzoni, Matisse Mesnil, Aldo Mondino, Alex Neri (Planet Funk), Ismaele Nones, Sergio Ragalzi, Salvo, Sara Scanderebech, Mario Schifano, Nicole Oike, theblackstudio, Maurizio Vetrugno.
LA GALLERIA
La galleria Lunetta11 è una giovane realtà nata nel 2019 dalla volontà di Francesco Pistoi e Claudia Zunino di portare l’arte contemporanea in una antica borgata delle Langhe. Seguendo la tradizione di famiglia Francesco Pistoi, figlio di Luciano Pistoi, critico d’arte nonché gallerista del Novecento, e Eva Menzio, gallerista di chiara fama, ha scelto come sede espositiva un luogo decentralizzato ma aperto a scambi culturali di respiro internazionale e immerso nel territorio dell’Alta Langa.
Lunetta11 porta avanti progetti espositivi nei luoghi più iconici del territorio: borgate, santuari, cappelle, chiese e palazzi, preservandoli e facendoli vibrare di nuova vita.
La galleria ama scoprire le nuove leve dell’arte contemporanea e affiancare nelle esposizioni i giovani artisti ad artisti già affermati. Per l’apertura del 2019 sceglie come padrino spirituale di cinque giovani artisti Giulio Paolini.
Nel 2022 dà avvio ad un progetto culturale a Casa Gramsci nella città di Torino in collaborazione con l’Istituto Gramsci di Torino e l’NH Carlina, che prevede la programmazione di mostre e il progetto editoriale “Made in Popolo”.
Lunetta11 ha ospitato e ospita nella propria programmazione importanti festival come Club to Club, Attraverso Festival e il Festival della Tv e dei Nuovi Media.

INFO
BUONA FORTUNA RIBELLI 2026
Mostra di arte contemporanea dell’Alta Langa (CN)
Dogliani – Mombarcaro – Paroldo – San Benedetto Belbo – Serralunga d’Alba
27 giugno – 20 settembre 2026
Cappella del Ritiro della Sacra Famiglia, Dogliani, fino al 26 luglio:
– sabato e domenica h. 10-12.30 e 15.30-18.30
– da martedì a venerdì su appuntamento scrivendo a info@lunetta11.com
Boscareto Resort, Serralunga d’Alba, fino al 17 luglio:
– sabato e domenica h. 10-18
– da martedì a venerdì su appuntamento scrivendo a info@lunetta11.com
Cappella di San Sebastiano, Paroldo, fino al 26 luglio:
– sabato e domenica h. 12-18
– da martedì a venerdì su appuntamento scrivendo a info@lunetta11.com
La Censa di Placido, San Benedetto Belbo, fino al 26 luglio:
– aperto tutti i giorni h. 10-18
Galleria Lunetta11, Borgata Lunetta (Mombarcaro), fino al 20 settembre:
– da martedì a domenica su appuntamento scrivendo a info@lunetta11.com
Social: IG @lunetta11sas




