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​I Nemici del Drake. Quando la pista era un atto culturale al MAUTO di Torino

Ventitré vetture, ventotto caschi, tre decenni di Formula 1. “Nemici del Drake” al MAUTO di Torino fino all’11 ottobre: una mostra dedicata alle scuderie britanniche che sfidarono Ferrari. A curarla, Carlo Cavicchi e Mario Donnini con Maurizio Cilli.

Enzo Ferrari li chiamava garagisti con un certo disprezzo, come se non meritassero nemmeno una definizione più precisa. Loro rispondevano chiamandolo Drake, evocando Francis Drake, il pirata. Non era davvero un insulto, piuttosto una forma indiretta di rispetto, venata di sfida. Il Drake restava un mito, ma anche un bersaglio.

Le squadre inglesi, Cooper, Lotus, Brabham, McLaren, Tyrrell, Williams e altre ancora, nascevano in spazi angusti, senza strutture industriali e senza una tradizione da proteggere. Forse proprio per questo potevano permettersi di cambiare tutto. Telaio, posizione del motore, aerodinamica. Anche l’idea stessa di monoposto. Quando Colin Chapman montò il Ford Cosworth DFV come elemento portante sulla Lotus 49, non stava solo trovando una soluzione tecnica. Stava forzando un limite, e mostrando che certi limiti erano negoziabili.

Le ventitré vetture in mostra, ventidue Formula 1 e una Mini Morris, raccontano questa traiettoria senza troppi filtri. La forma, più che la narrazione, tiene insieme il discorso. E non sempre è rassicurante.

A rendere la mostra interessante non è tanto la quantità di oggetti esposti, i 28 caschi, le tute di Jim Clark e Jackie Stewart, i programmi gara raccolti in mezzo mondo. È il modo in cui il motorsport viene trattato come un fenomeno culturale, non solo sportivo.

La Gran Bretagna degli anni Sessanta e Settanta si muoveva su un’energia difficile da definire ma evidente. Dopo l’incoronazione di Elisabetta II nel 1953, il paese aveva iniziato a costruire un’immagine diversa di sé, più giovane, più esportabile. Passava dalla musica, dal design, dalla fotografia. Carnaby Street e Silverstone sembrano mondi lontani, ma in fondo rispondono alla stessa tensione.

I team inglesi non producevano solo auto da corsa. Producevano immagini. Le livree, le forme, i colori diventavano immediatamente riconoscibili, quasi dichiarazioni di intenti. La Lotus 72, con i radiatori laterali e quella linea a cuneo un po’ spigolosa, non era semplicemente più veloce. Era diversa in modo evidente. Più attuale, forse. Anche più rischiosa, almeno visivamente, rispetto a ciò che usciva da Maranello in quegli anni. Non proprio un manifesto, ma qualcosa che ci si avvicina.

EXHIBITION VIEW

INFO

I Nemici del Drake. Enzo Ferrari e le scuderie inglesi
MAUTO – Museo Nazionale dell’Automobile, Torino
2 aprile – 11 ottobre 2026
www.museoauto.it

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