Il CUBO, museo d’impresa del Gruppo Unipol, presenta nella Torre Unipol di Bologna Alberto Gianfreda. Ancora una volta, una volta ancora, mostra personale a cura di Ilaria Bignotti e Francesca Guerisoli.
Allestito nello Spazio Arte al venticinquesimo piano, il progetto riunisce circa dieci opere, tra cui tre installazioni scultoree ambientali in ceramica che indagano il rapporto tra identità, fragilità e trasformazione attraverso il coinvolgimento diretto del pubblico.
Al centro della ricerca di Alberto Gianfreda c’è la possibilità di riconoscersi incompleti e imperfetti, facendo della propria vulnerabilità una condizione di apertura verso l’altro. Piatti, vasi e oggetti domestici vengono frammentati e ricomposti attraverso maglie e strutture metalliche mobili. La ceramica perde così la propria stabilità originaria per acquisire una nuova configurazione, sempre suscettibile di cambiamento.
Il titolo Ancora una volta, una volta ancora suggerisce una concezione della ripetizione lontana dalla nostalgia. Tornare a comporre significa generare una forma inedita, accettando che ogni ricostruzione comporti una trasformazione. La frattura non viene cancellata, ma incorporata nel processo creativo, diventando il presupposto di una diversa possibilità di esistenza.
Il visitatore assume un ruolo determinante nell’economia della mostra. Due delle tre installazioni consentono infatti di intervenire direttamente sulla configurazione delle opere, introducendo una dimensione partecipativa nella quale ogni gesto modifica le relazioni tra gli elementi. Non si tratta di un espediente interattivo, ma di una precisa scelta concettuale: il pubblico entra nel processo di trasformazione e diventa parte attiva nella costruzione del significato.
Il percorso espositivo
Il percorso espositivo si apre con una riflessione sulla poetica del frammento attraverso un video pubblicato dall’artista sul proprio profilo Instagram. Le immagini mostrano una mano che solleva e lascia ricadere i frammenti di tre vasi bianchi, senza tentare di ricomporli. La sequenza ha generato migliaia di commenti, nei quali gli utenti hanno riconosciuto interpretazioni legate alla perdita, alla fragilità e alla possibilità di ricostruzione. Tre teche trasferiscono questa esperienza digitale nello spazio fisico, esponendo i vasi originali, il suono del loro movimento e una selezione delle reazioni online.
La prima installazione è Materia comune (2025), un grande tappeto ceramico di 60 × 230 × 150 centimetri, composto da frammenti di piatti bianchi collegati da una maglia metallica e sostenuto da undici piedistalli museali. Le basi, concepite anche come sedute, permettono al pubblico di entrare fisicamente in relazione con la scultura. Il corpo ceramico e quello del visitatore condividono una condizione di reciproco sostegno: l’opera non viene completata dalla presenza umana, ma attraverso di essa acquisisce una diversa profondità di significato.
Con Nothing as it seems (2026) la ceramica si trasforma in una costellazione di vasi frammentati, disposti su dodici basamenti bianchi e ricomposti mediante catene metalliche. L’installazione, che misura 150 × 250 × 420 centimetri, invita i visitatori a modificare la disposizione degli elementi, generando configurazioni sempre nuove. Il movimento produce anche una componente sonora, facendo della scultura un organismo in continua evoluzione.
Il percorso si conclude con Ancora una volta (2026), una grande composizione verticale di circa 250 centimetri che raccoglie numerosi frammenti ceramici in un unico corpo adagiato alla parete. Dopo le esperienze partecipative delle opere precedenti, questa installazione introduce una dimensione più contemplativa. La pluralità degli elementi trova un equilibrio provvisorio, senza rinunciare alle differenze che ne costituiscono l’identità.
La mostra comprende inoltre un video dedicato al lavoro dell’artista e una lettera rivolta ai visitatori, invitati a riconoscere nelle sculture frammenti delle proprie esperienze. Una struttura metallica, elemento generativo del progetto, sarà infine utilizzata per un workshop ideato da Gianfreda durante il weekend di ART CITY Bologna 2027, in occasione di Arte Fiera.
Un’ulteriore componente della ricerca è affidata al suono. Lo spostamento delle sculture produce vibrazioni e risonanze della ceramica, accompagnate da tracce audio che richiamano la frattura e la trasformazione della materia. Il paesaggio acustico restituisce una dimensione temporale alle opere: la forma non è mai definitiva, ma il risultato di un equilibrio continuamente negoziato tra materia, spazio e presenza.
Il catalogo
Realizzato da CUBO, il catalogo della mostra raccoglie i contributi critici delle curatrici Ilaria Bignotti e Francesca Guerisoli, approfondendo le relazioni concettuali e formali che attraversano il progetto.
Exhibition View



Info
Alberto Gianfreda.
Ancora una volta, una volta ancora
A cura di Ilaria Bignotti e Francesca Guerisoli
6 novembre 2026 – 15 maggio 2027
CUBO in Torre Unipol – Spazio Arte, 25° piano. Via Larga, 8, Bologna
https://www.cubounipol.it/it/proposta-culturale/mostre/




