RAGA: la centrifuga fa schifo in un modo molto specifico che è diverso da come fa schifo qualsiasi altra cosa qui il modo in cui fa schifo è che per venti minuti il tuo corpo ricorda qualcosa che non ha mai vissuto cioè la terra e il ricordare-senza-aver-vissuto è la sensazione più strana che esista perché non sai se è nostalgia o se è solo il riflesso di qualcosa che è scritto nelle ossa da molto prima che tu nascessi VASHTI: ancestrale VASHTI: è la parola che cerchi VASHTI: è la memoria somatica di condizioni gravitazionali che il tuo corpo non ha mai sperimentato direttamente ma che porta codificata nel sistema muscolare e scheletrico attraverso l’evoluzione è come avere la mappa di un posto in cui non sei mai stato disegnata dentro il corpo VASHTI: ho guardato anche io i video dei gatti VASHTI: non ho capito perché sono sempre dentro delle scatole di cartone con quella forma dozzinale la loro memoria ancestrale credevo fosse legata alle piramidi VASHTI: se ci fosse stata una civiltà di gatti non avrebbero mai lanciato delle testate nucleari dalla Luna sulla Terra TARA: stavo cercando di dire che poi la centrifuga si ferma e quella mappa si cancella e rimane solo dove sei adesso che è qui e questo è peggio di non aver avuto la mappa perché almeno prima non sapevi che mancava TARA: i terrestri mi fanno davvero rabbia ho trovato una memoria piena di porno nascosta nel bagno è una cosa incredibile sembra il circo sono bellissimi e muscolosi e nudi fanno un sacco di cose per dire che nei video che ci ha fatto vedere archivista delle olimpiadi i terrestri sembrano molto meno performanti VASHTI: qui di meno performanti vedo solo ketu e raga su questa tematica capisco che questa linea di chat verrà ignorata KETU: mio padre aveva un archivio di suoni terrestri pioggia vento tra gli alberi traffico mare tempesta quello che aveva registrato negli anni in cui stava ancora sulla terra prima di conoscere mamma e li ha lasciati nel sistema quando è morto e a volte la notte li faccio partire piano e per un po’ il corpo pensa che fuori ci sia qualcosa di diverso dal vuoto e poi finiscono e il vuoto è ancora più vuoto di prima e ho smesso di cercare di capire se li faccio partire perché mi fanno bene o perché cerco questo ritorno al silenzio del vuoto che è mio RAGA: sono la stessa cosa li fai partire perché producono qualcosa e quel qualcosa è reale anche se il dopo è peggio alcune esperienze valgono il dopo RAGA: è un principio che ho applicato anche alla centrifuga nel senso che ci vado e fa schifo ricordare senza avere vissuto niente della Terra e poi finisce e rimane solo la densità ossea che era il punto da principio VASHTI: la densità ossea non è il punto il punto è che se non vai le nostre ossa si sbriciolano e se vai perdi qualcos’altro e non c’è un nome per quello che perdi il manuale di tua madre tara non ha una sezione su quello che si perde ogni volta che la centrifuga ti dà e poi ti toglie la mappa di un posto che non esiste per te? TARA: no quella sezione non c’è KETU: secondo me andrebbe scritta TARA: sì andrebbe scritta da qualcuno che sa cosa c’è dentro non da qualcuno che ha costruito il protocollo e poi lo ha dedicato a se stessa
body learn lie, bone follow blind, mixed media su legno da cassa carg, 20 × 14,6 cm Tara e Ketu, 2055
La porta ha registrato la mia domanda di ingresso
attraverso una scansione che risolve il mio corpo in dati.
Per lo scanner verticale in cui sono descritta utilizzando
un disegno standard verde smeraldo io sono un insieme di
sottoinsiemi con altre appendici gnoseologiche. Magari
avessi le tette standard che sono in quel disegno standard.
