A Milano, Galleria Gaburro presenta da oggi, 7 ottobre 2026 Death Keeps Me Awake (La morte mi tiene sveglio), mostra personale di Jan Fabre curata da Melania Rossi.
La morte mi tiene sveglio, attento. Senza la morte, non c’è consapevolezza. Il concetto di morte è stato abusato dai sistemi politici occidentali e dalla scienza occidentale come qualcosa di negativo, come qualcosa di violento.
Il progetto riunisce per la prima volta una serie di opere, alcune inedite e altre storiche, realizzate con le elitre dello scarabeo gioiello, materiale organico e iridescente che da decenni costituisce una delle cifre più riconoscibili della ricerca dell’artista belga.
Fabre non tratta la morte come un punto terminale, ma come una condizione capace di mantenere vigile la coscienza. Il titolo della mostra proviene dai Giornali notturni dell’artista e condensa una delle ossessioni della sua ricerca: la morte come forza generativa, capace di sottrarre l’esistenza all’assuefazione e di riaprire continuamente la domanda sul significato, sulla bellezza e sulla consapevolezza.
Al centro della mostra c’è dunque la metamorfosi, tema ricorrente nell’opera di Fabre. Le elitre degli scarabei, anziché essere semplicemente un materiale prezioso, diventano una superficie ottica instabile: non producono il colore attraverso pigmenti, ma rifrangono la luce generando continue variazioni cromatiche. Quello che apparteneva all’esoscheletro protettivo dell’animale assume così una nuova funzione, trasformandosi in una pelle luminosa sospesa tra resistenza e vulnerabilità.
La mostra costruisce una sorta di cosmologia personale attraverso immagini e forme ricorrenti. La croce, i teschi, l’urna, la nicchia-slitta e le forme sferiche compongono un sistema simbolico nel quale permanenza e trasformazione, gravità ed elevazione, finitudine e aspirazione alla trascendenza restano in costante tensione.
È soprattutto lo scarabeo a concentrare questa complessa simbologia. Fabre guarda alla tradizione fiamminga, dove l’insetto era associato alla rinascita, ma lo avvicina anche al mito di Sisifo. Come lo scarabeo stercorario trascina una sfera sproporzionata rispetto al proprio corpo, Sisifo continua a spingere il proprio masso. La fatica diventa così una forma di resistenza e, nel caso di Fabre, una metafora della perseveranza creativa. Il tema trova una formulazione centrale in A Sphere of Sleeplessness, opera che porta dentro la mostra il peso fisico e concettuale del “problema”, inteso nella sua stessa origine etimologica come ciò che viene gettato davanti a noi.
L’insonnia, evocata dal titolo, è un altro elemento decisivo. Per Fabre non coincide soltanto con un dato biografico, ma diventa una condizione mentale nella quale razionalità e immaginazione rimangono simultaneamente attive. È nello spazio della veglia che possono emergere immagini archetipiche capaci di mettere in relazione corpo e spirito, materia e simbolo.
Death Keeps Me Awake porta quindi a Milano una ricerca nella quale la materia non illustra un concetto, ma lo rende fisicamente percepibile. Le corazze degli insetti trattengono la luce e, insieme, il tempo. La morte diventa una soglia, la metamorfosi il suo linguaggio. È in questa zona instabile, dove la precarietà della materia convive con il desiderio di permanenza, che Fabre continua a interrogare la condizione umana.
L’ARTISTA
Jan Fabre è un artista visivo e performativo, creatore teatrale e autore belga, tra le fi gure più infl uenti della scena contemporanea internazionale. Nato ad Anversa nel 1958, si forma presso l’Istituto di Arti Decorative e successivamente alla Royal Academy of Fine Arts della sua città. Fin dagli esordi, negli anni Ottanta, sviluppa una pratica multidisciplinare che attraversa disegno, scultura, performance, installazione, fi lm e teatro, con una forte tensione verso il concetto di metamorfosi. La sua ricerca esplora i confi ni tra vita e morte, bellezza e vulnerabilità, eros e spiritualità, dove il corpo ha un posto centrale, utilizzando anche materiali inconsueti come gusci di scarabeo, sangue, ossa e fl uidi corporei. L’opera di Fabre si distingue per una dimensione visionaria e teatrale, in cui l’elemento estetico convive con una rifl essione etica ed esistenziale. Fabre ha esposto in importanti istituzioni internazionali, tra cui la Kunsthaus di Bregenz (2008), il Kröller-Müller Museum (2011), il MAXXI di Roma (2013), il MAC di Lyon (2016), Leopold Museum a Vienna (2017) etc.; è stato il primo artista vivente ad avere una mostra personale al Louvre di Parigi (2008) e al Museo di Stato Ermitage di San Pietroburgo (2016). Ha inoltre partecipato più volte alla Biennale di Venezia, a Documenta a Kassel e ad altre rassegne internazionali. Le sue opere fanno parte di prestigiose collezioni pubbliche e private in Europa, Stati Uniti e Asia. In occasione della 61. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia, Jan Fabre ha presentato tre nuove sculture in bronzo in dialogo con il monumentale ciclo pittorico di Tintoretto alla Scuola Grande di San Rocco (in corso fi no al 22 novembre 2026).
INFO
Jan Fabre Death Keeps me Awake
a cura di Melania Rossi
Galleria Gaburro – Milano




