Installation view Palimpsest by Doris Salcedo, Fondation Beyeler, Riehen/Basel, 2022 © the artist; photo: Mark Niedermann

Doris Salcedo: Palimpsest alla Fondazione Beyeler di Basilea

La Fondation Beyeler presenta la vasta installazione ambientale Palimpsest dell’artista colombiana di fama internazionale Doris Salcedo.

Nata a Bogotá nel 1958, Salcedo ricorre a oggetti, sculture e grandi interventi site specific per visualizzare gli effetti della violenza e dell’emarginazione nella sua nativa Colombia come anche in altre regioni del mondo. In Palimpsest Salcedo si concentra sui profughi e sui migranti che negli ultimi vent’anni sono annegati nelle acque del Mediterraneo e dell’Atlantico durante pericolose traversate verso l’Europa in cerca di una vita migliore. Palimpsest resterà allestita fino a settembre dell’anno prossimo alla Fondation Beyeler, dove nell’estate del 2023 sarà dedicata a Doris Salcedo una personale di ampio respiro.

Un percorso di ricerca pluriennale ha portato Salcedo a occuparsi ripetutamente di situazioni di conflitto in
cui la violenza e le sue vittime sono onnipresenti. L’artista focalizza lo sguardo sul ciclo ripetitivo di atti brutali, indignazione, memoria e oblio. Molte volte il suo approccio si carica di una valenza inquietante, attraverso la quale l’artista si confronta in maniera impressionante con il tema dell’assenza – l’assenza di persone sparite, in fuga, assassinate o dimenticate. Le opere di Salcedo, allo stesso tempo poetiche e fragili, evocano il ricordo delle persone la cui morte minaccia di consegnarle al nulla e sono al contempo un omaggio al dolore dei vivi.

Tra il 2013 e il 2017 oltre 15’600 profughi e migranti in viaggio dal Nord Africa, dal Medio Oriente, da Iraq,
Afghanistan e Siria hanno perso la vita al largo delle coste greche, italiane e spagnole. Per quasi cinque anni l’artista ha seguito i report internazionali e ha parlato con i sopravvissuti e le famiglie delle vittime. Le storie e i destini sconvolgenti nonché i segni profondi lasciati da ogni singolo caso di morte negli animi di parenti e amici l’hanno spinta a fissare i nomi di oltre 300 profughi e migranti in un’opera che desse espressione a questa tragedia indefinita.

Il titolo del progetto espositivo rimanda alla parola di origine greca «palinsesto», che indica un manoscritto
in cui più volte nel corso dell’antichità e del medioevo il testo è stato raschiato o lavato per essere sovrascritto con uno nuovo. In parte le tracce della scrittura inferiore sono rimaste visibili sotto quella superiore, il che ha permesso la trasmissione di testi classici. Palimpsest di Doris Salcedo è un’installazione percorribile realizzata con lastre a pavimento porose del colore della sabbia. L’opera è composta da due sequenze di nomi sovrapposti: i nomi di coloro che sono morti durante un flusso migratorio anteriore al 2010 sono tinti di sabbia fine e solcano le lastre di pietra; quelli di coloro che sono deceduti tra il 2011 e il 2016 affiorano sopra di essi come stille d’acqua che si uniscono a formare lettere e dopo breve scompaiono, risucchiate, in un circolo continuo di iscrizione e cancellazione. Alla Fondation Beyeler Palimpsest sarà installata nella sala più grande del museo. Su circa 400 mq verranno posate 66 lastre di pietra sulle quali si leggeranno 171 dei 300 nomi.

L’opera affronta il tema dell’incapacità di elaborare collettivamente il lutto e si interroga su come si vive il
ricordo in società inclini a dimenticare, dove ogni nuova tragedia rimuove la coscienza della precedente.
L’installazione riflette la costante attenzione di Salcedo per la relazione tra sofferenza individuale e sfera
pubblica. Palimpsest è quindi pensato anche come luogo di incontro e di dolore. Le forme di rappresentazione dell’artista risvegliano nello spettatore sentimenti universali come empatia, sofferenza e perdita, esperienze tanto atemporali quanto interculturali. Il senso di responsabilità che assilla Salcedo nei confronti degli attuali mali politici emerge come una vera e propria necessità nelle sue opere conferendo loro l’apparenza di memoriali. I suoi lavori, benché spesso ispirati da eventi realmente accaduti, offrono spazio per un’interpretazione personale e per questo acquistano validità ed efficacia universali.

Doris Salcedo è riconosciuta tra le più importanti artiste contemporanee. È nata nel 1958 a Bogotá, in
Colombia, dove vive e lavora ancora oggi. Ha studiato dapprima pittura e storia dell’arte all’università di
Bogotá, poi, nei primi anni Ottanta, scultura alla New York University. Tornata in patria nel 1985, compiendo molti viaggi in territorio colombiano ha incontrato sia persone sopravvissute a episodi brutali di violenza sia familiari delle vittime. La conseguente sensibilizzazione ai temi della guerra, dell’alienazione, della perdita di riferimenti e del distacco dalla patria è da allora il filo conduttore che lega tutte le sue opere.

Salcedo ha stupito il pubblico con installazioni ambientali come Untitled, 2003, Shibboleth, 2007 e Plegaria Muda, 2008–2010. Untitled, 2003, realizzata per l’VIII Biennale Internazionale di Istanbul, consisteva in circa 1550 sedie di legno ammucchiate nel vuoto tra due edifici per imporre una riflessione sulla storia della migrazione e dei respingimenti a Istanbul. Per Shibboleth, 2007, alla Tate Modern di Londra ha squarciato in lungo il pavimento della Turbine Hall per rendere spazialmente esperibili la segregazione e l’esclusione ma anche la separazione. Con la sua serie di tavoli sovrapposti della misura di una bara, dai cui fondi spuntano timidi fili d’erba, Plegaria Muda, 2008–2010, richiama delle sepolture scavate di fresco e ricorda simbolicamente le migliaia di civili scomparsi e presumibilmente uccisi in Colombia negli ultimi anni. Il Museum of Contemporary Art di Chicago ha ospitato nel 2015 la prima retrospettiva all’artista colombiana. Quest’anno le è dedicata una mostra personale a Glenstone, Maryland. Nel 2014 Doris Salcedo era presente alla Fondation Beyeler in una mostra sulla Daros Latinamerica Collection. Palimpsest è stata esibita nel 2017 al Palacio de Cristal del Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía di Madrid e in seguito al White Cube di Londra. L’imponente installazione viene ora presentata per la prima volta in area germanofona, parallelamente alla grande mostra sulla collezione permanente in occasione del 25° anniversario della Fondation Beyeler. Nel 2023 la Fondation Beyeler dedicherà all’artista un’esposizione ad ampio raggio con opere significative che ripercorrono tutta la sua carriera.

INSTALLATION VIEW

INFO

Doris Salcedo: Palimpsest
Dal 9 ottobre 2022 – 17 settembre 2023
Fondation Beyeler
Beyeler Museum AG, Baselstrasse 77,
CH-4125 Riehen

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