ANIMALSTRACTION di Luca Miscioscia

Sapersi fermare nell’intero mondo di un’immagine. Arrestare lo sguardo, cominciare finalmente a guardare e sfiorare la pelle di un’opera, il suo linguaggio, gli infiniti paesaggi viventi di cui è popolata.

“Animalstraction” la nuova serie di Luca Miscioscia, richiede uno sguardo essenziale.
La pandemia ha ricalibrato la vita umana; ha tolto lustri e decori, diluito relazioni. Ci si è trovati costretti nello stretto necessario.
Le campagne lomelline diventano così lo sfondo di vagabondaggi quotidiani. L’artista indossa le scarpe da ginnastica e corre. Percorre sentieri, strade strerrate e asfaltate, alla ricerca di qualcosa, di quei dettagli perduti. E li ritrova dentro a sguardi animali. Sguardi cauti lo osservano dalle sommità degli alberi, dall’interno di tronchi cavi, sotto lo scricchiolare di foglie secche, dalle acque paludose.
C’è un che di inquietante nello sguardo animale. Familiare ed estraneo allo stesso tempo, lo sguardo dell’animale è muto come nessun altro sguardo. Ed è da questa relazione inquietante e grottesca che l’artista immagina e realizza la sua opera.

É una pittura polisemica, a tratti astratta e a tratti figurativa, in cui trova sempre grande spazio il linguaggio del colore, in un alternarsi di zone oscure e tinte innaturali, sgargianti. Grovigli di animali dalle fattezze giocose formano composizioni dinamiche, cariche di dettagli e richiami all’antropomorfismo. Campiture dense si alternano a spazi vuoti creando immagini ritmiche cariche di storie e sguardi.

Nel verde.
Ora riconosco suoni e odori.
Per la prima volta ho assistito allo scorrere delle stagioni.
Il corpo esanime di un tasso giace tra le foglie secche.
Sotto vi scorre la vita.
Rivoli d’acqua stanchi scivolano nella terra e come saggi antenati raccontano di germogli ancora
invisibili agli occhi.
L’amore fiorisce a Marzo tra gli sconfinati cieli nelle terre del riso. Serenate danzate da uccelli
sconosciuti smacherano la perfetta simmetria del paesaggio.
L’odore acre dei concimi industriali accompagna il mio respiro affannato.
Occhi gialli e vispi curano il tocco sgraziato delle mie scarpe da ginnastica.
Distese di granoturco assistono inermi alla meschinità dell’uomo.
Là, nei fossi, riusuona il dolce cullare di rovi ed edere.
Rami e spine cingono in un caldo abbraccio pezzi di vite umane abbandonate.
Rifiuti in macerie che non chiedono perdono.
Lingue di palude asciutta scoprono i resti di piantagioni arruffate, vecchie civiltà naturali sepolte da
secoli di fango.
Seguo il lieve corso dell’acqua; ritrovo la mia immagine nel riflesso di vetri rotti e abbandonati, su
cui languida, la vita liquida fa il suo corso.
Il pensiero stagna nella lanca sudicia.
Le risate dei corvi scuotono la quiete.
Lasciano cadere piccoli rametti dalle alte querce.
Giocano.
Scherniscono il mio passo svelto e ingenuo.
Non le biasimo.
In fin dei conti, qui, l’animale sono io.

“Ma l’animale che mi porto dentro,
non mi fa vivere felice mai ,
si prende tutto, anche il caffè,
mi rende schiavo delle mie passioni,
e non si arrende mai e non sa attendere,
è l’animale che mi porto dentro, vuole te”.

( Testo del brano musicale “ L’animale” dell’ album “ Mondi Lontanissimi” di Franco Battiato)

Testo a cura di Anita Ingraiti

L’ARTISTA

Luca Miscioscia nasce a Milano il 28 Aprile del 1985.
Il processo di sperimentazione artistica inizia nei primi anni 2000 e trova immediata risposta nella
pittura, con riferimenti all’Art Brut e al Neo-espressionismo tedesco.
Frequenta il corso di Pittura e successivamente si laurea presso l’Accademia di Belle Arti di Brera
in “Comunicazione Didattica dell’arte”.
Nel 2015 entra a far parte del team di una grande bottega artigianale nella zona popolare di Milano;
qui apprende le diverse tecniche di intelaiatura dedicandosi, inoltre, alla conoscenza dei pigmenti.
Ha partecipato a numerose mostre e fiere d’arte d’arte contemporanea.

WEB & SOCIAL

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