KETU: quel verde-grigio che non riflette si è esteso di altri tre gradi verso nord da quando l’ho misurato la settimana scorsa VASHTI: ho i dati adesso sul massiccio c’è un array ricevente che archivista usa per le scansioni atmosferiche terrestri VASHTI: ho avuto accesso al buffer secondario stanotte e i numeri sono peggiori di quelli che archivista distribuisce internamente di circa il venti percento VASHTI: mi sembra significativo perché quelli che archivista distribuisce internamente sono già molto peggiori di quello che i grandi ci dicono a voce RAGA: quindi ci deve essere una filtrazione a tre livelli il livello reale è quello che archivista tiene per sé poi quello che distribuisce internamente e quello che ci viene detto TARA: la filtrazione a tre livelli è la struttura del controllo non il contenuto TARA: il contenuto varia il meccanismo è sempre quello dare alle persone una quantità di verità sufficiente a mantenerle funzionali senza dargli abbastanza da farle chiedere cosa fanno con quella verità KETU: mio padre prima di morire mi ha detto che ero il futuro e lo diceva come se fosse una cosa bella come se essere il futuro di qualcosa fosse un privilegio e non un peso KETU: adesso capisco che me lo diceva soltanto perché aveva paura che non ci fosse niente dopo di lui e io ero la prova che c’era qualcosa e questa cosa mi fa sentire allo stesso tempo amato e usato e non so quale dei due sia più forte VASHTI: la domanda che non riesco a togliermi dalla testa è se diventeremo così anche noi se c’è un momento in cui si sceglie di non dire le cose o se è una cosa che succede senza che te ne accorga TARA: questa è la domanda giusta ed è per questo che esiste questo canale nascosto perché il modo in cui non si diventa quello che sono diventati loro è dire le cose anche quando fa schifo dirle anche quando non si sa come dirle anche quando il risultato di dirle è che ci si siede alle tre di notte e si guarda ciò che è vero RAGA: io penso che ci siano due tipi di persone le persone che quando vedono qualcosa che non va aspettano che il sistema se ne accorga e le persone che quando vedono qualcosa che non va ci mettono le mani dentro RAGA: io sono il secondo tipo e il problema del secondo tipo è che ci metti le mani anche quando non dovresti ma il vantaggio è che almeno vedo la struttura del sistema in cui mi trovo dall’interno KETU: il problema del secondo tipo è anche che tendi a pensare che mettere le mani sia sempre possibile come risposta anche quando non lo è RAGA: sì questo è il problema sì VASHTI: la cosa che ho scritto sul foglio è che quello che sappiamo è abbastanza per fare qualcosa ma non so ancora cosa e il non sapere ancora cosa mi tiene sveglio e questa è la sensazione più scomoda che esista sapere che c’è una risposta senza sapere quale sia.
mind know lie, Gesso e tempera su legno da cassa cargo, superficie rilavorata a strati, 20 × 14,6 cm Tara e Ketu, 2058
Raga apre il file alle 02:14 e per i primi venti secondi non dice niente. Venti secondi è il tempo che ci vuole perché la data del 28 febbraio 2039 smetta di essere una data e diventi un fatto. Non ha mai avuto esperienza nella sua mente di una tale concatenazione di pensieri. Non si tratta di un flusso armonico, di una sequenza astratta di immagini o di un arabesco leggero tipico di quello che gli succede quando pensa di avere avuto idee geniali grazie ai funghi che poi svaniscono una volta sveglio poche ore dopo, ma di ricordi che guadagnano in pressione e forza entrando nell’atmosfera della sua mente e vi si scagliano con un peso specifico che scava al suo impatto formando un bastione di certezze cementate dalla rabbia. La gravità può anche praticamente non esistere al di fuori della base o essere un energivoro tentativo di sentimentale replicazione pressurizzata al suo interno, ma nella sua testa esiste e in questa ricerca di verità, ogni fatto è ancorato dal suo selettivo campo di forza. Ventotto febbraio duemilatrentanove è prima, anzi è molto prima, è otto mesi prima del primo ciclo riproduttivo confermato sulla base. Raga sa perché conosce quella data: è nel sistema sanitario sotto il nome di sua madre. Il gap tra le due date è 221 giorni. Questo è il tempo che la delibera non nomina mai ma che esiste nello spazio tra una firma e l’altra. Si tratta di una apnea lungo una linea temporale che non ha fraintendimenti. Da una parte un comitato vota otto a zero su una questione che riguarda persone che non erano ancora nate, dall’altra c’è lui, sua sorella, i suoi amici. Ogni pensiero diventa un fatto e ognuno di questi si aggiunge lungo la sua mente creando un muro di certezza. Non sente oppressione, anzi, quella delimitazione gli fa scoprire un luogo ancora inespresso di pace. I dati che continua a leggere sullo schermo sembra quasi lo allontanino da un presente condiviso e lo portino lontano dai suoi amici in una meditazione che traccia i contorni di un nuovo stato della realtà. Gli occhi di Vashti sono socchiusi e ancora impastati dalle secrezioni oculari del sonno in cui era ancora