Claire Fontaine typing …, 2024 Shaped lightbox, digital print, dimmer, transformer and cables. 1,000 × 970 × 80 mm Courtesy of the artist and Kunstmuseum Winterthur, Winterthur, Switzerland Photo by Studio Claire Fontaine Copyright Studio Claire Fontaine

Tabula Plena: quando la pedagogia diventa forma artistica

Nel panorama delle pratiche artistiche contemporanee, il coinvolgimento delle scuole e delle comunità educanti non rappresenta più soltanto un’attività collaterale di mediazione culturale, ma sempre più spesso diventa parte integrante del progetto curatoriale e del processo di produzione dell’opera stessa.

È in questa prospettiva che si inserisce Tabula Plena, l’installazione site-specific realizzata da Fosbury Architecture e Claire Fontaine per la Sala delle Capriate del Palazzo della Ragione di Bergamo, promossa da GAMeC nell’ambito di Pedagogia della Speranza, il programma dedicato all’educazione come pratica di libertà e trasformazione.

Fosbury Architecture
Render della piattaforma laboratoriale Tabula Plena, 2026
Courtesy gli artisti
Rendering of the Tabula Plena laboratory platform, 2026
Courtesy of the artists

Più che una mostra, Tabula Plena si configura come una piattaforma relazionale e laboratoriale che assume il pensiero di Paulo Freire come fondamento teorico e operativo. Il titolo stesso dichiara una presa di posizione: in opposizione all’idea della tabula rasa, la conoscenza non è intesa come contenuto da trasmettere a soggetti passivi, ma come costruzione collettiva, situata e continuamente negoziata. In questo senso, il progetto si inserisce in una genealogia di pratiche artistiche che hanno interrogato il museo come spazio di apprendimento e produzione culturale, trasformandolo da luogo di conservazione a dispositivo attivo di elaborazione critica.

La struttura progettata da Fosbury Architecture traduce questa visione in una forma spaziale aperta e abitabile. La piattaforma, che occupa la storica Sala delle Capriate, ospita un’arena per incontri e letture e accoglie tre laboratori permanenti sviluppati con Adelita Husni Bey, Sabrina D’Alessandro e l’URPS (Ufficio Resurrezione Parole Smarrite), e il collettivo Numero Cromatico. L’installazione diventa così un’infrastruttura pedagogica in cui il sapere si costruisce attraverso la partecipazione, l’ascolto e la pratica condivisa.
Particolarmente significativa è la scelta di coinvolgere nel processo progettuale tredici classi di scuole della città e della provincia di Bergamo nei mesi precedenti l’apertura della mostra. Attraverso una serie di laboratori ideati da Fosbury Architecture e condotti dalle educatrici della GAMeC, studenti e studentesse sono stati invitati a confrontarsi con i temi del progetto, elaborando una serie di glifi che oggi costituiscono una componente visiva essenziale dell’installazione.

Fosbury Architecture
Render della piattaforma laboratoriale Tabula Plena, 2026
Courtesy gli artisti
Rendering of the Tabula Plena laboratory platform, 2026
Courtesy of the artists

Questi segni, disseminati sulla superficie nera della piattaforma che richiama la tradizionale lavagna scolastica, non svolgono una funzione decorativa né testimoniale. Essi rappresentano piuttosto la materializzazione di un processo di co-produzione simbolica che riconosce ai più giovani una reale capacità di contribuire alla costruzione di immaginari e significati. L’intervento educativo non si colloca dunque a valle dell’opera, come attività interpretativa, ma ne costituisce una condizione generativa.

In questo passaggio risiede uno degli aspetti più rilevanti di Tabula Plena. Il progetto supera la tradizionale distinzione tra autore e pubblico, tra produzione e fruizione, attribuendo agli studenti un ruolo che si avvicina a quello di co-autori. La partecipazione delle scuole non viene strumentalizzata come elemento di inclusione sociale o audience development, ma diventa parte della ricerca artistica stessa. Ciò che emerge è una concezione dell’educazione come pratica culturale e politica, capace di produrre forme di conoscenza che sfuggono alle gerarchie tradizionali della trasmissione del sapere.
In dialogo con questa dimensione pedagogica si colloca l’intervento di Claire Fontaine, che presenta cinque sculture luminose sospese raffiguranti emoji tratte dal lessico visivo contemporaneo. Trasformate da immagini digitali in oggetti tridimensionali e statici, queste icone diventano strumenti di riflessione sui processi di mediazione che regolano oggi la nostra relazione con il mondo. Le figure del pianeta Terra, dello smartphone e del pacco regalo interrogano le dinamiche attraverso cui tecnologia, consumo e comunicazione influenzano la costruzione dell’esperienza collettiva.
Anche in questo caso, l’opera si configura come un dispositivo di unlearning: un invito a sospendere automatismi percettivi e comportamentali per recuperare uno sguardo critico sulle strutture che orientano la produzione di significato. Una tensione che attraversa l’intero progetto e che accomuna tanto la riflessione artistica quanto quella educativa.
I laboratori permanenti sviluppati con Numero Cromatico, URPS e Adelita Husni Bey proseguono infatti questa indagine attraverso strumenti differenti: dalla costruzione di configurazioni algoritmiche alla reinvenzione del linguaggio, fino alla messa in discussione delle definizioni e delle categorie che regolano il sistema educativo. In tutti i casi, ciò che viene sollecitato non è l’acquisizione di un contenuto, ma l’attivazione di un processo critico.

In un momento storico in cui le istituzioni culturali sono chiamate a ridefinire il proprio ruolo all’interno della società, Tabula Plena offre un esempio concreto di come arte ed educazione possano convergere in un progetto comune. Non si tratta semplicemente di portare le scuole dentro il museo, ma di riconoscere che la produzione culturale può nascere dall’incontro tra pratiche artistiche, pedagogiche e comunitarie. In questa prospettiva, il coinvolgimento degli studenti non rappresenta un elemento accessorio, ma una scelta progettuale che ridefinisce il significato stesso dell’opera e il ruolo dell’istituzione che la ospita.
Più che un’esposizione, Tabula Plena appare così come un esperimento di cittadinanza culturale, un dispositivo aperto in cui il sapere si costruisce collettivamente e in cui l’arte torna a essere uno spazio di possibilità, confronto e trasformazione.

Claire Fontaine
Bulb, 2026
Shaped lightbox, digital print, dimmer, transformer and cables.
1,100 × 650 × 80 mm
Courtesy of the artist and Kunstmuseum Winterthur, Winterthur, Switzerland
Photo by Studio Claire Fontaine
Copyright Studio Claire Fontaine

INFO 

FOSBURY ARCHITECTURE e CLAIRE FONTAINE
TABULA PLENA

4 giugno – 18 ottobre 2026
Bergamo, Palazzo della Ragione

www.gamec.it

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