A sette anni dall’ultima esposizione negli spazi della galleria, BUILDING GALLERY di Milano dedica a Vincenzo Castella una vasta personale che attraversa oltre quarant’anni di ricerca fotografica. Vincenzo Castella. Timeless Archaeology, a cura di Marco Scotini, sarà visitabile fino al 3 ottobre 2026 e rappresenta una delle più ampie ricognizioni recenti sul lavoro di un autore che ha ridefinito il modo di osservare il paesaggio contemporaneo.

Distribuita sui tre livelli espositivi della galleria, la mostra riunisce circa sessanta opere fotografiche di medio e grande formato, molte delle quali presentate per la prima volta. Il percorso restituisce la coerenza di una ricerca sviluppata dagli anni Ottanta a oggi, concentrata sulle trasformazioni del territorio, sulla sedimentazione della memoria e sulle forme con cui il paesaggio industriale continua a inscrivere la propria presenza nel presente.
Figura imprescindibile della fotografia italiana contemporanea, Vincenzo Castella emerge sulla scena internazionale nel clima culturale generato da Viaggio in Italia del 1984, progetto che contribuì a ridefinire l’immaginario del paesaggio nazionale. Da allora il suo lavoro si è mosso lungo una linea di indagine che attraversa città, infrastrutture, siti produttivi e più recentemente ambienti naturali, mantenendo costante l’attenzione verso i processi di trasformazione dello spazio.
Al centro di Timeless Archaeology si colloca la produzione dedicata ai complessi industriali italiani ed europei. Gli impianti siderurgici dell’ILVA di Taranto, dell’Italsider di Napoli, gli stabilimenti Ansaldo e Breda, così come le architetture produttive fotografate in Germania, diventano il luogo di una riflessione che supera il semplice documento. Castella osserva questi apparati monumentali nel momento storico della loro obsolescenza, quando l’economia fordista cede progressivamente il passo ai modelli post-industriali e alla smaterializzazione digitale.
La sua fotografia evita ogni enfasi narrativa. Lo sguardo si mantiene rigorosamente analitico, quasi impersonale. L’obiettivo non interpreta, misura. Non cerca metafore, ma registra le condizioni di esistenza di un paesaggio in trasformazione. In questo senso il lavoro di Castella dialoga con la tradizione fotografica modernista, dal precisionismo di Charles Sheeler alle tassonomie industriali di Bernd e Hilla Becher, senza mai rinunciare a una specifica sensibilità italiana per la complessità dello spazio e della visione.
Il titolo della mostra introduce uno dei nodi teorici più rilevanti dell’intera ricerca. L’archeologia evocata da Castella non riguarda il passato ma una particolare condizione del presente. Già Luigi Ghirri aveva individuato nelle sue immagini non una rappresentazione della memoria, bensì il reperto di un’archeologia in atto, uno strumento capace di riportare alla luce ciò che esiste davanti ai nostri occhi ma che rischia di diventare invisibile. Le strutture industriali fotografate dall’artista appaiono infatti sospese in una temporalità ambigua: perfettamente contemporanee e al tempo stesso fossilizzate, immobili, già trasformate in testimonianza.

Questa tensione emerge con particolare evidenza nelle opere dedicate a Baden, presentate al piano terra della galleria. La serie, unica presenza digitale dell’esposizione, scompone un singolo secondo di ripresa in ventiquattro fotogrammi autonomi. L’apparente successione temporale si converte così in una costellazione di immagini statiche, confermando una delle intuizioni centrali del lavoro di Castella: il tempo della fotografia non coincide con il fluire degli eventi, ma con la possibilità di osservare la stessa realtà da molteplici centri di significato.
Più che una retrospettiva, Timeless Archaeology si configura come una meditazione sulla persistenza delle immagini e sulla capacità della fotografia di rendere visibili le stratificazioni del presente. In un’epoca dominata dalla velocità della produzione visiva, l’opera di Vincenzo Castella continua a opporre una forma di resistenza percettiva, invitando lo sguardo a sostare nei luoghi dove la storia non è ancora diventata passato.

L’ARTISTA

Vincenzo Castella (Napoli, 1952) vive e lavora a Milano. Inizia l’attività con Geografia Privata (1975-83), fotografie di interni domestici intesi quali memorie senza ricordi, e con Hammie Nixon’s People (1976-80), documentazione modernista della vita degli afroamericani statunitensi nelle città del Sud. Dal 1980 espone in Europa e negli Stati Uniti, prevalentemente concentrato sull’indagine delle trasformazioni paesaggistiche (partecipa a Viaggio in Italia, 1984, coordinato da Luigi Ghirri) e sugli scenari architettonici e industriali (monumentale il lavoro su San Siro, 1990). L’incessante esplorazione di Castella parte dai luoghi in cui ha vissuto (Napoli e Milano), per rivolgersi infine ai centri continentali e del Mediterraneo. Dal 1998 le opere, focalizzate sui temi della distanza e della dislocazione, assumono una connotazione fortemente a-narrativa. La ricerca sulle dimensioni porta Castella, dal 2006, a sviluppare installazioni a partire da negativi fotografici di grande formato, mentre la sua indagine va espandendosi agli spazi interstiziali fra natura e cultura. Nel 2006 nell’ambito del progetto Metropolitana per l’arte per la città di Napoli, con la direzione artistica di Achille Bonito Oliva, realizza una installazione permanente con cinque grandi opere fotografiche nella nuova stazione Linea 6 Augusto. Tra il 2006 e il 2008 Castella realizza Cronache di Milano, il suo primo lavoro di istallazioni video di sei attraversamenti animati in simultanea su sei fotografie dall’alto che includono sei scenari di fatti di cronaca nera a Milano.
INFO
Vincenzo Castella
Timeless Archaeology
a cura di Marco Scotini
Fino al 3 ottobre 2026
BUILDING GALLERY
via Monte di Pietà 23, 20121 Milano
martedì-sabato, 10-19
www.building-gallery.com