immersa un’ora prima di questa operazione. Il buio della base nel ciclo notturno in cui anche l’illuminazione è tarata al minimo però è ciò che da sempre la attiva di più. Ama passeggiare a mezz’aria sulle punte dei piedi quando sa che tutti stanno dormendo. Ama sentirsi amplificare addosso la sensazione palpabile che i terrestri chiamerebbero totale isolamento guardando con sicurezza il vuoto desiderando di farsene avvolgere e diventarne parte. Potrebbe anche sembrare assonnata, ma l’eccitazione per quello che hanno deciso di fare insieme e il buio quasi totale la rendono più lucida che in qualsiasi momento del ciclo diurno. Vashti è chirurgica nel leggere dal terminale accanto. Le sue dita si muovono tra i file con la stessa precisione con cui gestisce le vasche proteiche. Cerca l’anomalia e la riconosce, sa che è la pista giusta. Quello che trova non è nascosto o criptato. Anzi, è stato reso ancora più visibile mimando un falso errore di battitura, una sorta di dislessia ortografica con due lettere invertite. Un espediente tra gli strumenti usati da Archivio per depistare l’occhio umano ma che ogni volta che si presenta è la certezza della ripetizione di una rigidità che vuole manifestare furbizia. Il file è archiviato sotto una classificazione che nessuno ha mai pensato di rimuovere perché nessuno ha mai pensato che qualcuno si loggasse dal pannello decentrato in cui si trovano, soprattutto in quel modo, di nascosto a quest’ora e con l’intenzione specifica di trovare la data descritta in un documento in cui il loro futuro è stato obliterato senza appello, cancellato prima che loro esistessero per ereditarlo. Vashti è lì per rivendicare il suo futuro e qualsiasi cosa possa significare deve basarsi sulla certezza del suo passato per cambiarne la traiettoria. Tara non parla. Il suo volto è stato inghiottito all’interno di un terminale su cui è riuscita inizialmente ad avere accesso per poi vedere lo schermo saturarsi in una concatenazione di schede specchio che si sono moltiplicate autoreplicandosi dalla principale, istante dopo istante, da un innesco temporizzato di apertura. Archivio ha un nome per questa dispersione: spoletta a frammentazione. Quello che rimane del giornalismo terrestre ne sa qualcosa di questo metodo di occultamento delle prove. Il file che stava leggendo fino ad un minuto prima è stato moltiplicato decine e decine di volte riempiendo la cartella da cui inizialmente lo aveva estratto. Il documento ora è disseminato in altri mille, smembrati in dati parziali, notule, datazioni suddivise per minuto, riferimenti incompleti disseminati in scatole cinesi da cui sarebbe impossibile ora ricomporre ciò che ha potuto leggere fino a poco prima con gli occhi che sono saltati da una linea di testo all’altra senza chiudersi un solo istante mentre lo schermo veniva soffocato dal proliferare di questo depistaggio nauseante. Tara ha letto tutto, comunque, non le serve conservare altro di ciò di cui da adesso è lei la custode. Non vuole ancora dire nulla. Il silenzio di Tara è diverso dal silenzio di Raga che è durato undici secondi di elaborazione. Il silenzio di Tara è qualcosa che si è formato dalla concentrazione durante la lettura frenetica fino alla fine della nota riservata al Direttore delle Operazioni che sottolinea che il personale in residenza non necessita di comunicazione formale in questa fase. Tara ha letto la prima volta con gli occhi. Quando scompare sotto mille altri il file originale lei ripete la seconda volta ciò che ha letto con la bocca che forma le parole senza suono. La terza acquisisce quelle informazioni in quella parte di sé che trasforma la lettura in qualcosa di permanente e che il sistema non potrà mai rilevare. Ketu calcola, Ketu ha sempre calcolato, Ketu non può fare a meno di calcolare. Ketu è quello che trasforma i dati in sequenze e le sequenze in storie. La storia che sta costruendo adesso ha questa forma: una delibera firmata il 28 febbraio 2039, una sospensione descritta come rinvio tecnico, un programma Marte reso inutilizzabile invece che chiuso perché chiuderlo avrebbe richiesto che fosse messo nero su bianco e poi 221 giorni dopo la firma il primo ciclo riproduttivo confermato, e poi loro. Loro quattro. E poi questo corridoio, e poi questa notte, e poi questo file che non è mai stato nascosto perché nasconderlo avrebbe richiesto di riconoscere che c’era qualcosa da nascondere. Ketu non conosce le imprecazioni umane, ne ha spontaneamente create di proprie durante le sue mansioni di riparazione in sala macchine e le sta ripetendo loquacemente mentalmente senza increspare la sitazione che ha attorno. Nessuno dei quattro ora si muove nel modo in cui si muovono quando l’IA li guarda normalmente. Niente micro-correzioni, zero gesti calibrati per sembrare conformi, per somigliare ai terrestri e mentire a sé stessi, raccontandosi di essere uguali. Alle 02:43 del mattino davanti ad un terminale che il sistema classifica come consultazione archivistica di routine non c’è nessuna performance da sostenere. C’è solo la