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OLAFUR ELIASSON: Nel tuo tempo a Firenze a Palazzo Strozzi

Palazzo Strozzi presenta “Nel tuo tempo”, la più grande mostra di Olafur Eliasson mai realizzata in Italia.

Con luci e ombre, riflessi e colori l’artista coinvolge l’architettura rinascimentale in un suggestivo percorso di opere storiche e nuove produzioni, tra cui una grande installazione site specific per il cortile e uno speciale progetto d’arte digitale creato utilizzando la tecnologia VR, presentato al pubblico per la prima volta a Palazzo Strozzi.

Dal 22 settembre 2022 la Fondazione Palazzo Strozzi presenta Nel tuo tempo, grande mostra che vede il coinvolgimento di tutti gli ambienti rinascimentali del palazzo attraverso le opere di Olafur Eliasson, uno dei più originali e visionari artisti contemporanei, la cui poliedrica produzione ha abbracciato nel corso della sua carriera installazioni, dipinti, sculture, fotografia e immagini in movimento.

Curata da Arturo Galansino, Direttore Generale della Fondazione Palazzo Strozzi, la mostra è il risultato del
lavoro diretto dell’artista sugli spazi di Palazzo Strozzi con installazioni storiche e nuove produzioni, che ne
sovvertono la percezione, impiegando l’edificio stesso come strumento per creare arte. Il palazzo rinascimentale diviene infatti un corpo dinamico in cui elementi architettonici come finestre, soffitti, angoli
e pareti diventano protagonisti attraverso interventi che utilizzano luci, schermi, specchi o filtri colorati.

Eliasson presenta così una pluralità di possibili narrazioni con l’obiettivo di una nuova consapevolezza dello
spazio da parte del pubblico. Oltrepassando i confini e i limiti fisici di uno spazio, la mostra Nel tuo tempo
mette in discussione la distinzione tra realtà, percezione e rappresentazione.

Palazzo Strozzi torna al contemporaneo con Olafur Eliasson: Nel tuo tempo, la prima grande mostra mai
realizzata in Italia su uno dei più originali e visionari artisti contemporanei, proseguendo così la nostra serie
di esposizioni dedicate ai maggiori protagonisti dell’arte del presente» – dichiara Arturo Galansino, Direttore
Generale della Fondazione Palazzo Strozzi e curatore della mostra – «Nel 2015 Olafur visitò per la prima
volta gli spazi di Palazzo Strozzi e rimase colpito dalla architettura rinascimentale, cominciando così una lunga
conversazione tra lui e il palazzo quattrocentesco, un dialogo complesso il cui senso si riassume nella
esposizione odierna».

Nel tuo tempo è un incontro tra opere d’arte, visitatori e Palazzo Strozzi” – dichiara Olafur Eliasson –
“Questo straordinario edificio rinascimentale ha viaggiato attraverso i secoli per accoglierci qui, ora, nel
ventunesimo secolo, non come semplice contenitore ma come co-produttore della mostra. Non è solo
Palazzo Strozzi ad aver viaggiato nel tempo. Come visitatore, ognuno di noi ha vissuto, con una relazione tra
corpo e mente sempre diversa in modo individuale. Ognuno con le proprie esperienze e storie ci incontriamo
nel qui e ora di questa mostra”.

LA MOSTRA

CORTILE
Punto di partenza dell’esposizione è Under the weather (2022) opera site specific per lo spazio pubblico del
cortile di Palazzo Strozzi, costituita da una grande struttura ellittica di 11 metri sospesa a 8 metri di altezza,
che crea agli occhi dei visitatori un effetto fatto di interferenze visive, simili allo sfarfallio di uno schermo.
L’installazione propone infatti ciò che è noto come effetto moiré che, in questo caso, viene impiegato per
destabilizzare la rigida architettura ortogonale di Palazzo Strozzi, mettendo in discussione la percezione di
struttura storica stabile e immutabile. Mentre i visitatori si spostano nel cortile l’installazione si trasforma
continuamente ai loro occhi, interagendo con ciascuno individualmente. L’opera diviene così uno scambio
tra il movimento di ogni visitatore che attiva l’opera e la sua personale esperienza visiva che la completa. La
stessa forma ellittica sembra trasformarsi con la posizione di chi guarda, tanto che – da specifici punti di vista
alle estremità del cortile – la struttura può apparire circolare, creando un’atmosfera ipnotica tipica di
quell’ambiguità visiva che ha affascinato Eliasson per decenni e ispirato molte delle sue opere.

