Il TIME dedica una delle sue celebri liste all’arte.
Si chiama TIME100 Art 2026 e raccoglie cento persone che, secondo la testata americana, stanno contribuendo a definire il futuro dell’arte e il modo in cui essa entra nella cultura contemporanea.

La lista, pubblicata il 17 settembre, è divisa in quattro categorie: Leaders, Titans, Icons e Innovators. Non è una classifica e non ordina i cento nomi secondo una graduatoria di influenza.
La scelta di TIME è significativa soprattutto per ciò che decide di mettere dentro la parola “arte”. Accanto ad artisti come Amy Sherald, JR, Taryn Simon, Kerry James Marshall, Wolfgang Tillmans, Cao Fei, Anne Imhof, Jenny Holzer, Gerhard Richter, KAWS, Tracey Emin, Banksy, David Hammons, El Anatsui, Hito Steyerl, Maurizio Cattelan, Michael Armitage e Tyler Mitchell, compaiono infatti galleristi, collezionisti, direttori di museo, curatori, advisor, avvocati specializzati in arte e protagonisti del mercato.
È questo il vero interesse della lista: TIME non prova a stabilire chi siano i cento artisti più importanti dell’anno. Prova piuttosto a descrivere l’ecosistema che oggi produce, legittima, finanzia, conserva e diffonde l’arte.
I Leaders riuniscono, tra gli altri, Amy Sherald, JR, Taryn Simon, Kerry James Marshall, Wolfgang Tillmans, Cao Fei, David Zwirner, Anne Imhof, Hoor Al Qasimi, Dayanita Singh e Dana Awartani. Nella stessa sezione compaiono figure come Bonnie Brennan, CEO di Christie’s, Charles Stewart, CEO di Sotheby’s, e professionisti impegnati nell’ambito della tutela del patrimonio, del diritto e della politica culturale.
I Titans spostano ulteriormente il baricentro. Ci sono Alicia Keys e Swizz Beatz, Rashid Johnson, Bernard Arnault, Max Hollein, Jenny Holzer, Carmelo Anthony, Simone Leigh, Gerhard Richter, KAWS, Tracey Emin, Thelma Golden, Michael Govan, Jessica Morgan, Refik Anadol, Adriano Pedrosa e Larry Gagosian. Il titolo della categoria dice molto: qui l’influenza non coincide necessariamente con una singola pratica artistica, ma con la capacità di incidere in maniera strutturale sul sistema.
Gli Icons comprendono Banksy, Sheila Hicks, David Hammons, Gabriel Orozco, Theaster Gates, El Anatsui, Hito Steyerl, Catherine Opie, Salman Toor, Amalia Mesa-Bains e Michael Heizer, insieme a figure istituzionali e del mercato come Ronald Lauder, Monika Sprüth, Annabelle Selldorf e Maxwell Graham.
Gli Innovators, infine, riuniscono Maurizio Cattelan, Lauren Halsey, Trevor Paglen, Christine Sun Kim, Lawrence Abu Hamdan, Michael Armitage, Wael Shawky, Cecilia Alemani, Petra Collins, Alex Da Corte, Tuan Andrew Nguyen, Marie Watt, Leo Villareal, Danielle Mckinney, Tyler Mitchell e altri protagonisti di una ricerca che attraversa nuovi media, fotografia, installazione, tecnologia e pratiche interdisciplinari.
La novità più interessante della TIME100 Art non sta dunque nei singoli nomi, molti dei quali appartengono ormai al canone internazionale dell’arte contemporanea. Sta nella composizione della lista.
TIME mette deliberatamente sullo stesso piano chi realizza un’opera e chi contribuisce a stabilire dove quell’opera verrà esposta, acquisita, studiata o venduta. È una fotografia piuttosto nitida di come funziona oggi il sistema dell’arte: un sistema nel quale l’autore rimane centrale, ma non è più l’unico soggetto capace di determinare il destino di un’opera.
La presenza di David Zwirner, Larry Gagosian, Amy Cappellazzo, Yuki Terase, Monika Sprüth, Philomene Magers, Loïc Gouzer, Atsuko Ninagawa, Max Teicher e Mazdak Sanii rende evidente il peso assunto dal mercato e dalle sue infrastrutture. TIME cita esplicitamente, tra i protagonisti della lista, galleristi, dealer, advisor, auction leader ed entrepreneur che stanno contribuendo a trasformare il mercato globale dell’arte.
La stessa logica attraversa il mondo istituzionale. Max Hollein, Thelma Golden, Michael Govan, Jessica Morgan, Naomi Beckwith, Adriano Pedrosa, Hoor Al Qasimi e Cecilia Alemani rappresentano modelli differenti di curatela e direzione culturale, ma occupano tutti posizioni nelle quali la scelta diventa uno strumento critico.
