MATISSE. Il mondo in una stanza: al MUDEC l’arte oltre l’Occidente

Dall’8 ottobre 2026 al 21 febbraio 2027 il Mudec, Museo delle Culture di Milano, presenta Matisse. Il mondo in una stanza.

La mostra, curata da Ellen McBreen e Chiara Gatti, rilegge l’opera di Henri Matisse attraverso il rapporto con le culture che l’artista incontrò nel corso della sua vita: i viaggi in Marocco e a Tahiti, lo studio dell’arte islamica, africana, cinese e russa.

Henri Matisse, Odalisque, 1925. Olio su tela, 46 x 38,5 cm. Milano, Museo del Novecento, Collezione Jucker. Copyright Comune di Milano. Tutti i diritti riservati. Foto Studio Marco Bertoli, Milano @studiomarcobertoli

Il progetto abbandona la lettura esclusivamente formale del modernismo matissiano e indaga ciò che sta dietro la celebre economia della linea, la bidimensionalità dello spazio e la tensione decorativa.

Circa cento opere tra dipinti, disegni, sculture e fotografie, affiancate da oggetti, tessuti e manufatti provenienti da importanti istituzioni internazionali, ricostruiscono una trama di influenze. Matisse non le considerava estranee al proprio linguaggio: erano parte integrante del suo processo creativo.

La mostra parte da una frase che lo stesso Matisse rivolse ad Apollinaire nel 1907: «Non ho mai evitato l’influenza degli altri». È la chiave di lettura dell’intero percorso. Le sculture africane, le icone russe, i tessuti non europei, l’arte islamica e quella cinese non compaiono come semplici riferimenti esotici. Sono gli strumenti con cui Matisse mise in discussione le gerarchie della tradizione occidentale.

L’ULTIMA MOSTRA DI 24 ORE CULTURA

La conferenza stampa di questa mattina, però, ha parlato più del futuro del museo che di Matisse. Per circa tre quarti del tempo il microfono è rimasto a Federico Silvestri, amministratore delegato di 24 ORE Cultura, che ha trasformato la presentazione quasi in un commiato.

La convenzione con il Comune per la gestione del Mudec scade a marzo 2027, e questa è l’ultima mostra che la società del Gruppo 24 ORE produce in via Tortona, dodici anni dopo l’apertura del 2015. Alle curatrici è rimasto il tempo residuo. Per un’esposizione costruita sull’idea di fare spazio alle voci degli altri, è un’ironia involontaria.

Il congedo lascia scoperta una questione molto più concreta di qualsiasi bilancio. Come ha riportato il Repubblica, la gara indetta da Palazzo Marino per individuare il successore è andata deserta.

Alla scadenza del 28 settembre nessun operatore ha presentato una proposta per una concessione di otto anni, dal valore stimato superiore agli 84 milioni di euro. Al bando non ha partecipato nemmeno 24 ORE Cultura, l’unico soggetto che conosce davvero i conti del museo. Il Comune dovrà capire perché il primo bando non abbia attirato nessuno e se riscriverne le condizioni economiche. Il modello pubblico-privato del Mudec, con il Comune alla direzione scientifica delle collezioni e il privato a produrre le grandi mostre, era stato presentato per anni come un caso di successo. Oggi si scopre poco appetibile proprio per il mercato a cui era rivolto.

LE OPERE

Tra le opere in mostra figurano Nudo seduto di schiena dal Philadelphia Museum of Art, La Femme au voile dal MoMA di New York, Joaquina dalla National Gallery di Praga, Lorette à la veste rouge dal Columbus Museum of Art e Les trois sœurs dal Musée de l’Orangerie di Parigi. A queste si aggiungono le sculture della serie Jeannette, La Serpentine e una selezione di lavori su carta provenienti dal Musée du quai Branly, dall’Institut National d’Histoire de l’Art e dal Musée Henri Matisse di Le Cateau-Cambrésis.

Henri Matisse, Nu assis de dos, 1918. Olio su tela, 62,2 x 47,1 cm. Philadelphia Museum of Art, The Samuel S. White 3rd and Vera White Collection. Photograph courtesy of the Philadelphia Museum of Art

Ha un peso particolare la presenza degli oggetti e dei tessuti che Matisse raccolse o usò nel corso della sua vita. Tappeti, arredi, manufatti africani, tessuti Kuba, panni tapa e oggetti dell’area islamica componevano l’ambiente in cui l’artista lavorava, e il loro ruolo non era accessorio. L’atelier diventava così un dispositivo visivo in cui immagini, materiali e culture differenti entravano continuamente in relazione.

IL PERCORSO ESPOSITIVO

Il percorso si articola in otto sezioni. Anatomie creative è dedicata all’influenza dell’arte africana sulle figure e sulla scultura, Icone ieratiche approfondisce il rapporto con la tradizione bizantina e russa. L’Oriente ci ha salvati affronta il peso dell’arte islamica sulla pittura e sugli interni di Nizza, mentre Un cast internazionale restituisce centralità alle modelle che arrivarono nell’atelier da contesti culturali diversi.

Con Segni nello spazio vuoto la mostra entra nel territorio dell’arte cinese e delle tradizioni tessili non europee, e mette in relazione la purezza della linea con una concezione dello spazio lontana dalla prospettiva occidentale. Sognare Tahiti segue l’impatto del viaggio del 1930 sulla ricerca tarda di Matisse, La cappella di Vence e l’albero della vita conduce al progetto della Cappella del Rosario. La sezione conclusiva, Confini liquidi, riunisce l’esperienza tahitiana e la progressiva dissoluzione dei confini tra figura, natura e spazio.

Al centro della mostra emerge un Matisse meno pacificato di quello consegnato dalla vulgata modernista. La sua pittura appare come il risultato di una negoziazione continua tra mondi diversi, fatta di appropriazioni, traduzioni e trasformazioni. Questa prospettiva permette di rileggere criticamente categorie come orientalismo, primitivismo e alterità, riportandole dentro il contesto storico e coloniale in cui furono elaborate.

Il mondo in una stanza non si limita a costruire una nuova genealogia dell’artista. Interroga il funzionamento stesso del modernismo occidentale e mostra quanto la sua presunta autonomia si sia nutrita di incontri con forme, immagini e culture a lungo considerate periferiche. Ne esce un Matisse attraversato da una pluralità di sguardi, in cui la ricerca dell’essenziale nasce anche dalla disponibilità a lasciare entrare nel proprio spazio altri sistemi visivi.

INFO

Matisse. Il mondo in una stanza
MUDEC – Museo delle Culture
Via Tortona 56, Milano
8 ottobre 2026 – 21 febbraio 2027

HESTETIKA ART Next Generation