COVERstory | ALEXIS RALAIVAO: dipingere le alterazioni del tempo
Un’ombra di fiori sulla tavola può essere più interessante dei fiori stessi. Una osservazione che potrebbe sembrare assurda finché non si incontrano i dipinti di Alexis Ralaivao. A quel punto diventa quasi un metodo.
Ralaivao guarda ciò che normalmente resta ai margini dello sguardo: una collana appena indossata, una camicia abbandonata, una mano ferma, il riflesso della luce su un tessuto. Non cerca l’eccezionale dentro il quotidiano. Fa qualcosa di più sottile: prende un’immagine che abbiamo già consumato con gli occhi e la sottrae alla sua immediatezza.
La sua pittura ha la pazienza di chi non vuole arrivare subito al punto. Le immagini si costruiscono lentamente, attraverso velature, omissioni e variazioni di luce. Il tempo necessario per dipingerle entra così in conflitto con quello, brevissimo, in cui la scena è realmente esistita. Un gesto durato pochi secondi può richiedere mesi di pittura. È dentro questa sproporzione che Ralaivao trova la tensione del suo lavoro.
Anche Daily Blur, la mostra presentata da MASSIMODECARLO Pièce Unique a Parigi, nasce da questa frizione. Il quotidiano passa davanti agli occhi con una velocità che la memoria non riesce a trattenere. La pittura prova allora a fare il contrario: rallenta, seleziona, perde informazioni. Nel dipinto dei fiori, per esempio, non rimane il bouquet ma la sua ombra. E proprio perché l’immagine è incompleta, la mente dello spettatore è costretta a intervenire.
È forse qui che la pittura di Ralaivao diventa più personale. Non pretende di restituire le cose come sono state viste, ma lascia spazio a ciò che ciascuno porta dentro quell’immagine. La realtà fornisce il punto di partenza, la pittura decide quanto della realtà sia davvero necessario conservare.
Con Alexis Ralaivao abbiamo parlato di ombre e memoria, di luce e desiderio, della storia della pittura e di ciò che può ancora accadere quando un artista decide di non sapere in anticipo dove vuole arrivare.
LA COVER
L’INTERVISTA
In Daily Blur da MASSIMODECARLO Pièce Unique a Parigi presenti due dipinti molto diversi tra loro, eppure entrambi sembrano interrogare il rapporto tra presenza e assenza. Quando hai iniziato a pensare che ciò che scompare potesse essere un soggetto altrettanto potente per la pittura di ciò che rimane visibile?
In realtà non ci ho pensato, l’ho visto. Ho visto le ombre sulla tavola della mia cucina e mi sono emozionato, perché si potevano riconoscere i fiori ma, allo stesso tempo, non c’erano tutti i dettagli. Devo dire che è anche più facile dipingere soltanto le ombre, ma è soprattutto più stimolante, perché era qualcosa che avevo visto raramente e che non avevo mai provato a dipingere prima.
J’ai acheté des fleurs pour les peindre, je n’ai peint que leurs ombres nasce da un piccolo incidente visivo: avevi davanti dei fiori, ma hai scelto di dipingere soltanto la loro ombra. Quando hai capito che l’ombra era il vero soggetto del dipinto?
Non appena ho visto l’ombra, ho capito che sarebbe stata il soggetto del dipinto. Spesso è interessante avere un elemento che spinge il cervello a riempire gli spazi vuoti. Sono soltanto forme, ma riusciamo rapidamente a capire che si tratta di fiori. Mi piace quando è lo spettatore a completare l’opera.
Alexis Ralaivao Courtesy of the Artist and MASSIMODECARLO
L’ombra sembra diventare una forma di memoria. Per te è più fedele all’esperienza dell’oggetto o, al contrario, più libera dalla sua presenza fisica?
Daily Blur, il titolo della mostra, riflette proprio su questa idea. La vita quotidiana scorre così velocemente che tutto finisce per diventare sfocato, soprattutto i ricordi di momenti e oggetti. In questo senso, dipingere soltanto le ombre di quei fiori potrebbe essere una rappresentazione più accurata dell’esperienza dell’oggetto rispetto al dipingerlo realmente.
Inoltre possiamo proiettare qualsiasi tipo di fiore su quelle ombre. Lasciano più spazio all’interpretazione e all’appropriazione rispetto alla rappresentazione di un vero bouquet.
I tuoi dipinti sembrano rallentare immagini davanti alle quali, nella vita quotidiana, passeremmo senza fermarci a guardare. La pittura è per te un modo di alterare la nostra percezione del tempo?
