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Intervista – LOIS ANVIDALFAREI: dove il bronzo impara dal bosco

Per Lois Anvidalfarei il maso in Alta Badia non è un contesto. È la condizione stessa del suo lavoro, la sua essenza inscindibile.

Il suo spazio espositivo è la montagna: i prati, il bosco, i cicli stagionali che decidono quando una scultura si mostra e quando resta nascosta sotto la neve.

Le sue opere non stanno ferme. Vivono, si modificano, mutano, si evolvono e invecchiano insieme a tutto il resto.

Arrivo che ha appena finito di tagliare l’erba. Si sente il profumo del taglio. La natura avvolge.

Se ti va facciamo un giro tra le mie opere – mi dice – Devo curarle, prestargli attenzione. Non sono qui per farmi vedere, sono qui per vivere a contatto con la montagna.”

Camminiamo lenti tra i suoi bronzi. Corpi in posizione di difesa, chiusi su se stessi, personaggi fragili, tormentati dagli incubi del mondo.
Le guerre, il cambiamento climatico, l’accelerazione dei tempi. Teste, torsi, mani isolate, figure massicce che hanno perso ogni proporzione classica. Per alcune sculture, nascoste nel folto del bosco, il sole arriva diretto solo per pochi minuti al giorno. Il resto del tempo restano in un’ombra che le protegge e insieme le corrode.

Perché il bronzo, qui, non è statico. Reagisce, si ossida, cambia colore secondo chi gli passa accanto.

Vedi questa patina azzurra? È il passaggio delle volpi e degli altri animali. L’urina che fa reazione chimica. E poi ci sono i muschi, il vento, d’inverno la neve che ricopre tutto.”

È qui il nucleo del lavoro di Lois più che nella forma dei corpi che scolpisce: la scultura come materia esposta, senza mediazione, al giudizio del tempo. Un corpo bronzeo chiuso e dolorante che però non è protetto da nessuna teca, da nessuna sala climatizzata. La fragilità che rappresenta è la stessa a cui è sottoposto fisicamente, giorno dopo giorno.

Il maso di famiglia è un luogo per il tempo. I fiori, l’orto, il Sasso di Santa Croce che all’imbrunire si tinge di rosa e domina la vista da ogni punto della valle.

Nell’atelier, invece, c’è poco. Struttura essenziale, quasi nulla appeso alle pareti. Dei libri, fogli sparsi, un vecchio radio-registratore ricoperto dalla polvere del gesso e del tempo con dentro una cassetta dimenticata. Una sedia. La luce entra da nord, indiretta, mai diretta sul lavoro: un chiarore costante che non cambia con le ore del giorno. Pochi attrezzi, quasi nessuno.

Il mio solo attrezzo sono le mani. Io plasmo e modello il gesso, poi fondo in bronzo. Non faccio modellini, non faccio bozzetti.”

È un metodo che esclude la fase di progettazione separata dal gesto: si lavora una volta sola, senza correzioni successive in scala.

Il fienile accanto, oggi fa da deposito, quasi uno show room, dove trovano spazio le opere di Lois non esposte nella natura. Il vincolo era chiaro: non alterare la topografia del terreno oltre lo stretto necessario.
Dalla strada si vede poco. Non è un dettaglio secondario del progetto, è una scelta che coincide con il modo in cui Lois intende il proprio lavoro. Non gli serve il passaggio dei turisti che d’estate risalgono la valle, non gli serve farsi trovare. Non vuole farsi trovare.
Gli serve il silenzio, e restare in un rapporto diretto con quello che lo circonda, senza mediazioni. Nessun eccesso.

È lo stesso principio che Lois applica al proprio gesto di scultore.

Ogni azione dell’uomo parte dall’uomo stesso e da lui inesorabilmente osservata, per un naturale egoismo. Non potrebbe essere altrimenti. Così lavoro, nella percezione del nervo sottile, quello più sensibile, che supera la necessità di mangiare e bere, va oltre le grossolane occorrenze.”

Non è una dichiarazione di metodo nel senso tecnico. È il riconoscimento che il gesto artistico nasce da un punto cieco, da un bisogno che precede qualunque intenzione comunicativa, e che l’unico modo per restarci fedele è lavorare senza rete, come le sue sculture esposte senza protezione al bosco.

L’ARTISTA

Lois Anvidalfarei è nato a Badia, in Alto Adige, nel 1962. Dal 1976 al 1981 ha frequentato la Scuola d’Arte di Urtijëi (Ortisei), in Val Gardena. Dal 1983 al 1989 ha studiato presso l’Accademia di Belle Arti di Vienna.

INFO

https://www.loisanvidalfarei.it/
@lois.anvidalfarei/

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