Intervista – Francesco Magli: sessant’anni di Rivolta Poetica tra l’Isola di Milano e l’arte come gesto di libertà

Nel quartiere Isola di Milano dagli anni ’60 si aggira un’artista eclettico. Da oltre sessant’anni Francesco Magli è il fautore della Rivolta Poetica.

Con i suoi dipinti, sculture e creazione di eventi ha ravvivato costantemente il quartiere una volta di estrazione popolare, recentemente divenuto punto di attrazione turistica e frequentato dai giovani della movida.

In occasione del suo ottantunesimo compleanno Hestetika ha voluto incontrarlo per conoscerlo meglio.

Francesco Magli quando arriva esattamente dalla Calabria?

Nel 1959 e appena sceso dal treno mi sono incamminato piano piano in via Galvani, ho percorso via Pola e sono arrivato all’Isola. La mia nuova vita nel quartiere è iniziata quando sono arrivato al numero 2 di via Borsieri. Lì mi sono offerto come garzone alla proprietaria della latteria con pizzeria che mi ha subito accolto. In quel momento è scattata una magia… arrivavo dall’orfanotrofio di Limbadi e in poche ore ho trovato un letto e un lavoro! Proprio nella latteria ebbi il primo approccio con l’arte. Pulendo delle seppie. Spaccai inavvertitamente una vescica, l’inchiostro schizzò su un foglio di carta ed io con le mani, istintivamente cominciai a creare delle forme con le mani, a giocare con il colore… Un cameriere più grande di me, sorpreso dal mio comportamento, ha informato la proprietaria che fu altrettanto stupita, ma lucidamente, decise di conservarli per mostrarli a un critico d’arte che frequentava il suo locale.  Così, dopo alcuni giorni arrivò Raffaele De Grada con alcuni pittori, tra cui Ibrahim Kodra. De Grada guardò con interesse i miei ‘imbrattamenti’ e mi lasciò il suo biglietto invitandomi per il giorno dopo all’Accademia di Brera. Non esitai a visitarlo e superato un breve, informale esame mi fece accedere alla Scuola Superiore degli Artefici.

Francesco-Magli-

Per l’influenza che lei ha avuto da Kodra, uno dei suoi insegnanti a Brera, è stato definito da alcuni critici post-cubista…

Sì, è vero, anche perché ho sempre ammirato Picasso, ma ho anche apprezzato Modigliani che agli inizi della sua carriera si ispirava all’arte tribale africana.

Lei non è solamente pittore, ma anche scultore e alla base della sua arte, soprattutto negli anni precedenti, lei era molto legato alle tradizioni della sua terra, tra i personaggi simbolici spicca lo zampognaro…

Il personaggio chiave per me è stato un prete che mi ha accudito all’orfanotrofio. Mi portava dal falegname, dallo stagnino, dai ceramisti. Quel prete per me era il grande comunicatore che mi ha fatto apprezzare il lavoro degli artigiani locali. Così come il banditore di Aiello Calabro che con una trombetta avvisava la popolazione quando arrivava il pesce fresco di Amantea. Ho utilizzato questo strumento rappresentato come un triangolo in realtà altro non è che la trombetta che mia mamma mi lasciò accompagnandomi all’orfanotrofio per non farmi piangere.

Torniamo all’Isola… il quartiere l’ha adottata e lei ha adottato il quartiere, è stato ed è ancora molto attivo in zona.  Ricordo che lei organizzava, a parte le innumerevoli mostre fatte nelle varie gallerie che c’erano negli anni 70, dei laboratori per i bambini…

Dagli anni ’60 fino alla fine degli anni ’80 all’Isola c’erano numerosi centri culturali e spazi espositivi, innumerevoli iniziative per tutte le generazioni, poi con gli anni il quartiere si è trasformato in quello che è oggi.

Lei ha inventato la Rivolta Poetica che cos’è?

La rivolta poetica per me significa non stare fermi di rivoltarsi di muoversi. Non accettare le imposizioni ottuse della burocrazia quindi rivoltarsi pacificamente, attraverso l’arte. Ogni forma di arte diventa poesia, per questo spesso lo scrivo nei miei dipinti.

E a proposito di rivolta verso la burocrazia non possiamo dimenticare che lei nel 1987 è stato multato perché secondo il Comune di Milano ha imbrattato i panettoni anti-parcheggio di cemento!

In quegli anni ero ospite del circolo di Democrazia Proletaria in via Pastrengo. A un certo punto della mia giornata lavorativa i pennelli non riuscivano più creare, allora mi sono ricordato dei panettoni tra piazza della Scala e Palazzo Marino. Misi in una borsa tutti i colori e i pennelli e mi incamminai pensando all’incredibile ondata di sfratti che colpiva i ceti più deboli della popolazione. Quindi contro una città grigia e gli sfratti ci voleva una mano di colore

E da lì, anche i panettoni colorati diventano uno stilema della sua arte tanto da essere imitato. In una recente intervista a Rai Italia, Pao, il writer milanese famoso per aver dipinto i suoi pinguini sui panettoni di cemento, la riconosce come suo ‘padre artistico’…

Vero, mi ha fatto molto piacere…. È stato l’unico collega che ha riconosciuto il valore simbolico di quella mia azione di rivolta. Quando ci siamo incontrati mi ha confidato che da io da piccolo, camminando con il padre inciampò su uno dei panettoni dipinti da me, rimase colpito da quella visione tanto da rielaborare i suoi interventi come writer.

Che rapporto ha avuto con le gallerie d’arte?

Non buono direi…  l’unico che posso ricordare con simpatia è Alberto Schubert che nella sua galleria di via Bagutta organizzò una mostra dedicata ai miei panettoni di ceramica senza chiedermi nulla in cambio. Oggi espongo le mie opere all’interno del rinnovato Mercato Comunale di Piazzale Lagosta in una mostra che si rinnova quotidianamente in uno spazio di convivialità.

Gli amanti dell’arte che vorranno essere partecipi della Rivolta Poetica potranno incontrare Francesco Magli il prossimo 17 giugno per auguragli buon compleanno.

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