La pittura, di per sé, è un’alterazione del tempo. Spesso rappresenti un momento durato pochi secondi e, paradossalmente, impieghi mesi per dipingerlo. In un dipinto puoi vedere lo sforzo necessario per realizzarlo: se ti avvicini abbastanza, vedrai tutte le pennellate.
Amo questo paradosso tra un momento della vita quotidiana che dura pochi secondi e il fatto di dipingerlo per ore. Uno dei miei pittori preferiti, David Hockney, ha parlato molto di questa nozione del tempo nella pittura, spesso in contrapposizione alla fotografia, che viene realizzata in un istante.
Le collier rouge de Karlyne sembra muoversi nella direzione opposta rispetto al dipinto delle ombre: qui ci sono il calore della pelle, il rosso del gioiello, la vicinanza di una persona amata. Che cosa cercavi di trattenere di quel momento?
La semplicità del momento: Karlyne stava provando una collana nuova che aveva appena ricevuto. Voleva che le scattassi una foto per vedere come le stava. La fotografia è rimasta sul mio telefono finché, mesi dopo, non l’ho rivista e ho deciso di dipingerla.
Gioielli, abiti, tavole apparecchiate e formalità appartengono anche a una dimensione sociale modellata dal desiderio, dal consumo e dall’esclusione. Quanto ti interessa ciò che gli oggetti rivelano delle persone che li possiedono e dei mondi sociali a cui appartengono?
I gioielli e gli abiti che dipingo non sono oggetti preziosi. Lo sembrano sulla tela, ma nella realtà sono cose molto modeste.
Penso che mi interessino questo tipo di elementi per una questione legata alla storia dell’arte. Non sto però cercando di replicare lo status symbol che vi è associato.
Sul retro delle tele scrivi a mano ciò che ti passa per la testa nel momento in cui decidi di lasciare andare il dipinto. Perché hai sentito il bisogno di lasciare una parte dell’opera che lo spettatore potrebbe non vedere mai?
Ho iniziato a scrivere sul retro della tela perché sentivo che mettere soltanto la data e la firma fosse troppo freddo. Soprattutto dopo aver trascorso mesi insieme ai dipinti e averci lavorato così a lungo, non riuscivo a farlo. Così ho deciso di dare loro qualcosa in più e, allo stesso tempo, di fornire un maggiore contesto sull’opera e sul momento che stiamo vivendo.
Ma amo anche il fatto che sia qualcosa di invisibile. Fa del dipinto un oggetto nella sua interezza, anziché una semplice immagine. Con i social media abbiamo accesso a una quantità enorme di opere d’arte e le consumiamo attraverso le immagini. Volevo qualcosa che non fosse così immediatamente accessibile. Qualcosa a cui non puoi accedere con la stessa facilità e che, di conseguenza, non puoi consumare nello stesso modo di tutto il resto.
Alexis Ralaivao Courtesy of the Artist, Olney Gleason and MASSIMODECARLO
Hai definito questi scritti qualcosa di “segreto”. A chi scrivi davvero quando scrivi sul retro di un dipinto: a te stesso, al futuro proprietario dell’opera o a qualcuno che ancora non hai incontrato?
Penso di scrivere innanzitutto a me stesso. Spero di poter rileggere alcuni di questi scritti tra trent’anni e ridere del me stesso di quando ero più giovane.
È iniziato anche perché amo la ricerca e la storia dell’arte. Mi ha sempre affascinato il modo in cui gli storici cercano indizi nei dipinti. In qualche modo, spero di scrivere anche per i futuri storici dell’arte.
Sei un artista autodidatta e hai studiato autonomamente la storia della pittura. Che cosa ti ha dato questa condizione di libertà e che cosa ti ha costretto a costruire da solo?
Penso che mi piaccia non essere obbligato a imparare qualcosa. Poter procedere secondo i miei tempi e scoprire le cose che mi interessano. La storia dell’arte è vastissima e continuo a scoprire cose nuove. Ci sono cose per le quali non sono ancora pronto, o che oggi non comprendo fino in fondo ma che magari più avanti potrebbero interessarmi.
Mi piace questa libertà, imparare poco alla volta. Non sono sicuro di dover sapere tutto fin dall’inizio. La scoperta è una parte importante del mio interesse per l’arte e non voglio rovinarla.
Vermeer, ter Borch e Morandi sono riferimenti dichiarati, ma la loro presenza nel tuo lavoro non appare mai come una citazione letterale. Come si può entrare nella storia della pittura senza trasformarla in un repertorio di citazioni?
Bella domanda! Non posso dipingere come loro e, per me, non sarebbe un buon omaggio cercare di replicare ciò che hanno fatto. Può essere difficile e impegnativo, ma devi accettare il modo in cui sei e il modo in cui dipingi.
