Installation views "Pierre Huyghe", Fondation Beyeler, Riehen/Basel, 2026 Photos: Ola Rindal

PIERRE HUYGHE alla Fondation Beyeler: respirare nell’indeterminato

Un organo respiratorio artificiale, recuperato sott’acqua, oscilla seguendo un ritmo umano. Aria e vibrazioni percorrono le pareti della Fondation Beyeler di Basilea.

A tratti si desincronizzano. A tratti si interrompono. Pierre Huyghe chiama quest’opera Apnea e la lascia fare quello che sa fare: condizionare tutto il resto.

Installation views “Pierre Huyghe”, Fondation Beyeler, Riehen/Basel, 2026
Photos: Ola Rindal

La prima grande personale svizzera dell’artista parigino, aperta fino al 13 settembre, non è una mostra nel senso in cui il termine viene usato normalmente. Huyghe non allestisce ambienti, costruisce situazioni che cambiano mentre vengono attraversate.

Lo ha già dimostrato a Documenta 13 e a Skulptur Projekte Münster: organismi viventi, tecnologia, materia biologica e inerte in relazione continua, soggetti a processi che nessuno controlla fino in fondo.

Le finzioni sono veicoli che ci danno accesso ad altri mondi possibili, a un’immaginazione controfattuale. Tali finzioni, separate da ciò che è noto, libere da vincoli temporali e spaziali, sono aperte alla speculazione, a strade non ancora percorse. Ci permettono di esperire noi stessi dall’esterno.”

Pierre Huyghe

LE OPERE

Installation views “Pierre Huyghe”, Fondation Beyeler, Riehen/Basel, 2026
Photos: Ola Rindal

In mostra alla Beyeler opere precedenti e nuove produzioni che coesistono come presenze attive all’interno di un intreccio di relazioni che si riconfigurano continuamente, dando vita a nuove narrazioni.
Opere che non funzionano più come entità isolate, ma si presentano come situazioni permeabili. Ne emergono movimenti, immagini ed eventi, a volte sincronizzati, altre volte dissonanti.

In Alchimia (2026), un verme, antenato larvale dell’inconscio umano, è collocato sulla soglia di una porta. Animato dal respiro, mormora e vibra nella materia circostante, creando una polifonia di voci. Quando viene privato d’aria, vacilla e si contorce. Come Apnea, anche quest’opera mette in evidenza la respirazione come forza fisica e simbolica capace di plasmare la nostra esperienza.
Esperienze impalpabili, tanto percepite quanto osservate, introducono all’incontro con l’ignoto.

Installation views “Pierre Huyghe”, Fondation Beyeler, Riehen/Basel, 2026
Photos: Ola Rindal

Questa condizione è rafforzata dalla proiezione di Liminals (2026), il film più recente di Huyghe. 
Liminals si sviluppa come un mito contemporaneo, simulando una condizione non umana ed esplorando l’incertezza. Una figura antropomorfa, svuotata e senza volto, emerge da stati mutevoli e cerca di esistere in una realtà al di là del tempo e dello spazio.

Uno stato liminale, una danza incessante della materia

come descrive l’artista, dove molteplici possibilità coesistono simultaneamente e ogni momento è denso di incertezza. Mentre la dimensione interiore e quella esteriore si amalgamano, i confini fra corpo, ambiente circostante e forze plasmanti si dissolvono. Il film indaga se sia possibile relazionarsi a una tale realtà e quali condizioni possano rendere possibile la percezione simultanea di molteplici stati dell’esistenza.

Nella mostra anche un grande cancello chiuso, Adversary (2026), ha la funzione di una soglia: l’opera è al contempo immagine simbolica e punto di accesso a ciò che si trova oltre. Un’immagine mentale, generata da una collaborazione creativa fra uomo e macchina, si materializza in una porta a bassorilievo. Fra tutte le possibili immagini mentali, una soltanto viene scelta ed eseguita. In Camata (2024), delle macchine sembrano compiere un rituale sconosciuto su uno scheletro non sepolto rinvenuto nel deserto di Atacama, in Cile. Si tratta al tempo stesso di un rito funebre senza fine, di un processo di apprendimento e della formazione di una soggettività disincarnata. Privo di linearità, di un inizio o di una fine, il film è continuamente rimontato in tempo reale grazie all’impiego di sensori integrati nello spazio espositivo.

Pierre Huyghe
Camata, 2024 – Photograph
Courtesy the artist
© Pierre Huyghe, represented by ProLitteris (CH) / ADAGP (FR)

Timekeeper (2019-2026) rivela strati di pittura murale e sedimenti depositatisi nel corso del tempo sulle superfici delle pareti del museo, mentre Light Dust (2026) si diffonde attraverso tutto lo spazio, formando un pavimento continuo. Polvere colorata, motivi mutevoli e proiezioni di luce artificiale si dispiegano su pavimenti e pareti, trasformando il tempo e la luce in materia percepibile.

La mostra alla Fondation Beyeler invita i visitatori a immergersi in un “soulscape” – un paesaggio dell’anima: un mondo interiore composto da molteplici temporalità, voci e stati. Una polifonia che si apre a momenti di contraddizione e spaesamento. Prosegue così l’esplorazione dell’artista di un approccio metafisico e finzionale all’esistenza, riflettendo sulla nostra condizione di esseri ibridi, senza gerarchia tra finzione e realtà, tra vivente e artificiale, tra umano e non-umano. Al tempo stesso sensoriale e riflessiva, la mostra adotta una prospettiva esterna che si estende oltre l’esperienza umana per divenire il luogo di formazione di soggettività, aprendosi a dimensioni alternative del reale.

Resta una domanda, che Huyghe probabilmente non intende risolvere: chi è il soggetto di questa esposizione? Il visitatore, gli organismi, le macchine?

L’ARTISTA

Portrait Pierrre Huyghe
Photo: Ola Rindal

Pierre Huyghe (Parigi, 1962) ridefinisce da oltre vent’anni la mostra come situazione dinamica e in divenire, come dimostrano la partecipazione a Documenta 13 e a Skulptur Projekte Münster 2017. Le sue esposizioni funzionano come finzioni speculative che portano alla luce continuità tra forme di vita, tecnologia, materia biologica e inerte, tutte soggette ad apprendimento e trasformazione. I suoi lavori non sono oggetti fissi: sono situazioni modellate dal tempo e dall’imprevedibilità, dove i processi restano aperti e il senso emerge dall’esperienza.

Curatrici: Mouna Mekouar, Curator at Large, Fondation Beyeler; e Anne Stene, Curatrice indipendente. Project Manager: Charlotte Sarrazin, Associate Curator, Fondation Beyeler; e Paola Ravagni, Responsabile produzione e mostre, studio Pierre Huyghe.

INFO

Pierre Huyghe
24 maggio – 13 settembre 2026
Fondation Beyeler, Beyeler Museum AG, 
Baselstrasse 77, CH-4125 Riehen
www.fondationbeyeler.ch

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