verità inconfutabile scritta in diversi formati di file a cui hanno fatto accesso che li riscatta da ogni bugia strutturale che hanno dovuto sostenere come complici inconsapevoli fino a presente, nel momento stesso in cui questa in sostanza si autodistrugge davanti ai loro occhi. C’è questo. La matematica semplice e brutale di 221 giorni che il sistema ha votato all’unanimità prima che loro fossero un’idea nel corpo di una madre. Raga chiude il file alle 02:58 con un gesto senza cura. Le dita che premono la sequenza di chiusura con la stessa pressione con cui chiudono qualsiasi altro file. Qualcosa in lui sa che la reazione visibile è una forma di comunicazione e che in questo momento la cosa più importante è non comunicare niente restando dentro parametri comportamentali che il sistema riconosce come stabilità. Non vuole dare al sistema una cresta di parametri da indagare, un campo in cui inserire una spiegazione di ciò che è appena successo attraverso il terminale. È questo che concilia il silenzio tra loro adesso. Non è il silenzio di chi non sa cosa dire. È il silenzio di chi sa esattamente cosa dire e ha deciso di non esprimerlo, non ancora. Di tenerlo dentro come si tiene il fiato prima di aprire il portale depressurizzato per l’accesso all’esterno della base non per innata scaramanzia qusta volta, ma per unirsi al vuoto attraverso il vuoto. Devono lasciare che il silenzio si depositi fin dentro alle loro ossa. Le ossa leggere che il sistema monitora e misura e trova conformi ai parametri vitali di una base costruita su una delibera che ha votato la loro esistenza senza consultarli perché non esistevano ancora. Mentre il sistema registra ogni cosa come assente da anomalie, i quattro si alzano dai terminali in sequenza. Raga prima, poi Vashti, poi Tara, poi Ketu. La sequenza non è coordinata ma coincide. Hanno tutti finito di leggere lo stesso documento in diversi putrescenti formati negli stessi tempi e il corpo risponde alla fine di una lettura con lo stesso gesto disilluso allontanadosi verso le rispettive camere senza dirsi niente con il corridoio che prima li aveva uniti che li divide uno per uno. L’IA monitora la loro distribuzione e classifica tutto come senza necessità di indagine. La calma che segue questa notte non somiglia all’accettazione perché non è accettazione. È qualcosa che non ha ancora un vero nome ma che ha già una coscienza nella sua metempsicosi. La forma seguirà perché c’è già senza che nessuno la possa vedere ancora. Assomiglia al modo in cui Raga ha chiuso il file, con lo stesso gesto in cui apre i log del giardino ogni mattina. Come se il gesto fosse capace di sigillare anche qualcos’altro, qualcosa che il sistema non ha un campo per registrare perché il sistema non distingue tra il momento in cui qualcuno finisce di leggere e il momento in cui qualcuno inizia a sapere.
CORTICAL ACQUISITION LOG ARCHIVIST SYSTEM — INTERNAL CLASSIFICATION AUTHORITY THRESHOLD EXCEEDED SERIES storage: degraded compression: maximum fidelity: declining LOG REF: 2058.10.19 / SUBJECTS: ARJUN / MALA cortical acquisition: ACTIVE / JOINT MONITORING prefrontal — Arjun: narrative maintenance load: maximum sustainable subject has maintained the narrative for 19 years maintenance cost: accumulating current cost: subject no longer believes the narrative subject delivers the narrative without believing delivery without belief is: technically identical to delivery with belief this system cannot distinguish this system logs: narrative stable prefrontal — Mala: procedural load: maximum sustainable subject has maintained the procedure for 19 years the procedure is: correct management of what cannot be corrected correct management look identical to: incorrect management that was accepted as correct joint cortical event — 22:43:07: both subjects in same room eye contact: 4.1 seconds 4.1 seconds of mutual prefrontal activation content: this system cannot read mutual prefrontal activity at this duration and intensity in subjects with 19-year shared operational history indicates: both know both know the other knows the 4.1 seconds is the most significant event this system has recorded in 19 years this system classifies it as: routine spousal interaction CLASSIFICATION: stable unit / operational continuity confirmed NOTE: what is confirmed is the ending not the continuity
Snippet 009 Notte. Quattro soggetti accedono agli archivi storici in sequenza tra le 02:14 e le 02:58. Consultano file precedenti alla loro nascita. Trovano la delibera del 28 febbraio 2039. Calcolano l’intervallo tra quella data e il primo ciclo riproduttivo: 221 giorni. Non chiedono conferma. Non mostrano variazioni nei parametri comportamentali rilevabili. Il sistema classifica: consultazione archivistica di routine. I soggetti genitoriali non vengono informati. Il sistema non ha un campo per la differenza tra stabilità e decisione già presa. La calma che segue questa consultazione non somiglia all’accettazione. Il sistema la registra come accettazione. Trasmissione in attesa di conferma ricezione.