Magari avessi la raffinatezza standard di quella testa tonda
e minuta così terrestre. Magari avessi quelle gambe
muscolose. Lo scanner mi omologa nel disegno rendendomi
temporaneamente una ragazza umana, poi comincia ad
indicizzare i parametri a partire dalla consistenza della
massa, densità ossea e ritmo circolatorio. Parametri che
vengono messi a confronto con un registro interno pieno di
dati standard terrestri a cui anche sforzandomi farei fatica
a corrispondere anche allenandomi giornalmente, cosa che
non faccio. Lo scanner mi legge il femore e sputa fuori il
solito dato: 0,71. Il LED lampeggia di rosso e mi esclude. Se
c’era un modo per rifiutarmi come il risultato di una
estinzione in corso di una umanità di cui non ho mia
conosciuto la gloria dell’epoca d’oro, questo è il modo. I
perni di blocco si inseriscono dietro il pannello con una
compressione idraulica che trasmette un rumore asciutto
che va di sperdendos i at t raver s o l a s t rut tur a
fonoassorbente nel corridoio. La centrifuga è divisa da un
ponte piuttosto lungo dalla base e quando è in rotazione si
estende una ulteriore pleura che estingue le vibrazioni.
Questo è soltanto uno degli studi per la base lunare che
hanno avuto ottime ricadute economiche per le aziende che
le hanno sviluppate estendendo queste tecnologie sulla
Terra. Qui azionare la centrifuga vicino alle camere senza
assorbimento acustico vorrebbe dire non concedere
neanche un secondo di riposo a chi dopo il proprio turno e
le sue mansioni vorrebbe dormire. Sulla Terra, invece,
qualcuno in qualche città colpita dalla nostra base lunare
non deve avere sentito nulla, neanche l’onda d’urto, grazie
all’applicazione di queste tecnologie.
Il respingimento alla porta di ingresso invece è un impatto
che sembra studiato per essere severo e stupido. La porta
fa per aprirsi di un centimetro per poi chiudersi
nuovamente, per cinque volte. Ripete il sibilo e la
vibrazione dove la linea a tenuta stagna scompare e si
sigilla escludendomi dall’interno, ribadendo con questo
smascellare sadico che sono ufficialmente un abominio.
Non è che il sistema è rotto, è che io sono fatta male per i
suoi standard. Il registro interno — quello che hanno
firmato i miei nel 2031, quando io non ero nemmeno
un’idea — ha uno standard. Qualsiasi altro non è neanche
indicizzato: 1,09. Un numero terrestre. Un numero pesante
di cui io non posso farmi carico. Un numero che io non avrò
mai. Vorrei dare un pugno contro allo schermo della mia
interfaccia davanti all’accesso della centrifuga solo per
provare che dentro ho qualcosa di solido e non polvere
lunare.
Dal lato opposto sul terzo ponte che collega alla centrifuga
sento i perni che scattano. Quel rumore mi irrigidisce come
un insulto. Vedo Raga davanti alla sua interfaccia. Vedo il
LED diventare verde. Lui è come me. I suoi piedi toccano il
pavimento con una forza insufficiente a generare trazione
ma sufficiente per muoversi con agilità nella base. I suoi
talloni sono sollevati appena sotto 0,16G, il suo corpo come
il mio è incapace di ancorarsi, ma su questo ed altro
abbiamo creato il nostro movimento tridimensionale.
Conosco fin troppo bene la difficoltà di mascherare i
micro‑tremori che corrono lungo i suoi polpacci mentre i
muscoli tentano di compensare l’assenza di resistenza. È
inutile mentire a sé stessi per cercare di sembrare un
terrestre alle prime armi con questa gravità. Vedo lo
scanner ritrarsi. Ha terminato lo studio di Raga, però
sembra non aver confermato il mio stesso risultato. Raga
pur avendo i miei stessi parametri entra. La porta si sigilla
alle sue spalle e io resto qui doppiamente fuori, a fluttuare
da sola come un’idiota.
