Il corpo come superficie del desiderio, luogo dell’identità, terreno di conflitto. È il filo che attraversa Klimt, Schiele, Kokoschka e il corpo nell’arte contemporanea, la mostra che fino al 14 febbraio 2027 porta al MUVEC di Mestre un secolo di immagini e interpretazioni della fisicità.

Al centro del percorso c’è Giuditta II di Gustav Klimt, dipinto del 1909 appartenente alle collezioni di Ca’ Pesaro. Attorno all’opera si sviluppa una selezione di 47 lavori tra pittura, disegno, grafica, scultura e fotografia, con prestiti provenienti, tra gli altri, dal Museo Nacional Thyssen-Bornemisza di Madrid, dal Leopold Museum di Vienna, dallo Szépművészeti Múzeum di Budapest, dalla Oskar Kokoschka Foundation di Vevey, dalle Gallerie dell’Accademia di Venezia, dal Getty Research Institute di Los Angeles e dalla Fondazione Piero Manzoni.
IL PERCORSO ESPOSITIVO

Il punto di partenza è la Vienna della Secessione, dove il corpo diventa uno dei luoghi privilegiati attraverso cui la modernità mette in discussione le proprie convenzioni. Klimt, Schiele e Kokoschka affrontano la figura umana con modalità differenti, ma accomunate dalla rottura con l’ideale accademico. La donna di Klimt assume una nuova autonomia erotica e psicologica; Schiele porta la figura verso la deformazione, l’isolamento e la fragilità; Kokoschka utilizza invece il corpo come superficie sulla quale rendere visibile l’inquietudine interiore.
Il percorso prosegue negli anni Venti e Trenta, quando quella libertà formale viene in parte ricondotta entro i modelli del cosiddetto ritorno all’ordine. Il corpo torna a confrontarsi con l’antico e con l’idea di proporzione, mentre nell’Europa dei regimi autoritari la rappresentazione della figura umana viene spesso ricondotta a modelli di forza, salute e disciplina. In Italia, opere di Felice Casorati, Guido Cadorin e Mario Sironi restituiscono però una dimensione più ambigua e sospesa, lontana dalla semplice celebrazione del corpo ideale.
Dopo la Seconda guerra mondiale la rappresentazione della fisicità cambia nuovamente. Negli anni Sessanta il corpo esce dalla tela e comincia a entrare direttamente nell’opera. Le Antropometrie di Yves Klein, le Impronte e le Sculture viventi di Piero Manzoni anticipano una stagione nella quale l’artista non si limita più a rappresentare il corpo, ma lo utilizza come materia, supporto e gesto.
Con la Body Art questa trasformazione diventa ancora più radicale. Gina Pane e Ana Mendieta fanno della propria fisicità uno strumento attraverso cui affrontare dolore, identità, vulnerabilità e condizione femminile. La pelle, il sangue, la nudità e la modificazione del corpo entrano nel linguaggio artistico senza più la mediazione della rappresentazione tradizionale.
La mostra arriva così alla contemporaneità, dove il corpo appare sempre più come qualcosa di modificabile, esposto, idealizzato o virtualizzato. Una storia che parte dalla Vienna di inizio Novecento e arriva alle pratiche artistiche contemporanee seguendo una trasformazione decisiva: da soggetto da rappresentare a materia stessa dell’opera.
Il titolo richiama il celebre motto della Secessione viennese, “Ad ogni epoca la sua arte, ad ogni arte la sua libertà”. Qui la formula assume una diversa prospettiva: ogni epoca costruisce anche il proprio corpo, e attraverso quel corpo racconta ciò che considera normale, desiderabile o possibile.
Il programma di MUVE Education affianca alla mostra visite e laboratori per scuole, università e adulti, con attività dedicate anche all’accessibilità. Tra queste Il corpo da vedere, toccare, immaginare, percorso plurisensoriale che comprende una riproduzione a rilievo della Giuditta II di Klimt.
EXHIBITION VIEW





INFO
KLIMT, SCHIELE, KOKOSCHKA e il corpo nell’arte contemporanea
26 settembre 2026 – 14 febbraio 2027
Mestre (Ve), MUVEC – Casa delle Contemporaneità
muvemestre.visitmuve.it