PIANO NOBILE
Dal cortile il percorso prosegue all’interno del palazzo dove si rivela il dialogo diretto di Eliasson con
l’architettura attraverso l’utilizzo di luci artificiali, ombre fugaci, riflessi, effetto moiré e colori intensi.
L’edificio non è solo un semplice contenitore o uno sfondo, bensì diviene co-produttore delle opere,
strumento creativo che interagisce con la percezione dei visitatori.
Nelle prime tre sale del Piano Nobile Eliasson si confronta con le finestre del palazzo giocando tra realtà e
rappresentazione, presenza e assenza, in un alternarsi di luci, colori e ombre. Proponendo soluzioni che
appaiono simili a scenografie teatrali o set cinematografici, l’artista invita a percepire in modo nuovo
l’architettura, destabilizzandone la comprensione tradizionale e consolidata.

Eliasson interviene in maniera minima nelle sale, creando tuttavia forti e coinvolgenti atmosfere in cui protagonista è il rapporto tra lo spazio esterno e quello interno, tipico di Palazzo Strozzi e delle sue grandi vetrate che si affacciano sia sul cortile che sulla strada. Le luci rendono visibili le irregolarità del materiale: bolle, graffi, polvere ne evidenziano la matericità consentendo ai visitatori di prendere coscienza del vetro come membrana che separa l’interno dall’esterno. Questa superficie “mediatrice” ha una fondamentale funzione protettiva, ma consente anche la comunicazione visiva, evocando così le grandi vetrate gotiche e rinascimentali in cui la luce era interpretata come manifestazione visibile del divino e metafora di elevazione spirituale.
Due opere del percorso espositivo richiamano il tema del cerchio e dell’ellisse introdotto nel cortile. How do
we live together (2019) è costituita da un grande arco metallico che invade in diagonale lo spazio di una sala
in cui il soffitto è rivestito da una superficie specchiante. Tramite un effetto di illusione tipico di Eliasson,
utilizzato in celebri opere come The weather project (2003) alla Tate Modern, l’arco si raddoppia diventando
un cerchio, una sorta di anello che unisce lo spazio reale con quello irreale. L’installazione Solar compression
(2016) è costituita invece da un disco circolare sospeso, specchiante su entrambi i lati, in costante
movimento, emanando dal suo interno una luce gialla che inonda l’ambiente. Quella stessa luce è alla base
dell’installazione Room for one colour (1997) dove in uno spazio totalmente vuoto la percezione degli
spettatori è alterata dall’immersione nella luce di lampade monofrequenza che trasforma tutti i colori in
sfumature di grigio, giallo e nero, accentuando tuttavia la percezione dei dettagli da parte degli spettatori.
Nel percorso, inoltre, si incontra un’opera iconica della carriera di Eliasson come Beauty (1993).
L’installazione pone di fronte a uno spettacolare arcobaleno in cui fasci di luce bianca sono scomposti nei
colori dello spettro visibile attraverso una cortina di nebbia. Questa apparizione è creata dalla luce proiettata,
rifratta e riflessa dalle gocce d’acqua in cui il pubblico è chiamato a immergersi. A seconda dell’angolazione
ciascuno ha infatti una visione soggettiva e personale: non ci sono due spettatori che vedono lo stesso
arcobaleno.
Emblematico del lavoro di Eliasson e testimonianza della sua ricerca sulla visione come azione di
frammentazione e complessità del pensiero è invece Firefly double-polyhedron sphere experiment (2020),
grande poliedro di vetri colorati verdi, arancioni, gialli, ciano e rosa che nasce dall’interesse dell’artista per i
temi della geometria e della luce. Nella stessa sala l’opera dialoga con Colour spectrum kaleidoscope (2003)
grande caleidoscopio esagonale fatto di specchi dicromatici di vari colori.

Come afferma Eliasson: “I caleidoscopi giocano sul fatto che ciò che vediamo può essere facilmente disorganizzato o riconfigurato. Utilizzano un approccio ludico per mostrarci diversi modi di guardare il mondo; in questo senso potremmo dire che un caleidoscopio rappresenta una prospettiva diversa”.

STROZZINA
La mostra prosegue negli spazi della Strozzina attraverso opere che continuano la riflessione di Eliasson sulla
percezione e sull’utilizzo dell’effetto moiré. Fivefold dodecahedron lamp (2006) è costituito da un dodecaedro che contiene un tetraedro di vetro a elevata riflettenza, mentre Eye see you (2006) crea leggeri effetti moiré sulla base della posizione e del movimento di ogni visitatore. Inoltre, nella serie City plan (2018) sette piante urbane sono ricondotte a forme geometriche su specchi che riflettono sette diversi quotidiani locali sostituiti giornalmente, per ripresentare considerazioni sul tempo, tema conduttore della mostra.

