LEI. Ritratti di donne, da Van Gogh a Modigliani e oltre: la donna come soggetto dello sguardo
Per secoli la donna nell’arte è stata soprattutto ciò che qualcuno guardava. Musa, modello, allegoria, desiderio, enigma: il suo corpo e il suo volto sono passati attraverso gli occhi degli artisti, spesso senza poter restituire quello sguardo.

LEI. Ritratti di donne, da Van Gogh a Modigliani e oltre. Capolavori dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, al Palazzo del Governatore di Parma Fino all’8 marzo 2027, parte da questa lunga storia della rappresentazione per interrogare il modo in cui la figura femminile ha cambiato posizione dentro l’arte e, più in generale, nella società.
Sono oltre 60 le opere provenienti esclusivamente dalla collezione della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, distribuite in 13 sale tra dipinti, sculture, disegni, fotografie e arazzi. Un percorso che attraversa più di due secoli e mette in relazione figure molto diverse tra loro: donne realmente esistite, personaggi pubblici, modelle, artiste, muse, soggetti anonimi. Il ritratto diventa così il luogo in cui si incontrano identità individuale e immaginario collettivo, desiderio e autorappresentazione, memoria privata e trasformazioni politiche.
La mostra costituisce il secondo capitolo del protocollo d’intesa tra il Comune di Parma e la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea e si inserisce nel progetto Museo migrante, pensato per portare le collezioni della GNAMC fuori dalla sede romana e renderle occasione di confronto con pubblici e territori differenti.
Tra le opere presentate figura anche Nu Debout, il pastello di Pablo Picasso del 1906 circa, donato nel 2025 dalla Cy Twombly Foundation e recentemente acquisito dalla GNAMC. Una presenza che conferma la natura non statica della collezione, continuamente sottoposta a nuove acquisizioni, studi e riletture.
«La GNAMC propone a Parma una straordinaria selezione di ritratti femminili, con diversi capolavori, per celebrare l’ottantesimo anniversario del voto alle donne. Conferma, in questo modo, il concreto impegno nel progetto “Museo migrante”, ideato proprio per diffondere la conoscenza della propria collezione in Italia e all’estero», afferma Renata Cristina Mazzantini, direttrice della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea. La mostra, aggiunge, diventa anche un’occasione per aggiornare gli studi sulla collezione alla luce delle nuove acquisizioni.
Prodotta dal Comune di Parma e dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, con la collaborazione di Solares Fondazione delle Arti e il sostegno di Fondazione Cariparma e Regione Emilia-Romagna, LEI è curata da Renata Cristina Mazzantini e Cesare Biasini Selvaggi.
Le donne riunite nelle sale del Palazzo del Governatore appartengono a epoche, classi sociali e mondi differenti. La loro presenza permette però di osservare come il ritratto abbia progressivamente modificato la propria funzione.
C’è la Signora Ginoux dell’Arlesiana di Vincent van Gogh, moglie del proprietario del Café de la Gare di Arles. C’è Luisa Casati, aristocratica eccentrica e collezionista, consegnata all’immaginario dalla pittura di Giovanni Boldini. C’è Hanka Zborowska, aristocratica polacca ritratta da Amedeo Modigliani, e c’è Carminella, figlia del popolo dipinta da Antonio Mancini. C’è Palma Bucarelli, figura centrale nella storia dell’arte italiana del Novecento, ritratta da Alberto Savinio, e c’è l’attrice Elsa Martinelli nell’interpretazione di Giosetta Fioroni.
Il valore di questi ritratti non risiede soltanto nella riconoscibilità dei soggetti. Ogni immagine contiene una negoziazione tra chi guarda e chi viene guardato. Il volto può diventare documento, costruzione psicologica, superficie sociale oppure spazio nel quale l’identità sfugge alla definizione.
È questa oscillazione a tenere insieme opere apparentemente lontane. La donna rappresentata non è mai soltanto la donna che posa: è anche l’idea di femminilità che l’artista, consapevolmente o meno, porta dentro l’immagine.
La mostra riunisce opere provenienti dalla collezione della GNAMC di Roma, una delle più importanti raccolte italiane dedicate all’arte nazionale e internazionale del XIX e XX secolo. Il comitato scientifico è composto, oltre che dai curatori, da Stefano Marson, Alberto Salvadori e Simona Tosini Pizzetti.
Tra i nuclei più significativi figurano i disegni di Gustav Klimt, nei quali la linea costruisce figure femminili attraversate da eleganza ed erotismo, e Figura (Femme de Venise VI) di Alberto Giacometti, dove la presenza umana si riduce a una forma filiforme e quasi archetipica.
Con le Femmes di Man Ray il corpo entra invece nel territorio della fotografia e della manipolazione dello sguardo. La figura femminile non viene semplicemente descritta, ma sottoposta a solarizzazioni e alterazioni che ne compromettono la leggibilità immediata.
La Bambina che ride di Medardo Rosso conserva invece la leggerezza di un’espressione colta nell’istante, mentre La donna in bianco di Kees van Dongen introduce una figura che sembra sottrarsi alla tradizionale passività del ritratto. Gli occhi rivolti verso lo spettatore stabiliscono un rapporto diretto e quasi aggressivo con chi osserva.
Il percorso comprende inoltre opere di Giovanni Boldini, Giuseppe De Nittis, Vincent van Gogh, Pablo Picasso, Amedeo Modigliani, Umberto Boccioni, Giorgio de Chirico, Mario Sironi, Adolfo Wildt, Antonietta Raphaël, Arturo Martini, Dora Maar e Francesca Woodman.
Accanto agli artisti uomini, la mostra evidenzia il progressivo ingresso delle artiste nella costruzione di una nuova immagine del femminile. Antonietta Raphaël, Dora Maar, Francesca Woodman, Vanessa Beecroft e Marinella Senatore utilizzano linguaggi differenti per mettere in discussione il rapporto tra corpo, identità e rappresentazione.

