Infinity Mirrored Room – The Hope of the Polka Dots Buried in Infinity Will Eternally Cover the Universe, 2025 © YAYOI KUSAMA Photo: Mark Niedermann

Nell’Infinito di YAYOI KUSAMA: il Tempo, i Puntini e l’Universo

La scomparsa di Yayoi Kusama conferisce oggi un significato diverso anche alla grande retrospettiva che la Fondation Beyeler di Basilea le ha dedicato tra il 2025 e il 2026. Una mostra che Hestetika aveva seguito da vicino, dedicandole un ampio approfondimento nel Vol. 43, di cui riproponiamo integralmente il testo.

Rileggerlo ora significa tornare dentro una ricerca che ha fatto dell’infinito una materia concreta, della ripetizione una forma di pensiero e della dissoluzione del sé una delle esperienze più radicali della contemporaneità. Kusama non ha semplicemente costruito un’estetica riconoscibile: ha trasformato la propria esperienza percettiva in un dispositivo capace di mettere in crisi la distanza tra individuo e universo.

Quello che segue è dunque un articolo scritto in occasione della mostra di Basilea, ma oggi assume inevitabilmente la forma di una memoria critica. Al centro resta l’opera, con la sua ossessione per i pois, le reti, gli specchi e l’accumulazione. Intorno, la domanda che attraversa tutta la ricerca di Kusama: cosa rimane del sé quando l’infinito smette di essere un’idea e diventa uno spazio da abitare?

L’ARTICOLO COMPLETO 

Varcare la soglia della Fondation Beyeler in questo autunno significa molto più che accedere a uno spazio espositivo: significa compiere un passo verso l’infinito, entrare in un universo sospeso tra realtà e visione, dove il tempo perde la sua linearità e il presente si fonde con l’eterno.

È qui che, per la prima volta in Svizzera, prende forma una retrospettiva dedicata a Yayoi Kusama (1929, Matsumoto), un’artista che ha attraversato oltre settant’anni di pratica con la forza di chi trasforma la propria interiorità in un linguaggio universale. Questa mostra non è soltanto un percorso cronologico: è un viaggio nel cuore di un immaginario che continua a interrogare i confini dell’arte, della percezione e dell’essere.

Dalle prime tele sperimentali dipinte a Matsumoto, intrise di un’urgenza visionaria, alle opere concepite negli ultimi anni, Kusama ci accompagna in un mondo fondato sulla ripetizione, sulla stratificazione e sull’accumulazione. I Polka Dots, segni elementari e al tempo stesso cosmici, diventano mappe di connessione; le Infinity Mirror Rooms trasformano lo spazio in una vertigine riflettente, dove lo spettatore non è più semplice osservatore, ma corpo immerso in una costellazione che non ha centro né confini. Entrare in una di queste stanze significa abbandonarsi a un’esperienza di spaesamento e meraviglia, un rituale in cui i limiti tra soggetto e oggetto, interiore ed esteriore, vengono disciolti.

Nel corso della sua lunga carriera Kusama ha attraversato con naturalezza linguaggi diversi — pittura, scultura, collage, installazioni, performance, moda e letteratura — senza mai smarrire la coerenza del proprio gesto. Ogni opera testimonia la tensione verso una lingua capace di dare forma all’invisibile: una lingua che non si rivolge solo alla vista, ma coinvolge il corpo, i sensi e la psiche.

La traiettoria biografica dell’artista è inseparabile dal suo lavoro: dall’infanzia in una società giapponese ancora rigidamente conservatrice, al confronto con le avanguardie di New York negli anni Sessanta, fino al ritorno in Giappone, dove l’arte si è intrecciata a una quotidianità segnata da fragilità e cura di sé. Kusama ha anticipato discorsi legati al corpo, al genere e all’identità, mostrando come l’arte possa essere insieme atto politico, forma di resistenza e pratica terapeutica.

