mage: Yayoi Kusama in Yellow Tree / Living Room during the Aichi Triennale in 2010 © YAYOI KUSAMA. Courtesty Ota Fine Arts and David Zwirner

Morta YAYOI KUSAMA, l’artista che trasformò l’infinito in una forma

Yayoi Kusama è morta a 97 anni.

L’artista giapponese è scomparsa il 14 agosto in un ospedale di Tokyo, ma la notizia è stata resa pubblica soltanto oggi dal Yayoi Kusama Museum e dalla fondazione che ne custodisce l’eredità. La causa della morte non è stata inizialmente comunicata.

Con Kusama scompare una delle figure più radicali e riconoscibili dell’arte contemporanea del secondo Novecento. Il suo lavoro ha attraversato pittura, scultura, installazione, performance, cinema, letteratura e moda senza mai smarrire il nucleo ossessivo della propria ricerca: la ripetizione come metodo, il punto come particella cosmica, lo spazio come esperienza di dissoluzione dell’io.

Nata a Matsumoto nel 1929, Kusama iniziò a confrontarsi giovanissima con fenomeni allucinatori che avrebbero avuto un ruolo decisivo nella sua pratica.

I pois, le reti e le forme reiterate non furono semplicemente un repertorio estetico, ma un modo per dare una struttura visibile a una percezione del mondo continuamente sottoposta a fratture e proliferazioni. L’ossessione diventò pratica.

Nel 1957 Kusama lasciò il Giappone per New York, dove entrò rapidamente in contatto con la scena d’avanguardia. Le sue Infinity Nets, tele costruite attraverso la reiterazione quasi microscopica di archi e pennellate, anticiparono una parte della sensibilità minimalista e dialogarono con l’ambiente della nascente Pop Art.

La sua posizione rimase tuttavia difficilmente assimilabile a un movimento preciso. Kusama lavorava sul margine, contaminando pittura, scultura, happening e performance.


Negli anni Sessanta realizzò azioni pubbliche provocatorie, spesso legate alla nudità, alla sessualità, alla liberazione del corpo e alla protesta contro la guerra del Vietnam. Nel 1966, alla Biennale di Venezia, presentò Narcissus Garden, un campo di sfere specchianti che moltiplicava l’immagine dello spettatore fino a trasformare l’opera in una macchina di riflessi e autocoscienza.
È però con le Infinity Mirror Rooms che la sua ricerca avrebbe assunto una dimensione radicalmente immersiva. Lo specchio non è più superficie ma dispositivo: moltiplica la figura, cancella la scala, rende incerto il confine tra corpo e ambiente. L’infinito di Kusama non è un’astrazione metafisica. È una condizione percettiva.


Il ritorno in Giappone nel 1973 segnò un altro passaggio decisivo. Dal 1977 Kusama scelse volontariamente di vivere in un ospedale psichiatrico di Tokyo, continuando a lavorare ogni giorno nel proprio studio. La sua biografia, spesso raccontata attraverso la lente della malattia mentale, rischia tuttavia di diventare una scorciatoia critica. Ridurre Kusama alla propria sofferenza significherebbe ignorare la disciplina feroce con cui trasformò quella esperienza in un sistema formale capace di attraversare decenni.

LA MOSTRA 

Nei prossimi giorni, dal 11 settembre 2026 al 17 gennaio 2027, lo Stedelijk Museum Amsterdam dedica proprio a Yayoi Kusama una grande retrospettiva che ripercorre oltre settant’anni di ricerca tra pittura, scultura, performance, moda e installazione.

Dai primi lavori realizzati in Giappone negli anni Cinquanta alle esperienze newyorkesi degli anni Sessanta, fino alle produzioni più recenti concepite a Tokyo, la mostra mette in evidenza i nuclei fondanti dell’opera di Kusama: infinito, ripetizione, auto-annientamento e dissoluzione dei confini tra corpo, spazio e percezione.

Accanto alle opere più celebri saranno presentati lavori storici mai esposti prima in Europa e nuove opere realizzate appositamente per l’occasione, tra cui una nuova versione di una delle sue iconiche installazioni immersive.

Rein Wolfs, direttore dello Stedelijk Museum Amsterdam: «La scomparsa di Yayoi Kusama è una notizia profondamente dolorosa. La sua arte parla alle persone di tutto il mondo e attraversa generazioni, culture e confini nazionali. Nelle sue opere la distinzione tra noi stessi e il mondo che ci circonda scompare: diventiamo parte di qualcosa di più grande di noi. Al centro della sua ricerca c’è una potente idea di connessione, che conserva ancora oggi un significato profondo».

Leontine Coelewij, curatrice della mostra dedicata a Yayoi Kusama: «È stato un grande onore realizzare questa mostra in stretta collaborazione con l’artista e il suo studio. Il fatto che abbia continuato instancabilmente a creare nuove opere fino agli ultimi anni della sua vita testimonia la sua straordinaria forza artistica. Kusama ha trasformato le proprie esperienze personali in un linguaggio visivo altamente riconoscibile, che ha continuato a sviluppare nel corso della sua vita senza mai perderne la forza e la capacità di convinzione».

Con il massimo rispetto, la retrospettiva in programma si trasforma ora in un omaggio postumo che celebra la vita e l’opera di Kusama. La mostra offre così non soltanto una riflessione sulla sua eccezionale ricerca artistica, ma anche uno spazio per interrogarsi sulla sua influenza duratura e sul significato che la sua opera continua ad avere.

La mostra allo Stedelijk conclude il percorso espositivo internazionale iniziato alla Fondation Beyeler e proseguito al Museum Ludwig. Il progetto affianca inoltre la personale di Adam Pendleton, Some Wild Kind of Language, in programma dal 9 ottobre 2026 al 17 gennaio 2027.

Yayoi Kusama
Stedelijk Museum Amsterdam
Museumplein 10
1071 DJ Amsterdam
Netherlands
11 September 2026 — 28 February 2027

 

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