Qui la questione non è più soltanto come una donna venga rappresentata, ma chi abbia il diritto di rappresentarla e, soprattutto, di rappresentare se stessa.
Uno dei nuclei del percorso è dedicato alla produzione italiana tra le due guerre mondiali, periodo nel quale la figura femminile assume una presenza sempre più complessa dentro la cultura visiva.
Giorgio de Chirico, Gino Severini, Carlo Carrà, Cagnaccio di San Pietro, Antonio Donghi, Achille Funi, Mario Sironi ed Enrico Prampolini dialogano con le sculture di Arturo Martini, Adolfo Wildt, Arturo Dazzi, Giacomo Manzù e Pericle Fazzini. Le opere attraversano esperienze diverse, dalla Metafisica ai Valori Plastici, dal Novecento italiano al Realismo magico, restituendo una stagione nella quale il ritratto femminile diventa un campo di sperimentazione formale e psicologica.
La rappresentazione della donna si confronta inevitabilmente con la trasformazione della società. Negli anni del fascismo la propaganda insiste su un modello femminile fondato soprattutto sulla dimensione domestica, materna e familiare. La pittura e la scultura non producono però una risposta univoca a questo modello. Nei ritratti presenti in mostra emergono donne immerse nell’intimità, nella solitudine, nella vita quotidiana, ma anche figure che conservano una propria autonomia psicologica.
Il ritratto diventa così una zona ambigua, nella quale la prescrizione sociale convive con ciò che l’immagine non riesce completamente a controllare.
È soprattutto nel secondo Novecento che il corpo femminile smette progressivamente di essere soltanto il luogo della rappresentazione per diventare uno strumento di autorappresentazione.
Le ricerche di Dora Maar e Francesca Woodman, insieme a quelle di Giosetta Fioroni e delle artiste della contemporaneità, spostano il problema verso la soggettività. Il corpo può diventare memoria, esperienza, linguaggio, costruzione identitaria.
Francesca Woodman porta questa tensione fino alla dissoluzione della figura: il corpo appare, scompare, si confonde con lo spazio. Vanessa Beecroft lavora invece sulla presenza collettiva dei corpi, trasformandoli in una composizione che interroga i codici della femminilità e dello spettacolo. Marinella Senatore amplia ulteriormente il discorso attraverso pratiche partecipative nelle quali la dimensione individuale entra in relazione con quella collettiva.
La donna non è più soltanto dentro l’immagine. Interviene sulle condizioni dell’immagine.
È questo il passaggio che rende LEI più interessante di una semplice antologia di ritratti femminili. La mostra segue infatti una trasformazione che riguarda l’intero sistema della rappresentazione: dall’ideale alla presenza, dall’oggetto al soggetto, dal ritratto alla persona.
A Parma questa trasformazione non viene raccontata come una linea evolutiva pacificata. Le opere conservano contraddizioni, stereotipi, desideri e conflitti. Ed è proprio nella loro distanza che il progetto trova la propria forza: la donna dell’Ottocento, quella della modernità, quella del secondo Novecento e quella contemporanea non sono variazioni della stessa figura, ma identità costruite dentro società differenti.

INFO
LEI. Ritratti di donne, da Van Gogh a Modigliani e oltre. Capolavori dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea
2 ottobre 2026 – 8 marzo 2027
Parma, Palazzo del Governatore




