Fino al 13 settembre 2026, la Pinacoteca di Brera a Milano ospita la prima mostra mai dedicata a Giovanni Agostino da Lodi, uno degli artisti più originali attivi in Italia nei decenni a cavallo del 1500.
L’esposizione restituisce la complessità di questo autore attraverso 46 opere, tra autografe e di autori quali Bramantino, Alvise Vivarini, Giovanni Bellini, Giorgione, Dürer, Lorenzo Lotto e Girolamo Romanino, sia conservate a Brera sia provenienti da importanti musei nazionali ed esteri tra cui il Musée du Louvre a Parigi, le Gallerie dell’Accademia a Venezia, l’Allentown Art Museum in Pennsylvania, il Kunsthistorisches Museum a Vienna, la Galleria Borghese a Roma, il Museo del Prado e il Museo Thyssen- Bornemisza a Madrid, la National Gallery a Londra.
L’esposizione è a cura di Maria Cristina Passoni, Cristina Quattrini; il comitato scientifico è composto da Alessandro Ballarin, Francesco Frangi, Mauro Natale, Maria Cristina Passoni, Cristina Quattrini, Edoardo Rossetti.
La vicenda di questo autore, misteriosa per la scarsità di dati biografici, si svolse tra la fine del Quattrocento e i primi anni del Cinquecento, in un quadro di fitte relazioni artistiche fra Milano e Venezia.
La mostra nasce con l’obiettivo di restituire al pubblico la complessità e la ricchezza di questo itinerario artistico, riprendendo e aggiornando gli studi che, soprattutto dalla fine del Novecento, hanno contribuito a definire la figura del pittore.
Giovanni Agostino da Lodi – afferma Angelo Crespi, Direttore Generale Pinacoteca di Brera, Palazzo Citterio e Biblioteca Nazionale Braidense – è tra i pochi artisti di rilievo del Rinascimento italiano ai quali finora non sia stata dedicata una mostra. La Pinacoteca di Brera, che possiede l’unico suo dipinto firmato, è il luogo ideale per una monografica che lo faccia finalmente conoscere al grande pubblico. È un dovere per un museo di Stato valorizzare il proprio patrimonio, cercando nelle pieghe della storia dell’arte elementi di novità, significati non ancora evidenziati, ulteriore bellezza, senza cedere alle facili logiche del già visto e già noto”.
Il percorso espositivo ricostruisce la sua carriera attraverso 46 opere, tra autografe e di autori coevi, in parte conservate a Brera ma soprattutto frutto di numerosi e importanti prestiti da musei italiani ed esteri, tra cui il Musée du Louvre a Parigi, le Gallerie dell’Accademia a Venezia, l’Allentown Art Museum in Pennsylvania, il Kunsthistorisches Museum a Vienna, la Galleria Borghese a Roma, il Museo del Prado e il Museo Thyssen-Bornemisza a Madrid, la National Gallery a Londra. I dipinti di Giovanni Agostino da Lodi dialogano con capolavori di Bramantino, Alvise Vivarini, Giovanni Bellini, Giorgione, Dürer, Lorenzo Lotto, Girolamo Romanino.
Pittore raffinato e bizzarro, Giovanni Agostino da Lodi riemerse negli studi all’inizio del Novecento, dapprima con il nome convenzionale di Pseudo Boccaccino coniato da Wilhelm von Bode, che nel 1890 gli restituì varie opere precedentemente riferite al cremonese Boccaccio Boccaccino. Nonostante la firma sulla tavoletta della Pinacoteca di Brera raffigurante i Santi Pietro e Giovanni Evangelista (?), resa nota nel 1912 da Francesco Malaguzzi Valeri, la sua si rivelò una vicenda critica a lungo controversa, fino al riconoscimento della sua statura sancito da ricerche della fine del secolo scorso.
La sua formazione avvenne presumibilmente a Milano tra la fine del nono e l’ultimo decennio del Quattrocento, a contatto con Bramante e Bramantino, ma la sua prima attività nota comincia a Venezia, dove lavora dagli ultimi anni del Quattrocento a poco prima del 1510, quando è documentato a Milano.
Durante il soggiorno veneziano Giovanni Agostino venne in contatto con i maggiori maestri attivi in Laguna, dimostrando una profonda comprensione dei loro linguaggi e al tempo stesso la capacità di rielaborarli in modo estremamente personale. Sulla sua cultura milanese innesta dapprima l’influenza di Alvise Vivarini e presto la conoscenza di Giorgione.
L’influenza di Leonardo – evidente anche nella tecnica dei rari disegni – fa pensare che sia occasionalmente tornato in patria; al tempo stesso, l’artista è uno dei pittori più profondamente toccati dal secondo soggiorno veneziano di Dürer, fra il 1505 e il 1507.
Nel 1510 Giovanni Agostino da Lodi risulta a Milano. Nonostante la scarsità di opere e documenti, pare godere di un certo prestigio, lavorando per cantieri artistici di primo piano come la chiesa di Santa Maria della Pace e la Certosa di Pavia. In quest’ultima fase il suo stile si fa più monumentale e si avvicina alle opere coeve di Bramantino e al leonardismo di Marco d’Oggiono.
INFO
GIOVANNI AGOSTINO DA LODI
Milano, Pinacoteca di Brera (via Brera 28)
26 maggio – 13 settembre 2026
IG @pinacotecabrera
FB Pinacoteca di Brera