La TIME100 Art rende visibile proprio questa infrastruttura, spesso nascosta dietro la centralità mediatica dell’artista.
Anche il gruppo degli Innovators racconta un cambiamento ormai strutturale. Refik Anadol, Trevor Paglen, Christine Sun Kim, Hito Steyerl, Lawrence Abu Hamdan, Leo Villareal appartengono a pratiche nelle quali tecnologia, dati, suono, informazione e ricerca sociale diventano materiali dell’opera.
Il caso di Christine Sun Kim è particolarmente significativo. L’artista, inserita tra gli Innovators, lavora sul rapporto fra suono, linguaggio, accessibilità e sordità, utilizzando notazione musicale, infografiche e American Sign Language per mettere in discussione le convenzioni attraverso cui la società interpreta l’ascolto.
Anche Cao Fei, inserita tra i Leaders, offre un’altra prospettiva sulla trasformazione tecnologica. Nel progetto Dash, presentato alla Fondazione Prada di Milano, l’artista approfondisce il rapporto tra automazione, agricoltura intelligente e conoscenze tradizionali, interrogando la tecnologia come strumento tutt’altro che neutrale.
La tecnologia, dunque, non appare nella lista come semplice strumento produttivo. Entra nel campo dell’arte come questione politica, sociale, percettiva e culturale.
Amy Sherald in copertina
La scelta di Amy Sherald per la copertina aggiunge un ulteriore livello alla costruzione editoriale di TIME. La pittrice americana, fotografata da Tyler Mitchell, è il volto della prima TIME100 Art. Mitchell è a sua volta incluso nella lista, tra gli Innovators.
La scelta viaggia coerentemente con una delle traiettorie centrali della selezione: l’attenzione alla pittura e alla rappresentazione del corpo, dell’identità e della storia americana, ma anche alla capacità dell’immagine contemporanea di uscire dai confini tradizionali dell’arte e diventare parte del discorso pubblico.
Il fatto che TIME abbia scelto una pittrice per inaugurare questa nuova operazione editoriale è inoltre rilevante sul piano simbolico. La rivista torna a mettere la pittura al centro della propria narrazione sull’arte contemporanea, affidando però il ritratto a un altro artista presente nella lista.
La geografia dell’arte
La selezione restituisce una geografia dell’arte contemporanea più articolata rispetto a quella costruita, per decenni, attorno all’asse New York-Londra-Parigi. Non si tratta soltanto di una maggiore varietà nelle provenienze degli artisti, ma dell’emersione di traiettorie culturali che attraversano sistemi, lingue e tradizioni differenti.
Cao Fei, El Anatsui, Michael Armitage, Wael Shawky, Tuan Andrew Nguyen, Dana Awartani, Magdalene Odundo, Amalia Mesa-Bains, Dayanita Singh e altri nomi ampliano il campo geografico e culturale della selezione, introducendo prospettive che non possono più essere ricondotte a una sola genealogia dell’arte occidentale. La TIME100 Art 2026 fotografa così un sistema nel quale il baricentro dell’arte contemporanea resta fortemente occidentale, ma le sue coordinate si sono inevitabilmente moltiplicate.
In questo quadro, l’Italia compare con due soli nomi, Maurizio Cattelan e Cecilia Alemani, entrambi inseriti nella categoria Innovators. Sono due figure accomunate dalla forte proiezione internazionale, ma collocate in ambiti differenti. Cattelan rappresenta una delle traiettorie più riconoscibili dell’arte italiana contemporanea, capace di trasformare provocazione, ironia e dispositivo mediatico in una pratica ormai pienamente inscritta nel sistema globale dell’arte. Alemani porta invece nella lista la dimensione curatoriale e istituzionale, attraverso un percorso internazionale che comprende la direzione artistica della 59ª Biennale di Venezia e l’esperienza alla High Line di New York.
Due presenze significative, dunque, ma numericamente esigue se rapportate alla consistenza storica e contemporanea del sistema dell’arte italiano. Il dato acquista ulteriore rilievo se confrontato con la distribuzione complessiva della lista: 57 dei 100 nomi selezionati sono riconducibili agli Stati Uniti, mentre Germania, Regno Unito e Francia seguono rispettivamente con 6, 4 e 3 presenze.