All’esterno della camera il motore della centrifuga avvia la
rotazione. L’anello accelera da fermo alla velocità
operativa e genera un gradiente che aumenta con
costanza. La massa di Raga risponde alla forza crescente.
Sento la micro vibrazione sotto i piedi e so cosa sta
succedendo a lui. Lui sta diventando vero. A 2,1 RPM il
pavimento smette di essere un suggerimento e diventa un
ordine di subalternità a cui opporre resistenza. Vedo i suoi
stivali che colpiscono il pavimento. Adoro quel suono, è
inconfondibile. Clack. Clack. Un suono solido. Il suono di
qualcuno che appartiene a un posto con un peso. Gli
stivalisono fatti per amplificare ogni passo in un impatto
controllato, una compressione della suola contro la
superficie che stabilisce un senso di appartenenza
all’interno del sistema chiuso.
Vedo Raga sicuro di sé. La centrifuga è stabile. Raga sente
di poter costruire un riferimento con il pavimento e con
questo lo vedo fare momentaneamente ritorno
all’arroganza della specie. Mentre continua ad esercitarsi
riconosco che Raga non prova solo sollievo fisico; prova
una forma di superiorità che lo disgusta e lo eccita allo
stesso tempo. Raga mi guarda oltre il vetro ma sento che
se dovessi analizzarne i parametri con una forma di
scanner che analizza l’anima, ora non mi riconoscerebbe
come sua sorella, infatti mi guarda con una forma di
neutrale disprezzo simile allo sguardo dei gatti infastiditi
dai loro servitori umani che guardo nei video. Da quel
ridicolo giro di giostra temporaneo vede ciò che ha
rischiato di essere: un’ombra senza trazione. Mi fa sentire
una specie di insetto lungo e inutile, una deviazione
statistica colpevole di non meritare il consumo dell’
ossigeno sintetico riciclato del corridoio.
Il contrasto tra lui e me è evidente anche se non capisco
come abbia passato l’esame dello scanner. Dentro, lì, c’è la
Terra. Accumulo di forza, allineamento strutturale, densità
ottenuta attraverso la rotazione. Fuori, qui, c’è la deriva di
un corpo che opera sotto la soglia richiesta per
l’integrazione, perfettamente a suo agio nel muoversi
senza il peso che lo eccita così tanto. Sento che ogni
grammo di densità che la macchina restituisce a mio
fratello è un grammo che ruba al nostro destino comune.
Raga è eccitato dalla sensazione che gli dà la gravità, è
felice di essere uno schiavo e glielo dicono gli occhi,
rispondendo al suo sguardo dal vetro. Mi si ferma il fiato
perché vedo che lui mi guarda e capisce. Capisce che la
macchina ci ha divisi. Lui è il figlio d’oro, quello che
pensano possa essere riparato. Io sono quella che deve
accettare questa differenza e restare leggera, fino a
sparire.
L’aria nel corridoio mantiene una qualità stagnante. La
circolazione è ridotta nelle immediate vicinanze della
camera sigillata e la distribuzione dell’ossigeno
particolarmente irregolare lungo i ponti di collegamento.
