Gianluigi Colin - Ritratto

GIANLUIGI COLIN, “Lacrime”: la mostra alla Galleria Lorenzo Vatalaro di Milano

Gianluigi Colin presenta Lacrime, la sua nuova mostra personale alla Galleria Lorenzo Vatalaro di Milano, in programma dal 5 novembre al 23 dicembre 2026.

Il progetto riunisce cinque opere inedite di medie dimensioni e due lastre provenienti dai processi di produzione tipografica, accostate a due crocifissi in bronzo del Manierismo italiano. Un confronto tra arte contemporanea e iconografia sacra che prende forma attraverso i materiali residuali della comunicazione e la loro capacità di conservare tracce della realtà.

Da anni Colin indaga ciò che rimane delle immagini dopo il loro consumo. La sua ricerca si sviluppa a partire dagli scarti della produzione editoriale, fra teli, matrici e superfici tipografiche che, una volta esaurita la funzione originaria, diventano materia per una nuova elaborazione visiva; in Lacrime, questi residui perdono il legame diretto con la notizia e acquistano una dimensione pittorica autonoma.

L’inchiostro si deposita, cola e si stratifica, dando origine a composizioni astratte segnate da campiture, velature e abrasioni. La bellezza formale delle opere convive con la provenienza dei materiali, attraversati dal flusso quotidiano di notizie, immagini di guerra, violenze e vicende umane. La cronaca non è più leggibile in modo diretto, ma sopravvive come impronta, memoria fisica di un presente continuamente prodotto e rapidamente dimenticato.

Il titolo Lacrime nasce da questa ambiguità. Sono lacrime d’inchiostro: gocce e colature che sembrano scendere lungo la superficie. Ma sono anche la metafora di una condizione del nostro tempo», spiega Colin. «Come se la macchina che incessantemente racconta il mondo, dopo aver prodotto milioni di parole e immagini, potesse improvvisamente smettere di parlare e cominciare a piangere».

Il progetto espositivo mette in relazione questa ricerca con due crocifissi in bronzo: uno realizzato da Antonio Susini su modello del Giambologna, l’altro da Sebastiano Torrigiani su modello di Guglielmo Della Porta. La presenza delle opere manieriste introduce un diverso orizzonte temporale e iconografico, nel quale la rappresentazione della sofferenza incontra le tracce anonime lasciate dalla comunicazione contemporanea.

Il confronto non si limita alla contrapposizione fra antico e moderno. La croce e la lastra tipografica diventano superfici attraverso cui interrogare la persistenza delle immagini e la possibilità che la materia custodisca ciò che la storia tende a disperdere. Se i crocifissi affidano al corpo una rappresentazione della sofferenza, le opere di Colin ne conservano una presenza indiretta, affidata alle sedimentazioni dell’inchiostro.

I miei materiali sono stati attraversati dalle parole, dalle immagini, dalla cronaca; hanno partecipato fisicamente alla fabbricazione del quotidiano e poi sono stati espulsi dal processo», afferma l’artista. «Diventano quindi una sorta di reliquia materiale della notizia: sono reliquie del nostro presente». In questi residui Colin riconosce le tracce di una «umanità nascosta, silenziosa», fatta di storie individuali, gioie e dolori.

Matrici 2 – 2026
Inchiostro su telo gommato 94×161 cm

Il catalogo

Il catalogo della mostra, pubblicato da La vita felice edizioni, include testi di Bruno Corà, Giovanni Rizzoli e Lorenzo Vatalaro. Corà, direttore della Fondazione Burri, accompagna il progetto anche con alcuni versi dedicati alla persistenza della memoria e alla capacità dell’impronta di sottrarsi all’oblio.

«Ciascuna impronta dice corpo ciò che non diviene oblio
quanto risorge e permane enigma sottratto alla vanità.
Ecco le apparizioni delle opere segrete cifre superstiti.».

Bruno Corà

L’artista

Gianluigi Colin (Pordenone, 1956) vive e lavora a Milano. Da molti anni conduce una ricerca artistica intorno al dialogo tra le immagini e le parole. Il suo lavoro nasce come investigazione sul passato, sul senso della rappresentazione, sulla stratificazione dello sguardo. Si tratta di una poetica densa di richiami alla storia dell’arte e alla cronaca, che tende a porre sul medesimo piano memoria e attualità, facendo sfumare i confini tra le epoche. Una poetica dal forte impegno civile ed etico, che vuole restituire all’esperienza artistica forti valenze militanti.

Sue mostre personali si sono tenute in numerose istituzioni italiane e straniere, tra le quali: Arengario di Milano, 1998; Centro Cultural Recoleta di Buenos Aires, 2002; Museo Manege di San Pietroburgo, 2003; Bienal del Fin del Mundo a Ushuaia, 2007; Museo d’Arte Contemporanea Donnaregina – Museo MADRE di Napoli, 2011; Museo Istituto d’Arte Moderna – IVAM di Valencia, 2011; Fondazione Marconi di Milano, 2012; Galleria d’ Arte Moderna e Contemporanea a Pordenone, 2014; MARCA – Museo delle Arti di Catanzaro, 2016-2017; Triennale Milano, 2018; Visionarea Art Space di Roma, 2019; Palazzo del Governatore a Parma, 2020, in occasione delle manifestazioni di Parma Capitale della Cultura. Protagonista di performance (organizzate in varie parti del mondo), è stato invitato a “Valencia09” (presso l’IVAM di Valencia, nel 2009) e selezionato per il Padiglione Italia della 54a Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia nel 2011.

Alcune sue opere sono presenti in collezioni private, musei e istituzioni pubbliche in Italia e all’estero. Colin per molti anni è stato art director del “Corriere della Sera”; attualmente è cover editor de “la Lettura” e de “la Lectura” de “El Mundo”, di Madrid. Tiene conferenze, seminari e corsi universitari. Ha scritto numerosi saggi e articoli sulla fotografia, sulla comunicazione visiva e attualmente scrive di arte sulle pagine culturali del “Corriere della Sera”.

Info

Gianluigi Colin
Lacrime
Inaugurazione: 5 novembre 2026, ore 18.30
dal 5 novembre al 23 dicembre 2026

Galleria Lorenzo Vatalaro, piazza San Sempliciano, Milano
https://www.gallerialorenzovatalaro.it/

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