Presentata al pubblico per la prima volta è Your view matter (2022), nuova opera dell’artista che utilizza la
tecnologia VR (Virtual Reality, cioè realtà virtuale) per sperimentare la percezione umana nello spazio
digitale. Indossando uno speciale visore il pubblico entra in un mondo digitale da esplorare, costituito da sei
diversi spazi virtuali. Cinque di questi spazi prendono la forma di uno dei solidi platonici (il tetraedro,
l’ottaedro, l’icosaedro, il dodecaedro e il cubo), il sesto ci conduce all’interno di un’immensa sfera.

Immersi in una realtà parallela accompagnati da una colonna sonora creata dall’artista, i visitatori possono
muoversi in questi spazi virtuali, interagendo con le loro complesse geometrie in una profonda interazione
esperienziale, dove le pareti e i soffitti, a volte a colori altre in bianco e nero, brillano con un effetto moiré in
continua evoluzione. Nel tetraedro, il primo spazio che i visitatori incontrano, il moiré si manifesta come
risultato dei limiti di risoluzione del visore VR, reagendo al rumore stesso del visore e attirando l’attenzione
sul dispositivo. Poiché nessuno dei motivi moiré è visibile se lo spettatore non si muove, il funzionamento
dell’opera si basa sull’interazione e il coinvolgimento attivo del pubblico, sperimentando dunque un incontro
tra lo spazio digitale e il corpo del visitatore.

Come dichiara Eliasson: “l’esperienza di quest’opera si basa su un disimparare e imparare di nuovo a sapere usare il senso della vista, coinvolgendo non solo gli occhi ma anche tutto il corpo e la nostra mente”.

L’ARTISTA

L’artista islandese-danese Olafur Eliasson (1967) lavora con la scultura, la pittura, la fotografia, i video, le installazioni e i media digitali. La sua arte è guidata dal suo interesse per la percezione, il movimento, l’esperienza vissuta, i propri sentimenti e quelli della comunità. La sua pratica non è limitata ai confini dei
musei e delle gallerie e coinvolge il pubblico attraverso progetti architettonici, interventi negli spazi pubblici,
interventi di educazione artistica, sociale e ambientale.
Dal 1997 le sue mostre personali di ampio respiro sono state ospitate nei principali musei di tutto il mondo.
Ha rappresentato la Danimarca alla 50ª Biennale di Venezia nel 2003; nello stesso anno ha presentato The
weather project, installazione site specific per la Turbine Hall della Tate Modern di Londra, visitata da più di
due milioni di persone. Nel 2014 la mostra Contact ha inaugurato la Fondation Louis Vuitton a Parigi. La
mostra del 2015 Verklighetsmaskiner (Reality machines) è stata l’esposizione di un artista vivente più visitata
di sempre del Moderna Museet di Stoccolma.

Nel 2016 Olafur Eliasson ha realizzato una serie di interventi per la reggia e i giardini di Versailles e ha allestito due grandi mostre al Long Museum di Shanghai e al Leeum, Samsung Museum of Art di Seul. Reality projector, installazione site specific per la Marciano Foundation di Los Angeles, è stata inaugurata nel marzo 2018, lo stesso mese di The unspeakable openness of things, mostra personale al Red Brick Art Museum di Pechino. Nel 2019 si è tenuta presso la Tate Modern In real life, ampia retrospettiva sulla pratica artistica di Eliasson negli ultimi venticinque anni, che nel 2020 è stata esposta al Guggenheim di Bilbao. Nel 2020 si sono tenute Olafur Eliasson: Symbiotic Seeing alla Kunsthaus Zürich e Sometimes the river is the bridge al Museo di Arte Contemporanea di Tokyo. Per la mostra Life del 2021, Olafur Eliasson ha rimosso la facciata in vetro della Fondation Beyeler a Basilea creando un’installazione in cui l’acqua verde brillante di uno stagno è stata deviata all’interno delle sale del museo, insieme a innumerevoli piante, anatre e insetti.
Con sede a Berlino, lo Studio Olafur Eliasson riunisce un ampio gruppo di artigiani, architetti, archivisti,
ricercatori, amministratori, cuochi, storici dell’arte e tecnici specializzati.

INFO 

Olafur Eliasson: Nel tuo tempo
Palazzo Strozzi – Firenze
Dal 22 settembre 2022-22 gennaio 2023

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