Ogni inspirazione qui attrae una miscela priva della
densità necessaria a impegnare pienamente la mia
capacità polmonare. Inspiro superficialmente, espiro
lentamente il poco di aria che ho preso. La lingua registra
una traccia metallica mentre l’output di adrenalina
aumenta. Sento un forte sapore di rame che persiste sul
retro della bocca, e gli occhi seguono il movimento interno
attraverso il pannello di osservazione. L’andatura di Raga
si è stabilizzata sotto la gravità imposta, la postura si è
adatta al carico, le articolazioni si comprimono in una
configurazione allineata con il telaio rotante e il contatto
ripetuto dello stivale contro il ponte produce una sequenza
di impatti che a lungo andare hanno definito tutto lo spazio
interno. Lui raggiunge la velocità operativa, la vibrazione
si stabilizza in una frequenza. Io all’esterno resto nella
deriva a bassa gravità. I due spazi sono separati da una
barriera che traduce la selezione in fisica e il contatto di
Raga attraverso l’interfaccia si riduce man mano che la
mia mano poggiata sul vetro perde pressione. Le dita che si
staccano in sequenza, il corpo che si abbandona di qualche
centimetro all’indietro senza resistenza, l’esclusione
completa non come evento ma come stato sostenuto
mentre il sistema continua a funzionare con entrambe le
condizioni in parallelo: un corpo integrato nella massa
rotante, l’altro mantenuto in un corridoio in cui la trazione
non può essere ottenuta, la differenza registrata come
variabile fissa all’interno della funzione stabile della base.
Odio Vikram. Odio Priya. Odio tutti quelli che hanno deciso
che nascere qui sarebbe stato un passo avanti per
l’umanità. Non è un passo avanti se le tue ossa sono fatte di
vetro e il sistema ti chiude fuori dalla stanza che dovrebbe
salvarti. Raga si ferma a metà giro del suo stupido
carosello. Mi fissa. In quel momento non lo amo più. Lo odio
perché lui ha il pavimento e io ho solo la deriva in punta di
piedi, con la Luna che mi porta via. E prima questa deriva
mi piaceva tantissimo. Lo odio perché lui è davvero cretino,
è davvero convinto di diventare “1,09” mentre pensa che io
resterò limitata nel mio “0,71”.
Lo scanner si sveglia di nuovo davanti a me. Fa partire
l’indagine di routine. Il LED è ancora rosso. Mi sta di nuovo
urlando che non sono abbastanza. Voi ci avete dato i nomi
degli dei, penso mentre scivolo nel buio del corridoio, ma ci
avete costruito con i corpi degli insetti.
CORTICAL ACQUISITION LOG ARCHIVIST SYSTEM — INTERNAL CLASSIFICATION AUTHORITY THRESHOLD EXCEEDED SERIES storage: degraded compression: maximum fidelity: declining LOG REF: 2055.09.14 / SUBJECTS: L-001 / L-002 location: centrifuge access — module 7 cortical acquisition: ACTIVE / COMPARATIVE MODE L-001 — threshold behavior: hand contacts railing grip initiates grip releases duration of contact without entry: 11.3 seconds 11.3 seconds of prefrontal activity content: probability calculation calculation variables: bone density 71% / rotation rate 2.1 RPM / recommendation protocol: caution advised subject aware of recommendation subject calculating: anyway the anyway is the most significant neural event this cycle L-002 — entry behavior: no threshold hesitation entry at 0.3 seconds post-arrival prefrontal inhibition of caution signal: confirmed the inhibition is not recklessness the inhibition is: a decision about what kind of information is worth having L-002 has decided: the information inside the rotation is worth the cost of the entry comparative analysis: both subjects are calculating different variables L-001 calculates: risk L-002 calculates: necessity neither calculation is wrong the calculations will diverge the divergence will become: the whole story centrifuge calibration: set for two will remain set for two after today after after CLASSIFICATION: standard physiological assessment / differential response NOTE: the differential is not physiological
Snippet 007 Centrifuga. Due soggetti alla soglia. Il sistema applica protocollo personalizzato in base ai parametri fisiologici: Vashti sotto soglia raccomandata, Raga sopra. La macchina tratta i corpi diversamente. Non ha dichiarato questo come gerarchia. I corpi lo registrano comunque. Dopo la sessione: undici ore senza comunicazione verbale tra i due soggetti. Il sistema classifica: nominale. La macchina non ha creato la differenza tra loro. Ha applicato la differenza che il sistema registrava già. Il sistema non ha un campo per il momento in cui una differenza misurata diventa una differenza sentita. Parametri vitali nella norma. Trasmissione in attesa di conferma ricezione.