Le immagini da cui parti spesso nascono per caso, senza essere state fotografate pensando alla pittura. Che cosa deve avere una fotografia perché, in un momento successivo, tu possa riconoscervi un possibile dipinto?
Semplicemente una curiosità, qualcosa che catturi il mio sguardo, qualcosa che mi faccia tornare a quella fotografia. Se la fotografia non è particolarmente bella, è persino meglio. Partire da una bella fotografia può essere intimidatorio.
Se potessi preservare una sola cosa di un’immagine, che cosa sceglieresti: la luce, il colore, il gesto, l’atmosfera o ciò che non può essere visto?
Decisamente la luce. Tutto il resto potrei cambiarlo, ma spesso mantengo la luce, il modo in cui colpisce i tessuti o le superfici e il modo in cui proietta le ombre. Almeno per ora.
Che cosa significa per te l’estetica?
L’estetica è una parte importante del mio interesse. Amo gli oggetti e le immagini esteticamente piacevoli. Ma quando si tratta di arte penso soprattutto a ciò che un dipinto mi fa sentire. Potrebbe anche non essere estetico, ma può essere potente.
I pittori che amo realizzano opere che potrebbero essere definite estetiche, ma sono più attratto dal modo in cui i loro dipinti mi fanno sentire, che ha più a che fare con il modo in cui hanno dipinto l’immagine che con il suo aspetto. Posso amare un dipinto anche soltanto per un dettaglio, per esempio per il modo in cui è dipinta una mano.
Se Daily Blur avesse una colonna sonora, quale sarebbe?
Oh, in questo momento suonerebbe come una mattina presto, mentre esco di casa per andare a fare surf sulla costa della Bretagna. In macchina metterei 17 Days di Prince, nella versione Piano & a Microphone 1983, Poured di Lil Uzi Vert, Late Night People dei Mauskovic Dance Band e No Hook di Karrahboo.
C’è qualcosa che vorresti dipingere e per cui non hai ancora trovato il modo?
I fiori! Il dipinto presente in Daily Blur è nato proprio perché volevo trovare un modo per dipingere i fiori. Ma mentre scrivo questa risposta penso che forse l’ho trovato!
Se venissi nel tuo studio, che cosa troverei? Dipinti, libri, piante, tecnologia, dischi…?
Moltissimi libri. Non colleziono opere d’arte, ma colleziono libri d’arte. Un divano su cui fare un pisolino. Ceramiche con cui bere il caffè. Fogli con frasi strane appuntati alle pareti.
Ti senti più attratto dalla razionalità o dall’emozione?
Dall’emozione! Non dipingo ciò che penso possa funzionare, dipingo ciò che sento possa essere entusiasmante da fare. Dirlo mi fa anche capire che non dipingo per vedere il risultato finale, ma per vivere l’emozione di scoprire se qualcosa di nuovo funziona.
L’ARTISTA
Photo by Charlie Rubin. Courtesy Alexis Ralaivao
Alexis Ralaivao è nato nel 1991 a Rennes, in Francia, dove attualmente vive e lavora.
Ralaivao realizza dipinti a olio costruiti a partire da scene della vita quotidiana: una camicia drappeggiata, una mano abbandonata, un bicchiere su un tavolo. La sua tecnica guarda alla pittura di genere olandese del Seicento, in particolare a Johannes Vermeer e Gerard ter Borch, e alla loro attenzione per i tessuti e la luce.
Artista autodidatta, Ralaivao conduce una ricerca ampia e costante sulla storia della pittura, sulla fotografia, sull’antiquariato e sulla letteratura francese. I suoi primi dipinti si concentravano sulle texture degli interni domestici, restituite attraverso tonalità smorzate, prossime al monocromo.
Nei lavori più recenti l’artista si rivolge invece a scene legate all’abbigliamento formale, all’alta ristorazione e alla gioielleria, utilizzandole per indagare i temi del consumo e dell’esclusione, con un ricorso sempre più marcato a campiture di colore saturo e vibrante.
In entrambe le fasi della sua ricerca, Ralaivao costruisce la superficie pittorica attraverso strati sottili e meticolosi, utilizzando la luce per rallentare l’immagine e concentrare l’attenzione dello spettatore su un singolo gesto ordinario.
Le sue opere fanno parte delle collezioni del Nerman Museum of Contemporary Art, Stati Uniti; dell’Institute of Contemporary Art, Miami, Stati Uniti; del Musée des Beaux-Arts de Rennes, Francia; del Powerlong Museum, Cina; e dell’He Art Museum, Cina.
LA MOSTRA
Alexis Ralaivao Daily Blur 15.09.2026 – 26.09.2026 PIÈCE UNIQUE 57, Rue de Turenne, 75003 Paris, France
HESTETIKA ART Next Generation
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