La produzione artistica di Yayoi Kusama, pur essendo vasta e sempre più diversificata nel corso del tempo, è stata da sempre caratterizzata da due elementi costanti: l’ispirazione tratta dal mondo vegetale e la reiterazione di modelli semplici

Il lavoro di Kusama rivela una vera ossessione per la ripetizione infinita. Un uso continuo della reiterazione che, nata come mezzo per comunicare la sua esperienza psicologica, diventa presto un potente strumento di espressione artistica. È noto che Kusama soffra di allucinazioni in cui vede immagini come fiori, pois o reticoli. L’artista stessa ha raccontato che, fin dall’infanzia, quando sperimentò per la prima volta le allucinazioni, ha sempre rappresentato fiori, pois o reti, ispirandosi a un episodio in cui aveva fissato

un motivo di fiori rossi sulla tovaglia [e poi] alzando lo sguardo vidi che il soffitto, le finestre e le colonne sembravano tappezzati dello stesso motivo floreale rosso. Vidi l’intera stanza, il mio corpo e l’intero universo ricoperti di fiori rossi».

Nella sua estetica, moltiplicazioni e accumulazioni non sono mai semplice decorazione: sono tentativi di dare corpo all’infinito, di restituire l’immensità del cosmo attraverso simboli intuitivi e ipnotici. La ripetizione diventa gesto catartico, quasi liturgico, capace di trasformare la percezione del tempo e dello spazio. Le sue opere non raccontano soltanto l’infinito: lo incarnano.

La poetica di Kusama è fondata sull’idea che ogni parte sia connessa al tutto. L’accumulazione e la stratificazione non sono soltanto strategie visive, ma metafore di una coesistenza che riguarda tanto il microcosmo quanto il macrocosmo. Ogni segno, ogni superficie punteggiata, porta con sé una riflessione sulla fragilità e sulla grandezza dell’essere umano di fronte all’universo.

Vivere l’arte di Kusama significa confrontarsi con un paradosso: il sé che si dissolve nell’universale, e allo stesso tempo trova in esso la propria più radicale definizione. Le sue opere sono specchi che rimandano alla sua interiorità, ma anche messaggi aperti al mondo esterno, forme di comunicazione che trasformano lo spazio espositivo in un laboratorio di percezione e coscienza.

L’infinito, nell’universo di Kusama, non è astratto: è vissuto. Il suo mondo artistico è strutturato secondo la logica della ripetizione senza fine, dello spazio illimitato, del ritorno eterno. Attraverso di esso, Kusama dissolve la separazione tra sé e universo.

Nel suo mondo, l’infinito non è distante: è qui, ora dispiegandosi senza fine.

Come messaggio per tutti noi, Kusama ci ha condiviso questa poesia»

Residing in a Castle of Shed Tears 2010

When the time comes around for people to encounter the end of their life
After many years have passed, death seems to be quietly approaching.
It was not really my style to be frightened of that.
In the shadows of my loved one, distress revisits me at the dead of night,
refreshing my memories.
Being in love with and longing for you, having locked myself up in this “castle of shed tears.
” Now may be the time for me to wander out into a place where the guidepost points to the netherworld of life.
And the sky is waiting for me, attended by numerous clouds.
Overwhelmed by your tenderness that has always encouraged me,
from the depths of my heart, taking a path to “my wish for happiness,”
I have been searching all along for the appearance of “love.”
Let me call out to the birds flying about in the sky.
I want to convey these feelings to them.
Over many long years, I have treaded a path with art as a weapon.
But during those days I endured and hid the countless “despair,” “emptiness,” and “loneliness” in my
heart.
Along the way there were times when the fireworks of life “splendidly” adorned the sky,
dancing in the night sky in a myriad of colors.
I will never forget the exhilarating moment when the fireworks sprinkled dust all over my body.
I would like to ask you, Was the beauty of the end of one’s life nothing more than
an illusion?
For having fulfilled my prayer for wanting to leave behind my beautiful footprints,
this is my message of love to you.

Tratta dal Catalogo della mostra Fondation Beyeler
Edited by Mouna Mekouar for the Fondation Beyeler, Stephan Diederich for the Museum Ludwig, and Leontine Coelewij for the Stedelijk Museum
Amsterdam

Un articolo dedicato alla mostra è pubblicato all’interno del nuovo numero del magazine (scopri il nuovo numero).

Exhibition View

 

Info

Yayoi Kusama
12 ottobre 2025 – 25 gennaio 2026
Fondation Beyeler
Beyeler Museum AG, Baselstrasse 77, CH-4125 Riehen

 

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