A Villa e Collezione Panza, a Varese, fino al 10 gennaio sarà visitabile la mostra Josef Albers: Meditations.
La mostra, organizzata dal FAI e dalla Josef & Anni Albers Foundation,non è una retrospettiva, e nemmeno una celebrazione. È piuttosto una messa a punto del vedere, costruita attraverso ventinove opere che attraversano due nuclei fondamentali della ricerca di Josef Albers: Variant/Adobe e Homage to the Square.

L’idea curatoriale, firmata da Nicholas Fox Weber su invito di Gabriella Belli, si innesta su una genealogia già implicita nel luogo. La FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano ETS non ospita semplicemente una mostra, la assorbe dentro una grammatica domestica che da sempre trasforma la casa-museo di Varese in un laboratorio della percezione.
Il progetto nasce dall’invito di Gabriella Belli, Curatrice della Programmazione Scientifica di Villa e Collezione Panza, a Nicholas Fox Weber, Executive Director della Josef & Anni Albers Foundation e curatore della mostra. Nonostante Josef Albers non sia tra gli artisti collezionati da Giuseppe Panza di Biumo, ma di certo tra quelli da lui osservati e studiati – due suoi cataloghi nella biblioteca personale del collezionista – il progetto espositivo è strettamente legato all’identità del luogo e alla storia della Collezione Panza: l’opera di Albers, infatti, appare oggi uno degli antecedenti più alti di molte ricerche –sulla luce, sul colore o sulla percezione – che Giuseppe Panza avrebbe poi perseguito attraverso l’opera di artisti che caratterizzano la sua raccolta storica. La mostra propone, inoltre, un dialogo tra le opere e gli
spazi di Villa Panza dando corpo a quell’idea, dello stesso Albers, per cui opere d’arte e oggetti frutto di una ricerca originale e di un’eccellente qualità tecnica, indipendentemente dal tempo o dal luogo in cui sono stati realizzati, possono arricchirsi nel loro confronto. Ne risulta un allestimento originale e suggestivo, capace di restituire una prospettiva rinnovata sulla ricerca di Josef Albers, ed essenziale, rarefatto e meditativo, come lo spirito che ha sempre animato la ricerca di Giuseppe Panza di Biumo, e che tuttora caratterizza l’esperienza di visita a Villa e Collezione Panza.
Pioniere della pittura astratta, designer e docente, Josef Albers (1888–1976) ha creduto nel potere dell’arte di “aprire gli occhi” e ha dedicato una parte essenziale della propria pratica artistica e pedagogica allo Josef & Anni Albers Foundation studio del colore e delle sue interazioni. La serie Variant/Adobe (1946–1966) e Homage to the Square
(1950–1976) costituiscono l’esito più compiuto di questa ricerca e testimoniano la sua straordinaria capacità di indagare gli effetti delle interazioni del colore nell’esperienza percettiva.
Avviata nel 1946, l’ispirazione per la serie Variant/Adobe nasce dall’arte, dall’architettura e dai paesaggi che Albers ha
osservato in Messico e nel corso dei suoi numerosi viaggi in America Latina. Questo corpus di lavori segna una fase fondamentale della sua ricerca, che gli permise, adottando una struttura semplice e replicabile, di sperimentare accostamenti cromatici e i relativi effetti ottici. Quattro anni più tardi, nel 1950, Albers sviluppa ulteriormente questa indagine, dando avvio a quello che sarebbe divenuto il suo progetto più ambizioso, Homage to the Square, al quale lavora fino alla morte, nel 1976, realizzando oltre duemila dipinti e stampe. Adottando il quadrato come unità primaria, Albers mostra come la percezione di un colore cambi in rapporto a quello che gli sta accanto. Il lieve spostamento verso il basso del centro di ciascun quadrato introduce inoltre una tensione che porta l’occhio ad avvertire un senso di
movimento.
Questa riflessione influenzò profondamente gli artisti minimalisti e ambientali americani, come Dan Flavin, James Turrell e Robert Irwin, ma anche le ricerche m onocromatiche, sempre americane degli anni ‘80, rappresentate a Villa Panza da artisti quali David Sims, Phil Sims e Anne Ruth Freedenthal. Non sorprende, dunque, che Panza abbia guardato con particolare attenzione al lavoro di Albers, riconoscendo nella sua sistematica esplorazione del colore – tra forme minimali ed effetti percettivi – una sensibilità pienamente affine alla propria.
Presentate negli spaz i del primo piano, nelle otto stanze affacciate sul parco della Villa, le opere sono state selezionate da Weber per stimolare proprio quegli effetti lenti, gentili, ‘meditativi’ che Albers indicava come necessari alla comprensione dell’opera d’arte e che Giuseppe Panza ha ricercato nell’allestimento della sua casa-museo. La mostra non si costruisce come una retrospettiva cronologica, ma come un itinerario percettivo, concepito come un “esercizio del vedere”, in cui le opere diventano strumenti di indagine. Il visitatore è invitato a muoversi tra ambienti costruiti su
assonanze e dissonanze cromatiche: dalle consonanze della prima stanza, con i bianchi e i gialli aciduli di Lone Whites (1963), Dimly Reflected (1963), Ascending (1962) e Polar (1963), in cui le tonalità di uno stesso colore si rivelano progressivamente, si passa ad ambienti di più forte tensione cromatica, dove gli aranci e i rosa agiscono da contrappunto ai toni freddi e scuri. Il percorso conduce infine alle gradazioni più dense dei grigi, dei bruni e dei neri di Night Sound (1968), Dark (1947) e Profundo (1965). Tra i prestiti d’eccezione, Orange Front dal Guggenheim di Venezia, Homage to the Square dal Musée d’Art Moderne di Parigi, insieme a lavori raramente esposti al pubblico, come Dark, proveniente dalla Josef & Anni Albers Foundation e scelto da Weber proprio per la sua intensità. Un’ultima sezione con contributi video restituisce inoltre il metodo di un artista che ha profondamente trasformato la pittura del Novecento.
EXHIBITION VIEW
INFO
JOSEF ALBERS: MEDITATIONS
a cura di Nicholas Fox Weber
9 aprile 2026 – 10 gennaio 2027
Villa e Collezione Panza – Piazza Litta 1, Varese, Italia