La sproporzione non va letta come una misura assoluta della forza dei singoli sistemi nazionali, perché la TIME100 Art è una selezione editoriale e non un censimento del mondo dell’arte. Indica però con chiarezza dove TIME individua oggi una parte consistente del potere culturale, istituzionale e professionale del settore. In questa mappa l’Italia mantiene figure capaci di esercitare un’influenza internazionale, ma appare ancora poco rappresentata nei luoghi attraverso cui il sistema globale dell’arte costruisce il proprio racconto e riconosce il proprio potere.
Ecco la lista
LEADERS
Amy Sherald — Stati Uniti
JR — Francia
Bonnie Brennan — Stati Uniti
Taryn Simon — Stati Uniti
Kerry James Marshall — Stati Uniti
Wolfgang Tillmans — Germania
Jennifer Rubio — Stati Uniti
Cao Fei — Cina
David Zwirner — Germania / Stati Uniti
Charles Stewart — Stati Uniti
Anne Imhof — Germania
Hank Willis Thomas — Stati Uniti
Hoor Al Qasimi — Emirati Arabi Uniti
Christopher A. Marinello — Stati Uniti
Suhanya Raffel — Australia
Dayanita Singh — India
Ken Griffin — Stati Uniti
Noah Horowitz — Stati Uniti
Stan Prokopenko — Stati Uniti / Ucraina
Myriam Ben Salah — Francia / Tunisia
Olugbile Holloway — Nigeria / Stati Uniti
Dana Awartani — Arabia Saudita / Palestina
Luke Nikas — Stati Uniti
Vanessa Horabuena — Stati Uniti
Matthew Affron — Stati Uniti
TITANS
Alicia Keys — Stati Uniti
Swizz Beatz — Stati Uniti
Rashid Johnson — Stati Uniti
Bernard Arnault — Francia
Max Hollein — Austria / Stati Uniti
Jenny Holzer — Stati Uniti
Carmelo Anthony — Stati Uniti
Simone Leigh — Stati Uniti
Gerhard Richter — Germania
KAWS — Stati Uniti
Tracey Emin — Regno Unito
Thelma Golden — Stati Uniti
Michael Govan — Stati Uniti
Jessica Morgan — Regno Unito
Matthew Bogdanos — Stati Uniti
Refik Anadol — Turchia / Stati Uniti
Adriano Pedrosa — Brasile
Elizabeth Alexander — Stati Uniti
Larry Gagosian — Stati Uniti
Naomi Beckwith — Stati Uniti
Amy Cappellazzo — Stati Uniti
Yuki Terase — Giappone
Kymberly Pinder — Stati Uniti
Susan Freedman — Stati Uniti
Joe Hage — Stati Uniti
ICONS
Diya Vij — India / Stati Uniti
Jeffrey Gibson — Stati Uniti
Lorna Simpson — Stati Uniti
Banksy — Regno Unito
Sheila Hicks — Stati Uniti
David Hammons — Stati Uniti
Emily Wei Rales — Stati Uniti
Gabriel Orozco — Messico
Ronald Lauder — Stati Uniti
Theaster Gates — Stati Uniti
Florentina Holzinger — Austria
El Anatsui — Ghana / Nigeria
Josh Kline — Stati Uniti
Hito Steyerl — Germania
Catherine Opie — Stati Uniti
Salman Toor — Pakistan / Stati Uniti
Amalia Mesa-Bains — Stati Uniti
Magdalene Odundo — Kenya / Regno Unito
Komal Shah — Stati Uniti
Michael Heizer — Stati Uniti
Philomene Magers — Germania
Monika Sprüth — Germania
Sarah Lewis — Stati Uniti
Annabelle Selldorf — Germania / Stati Uniti
Maxwell Graham — Stati Uniti
INNOVATORS
Maurizio Cattelan — Italia
Lauren Halsey — Stati Uniti
Trevor Paglen — Stati Uniti
Alison Luchs — Stati Uniti
Christine Sun Kim — Stati Uniti
Lawrence Abu Hamdan — Giordania / Regno Unito
Anne Kraybill — Stati Uniti
Michael Armitage — Kenya / Regno Unito
Sarah Arison — Stati Uniti
Gus Casely-Hayford — Regno Unito
Wael Shawky — Egitto
Cecilia Alemani — Italia
Cameron Rowland — Stati Uniti
Petra Collins — Canada
Alex Da Corte — Stati Uniti
Tuan Andrew Nguyen — Vietnam / Stati Uniti
Loïc Gouzer — Francia
Marie Watt — Stati Uniti
Leo Villareal — Stati Uniti
Danielle Mckinney — Stati Uniti
Tyler Mitchell — Stati Uniti
Devon Rodriguez — Stati Uniti
Atsuko Ninagawa — Giappone
Max Teicher — Stati Uniti
Mazdak Sanii — Stati Uniti




