come with me between seven eight,Gesso e tempera su legno da cassa cargo, superficie rilavorata a strati, 60 x 40 cm, Tara e Ketu, 2056

CAPITOLO 8 – IL CORRIDOIO DI ELIOGABALO

Stanza (Estrazione olografica / Pidgin residuale)


CHAT 08

TARA: voglio dire una cosa e voglio che la ascoltiate nel modo in cui ascoltate le cose vere non nel modo in cui ascoltate le cose che vi mettono a disagio che è rispondere troppo in fretta con ok ok
er chiudere il disagio
KETU: okay
VASHTI: okay
RAGA: okay
TARA: i nostri corpi sono una questione politica anzi sono la cosa più politica che esiste su questa base più politica degli archivi più politica dei log del programma militare più politica delle traiettorie verso la terra
TARA: il nostro corpo è il punto esatto dove si vede il risultato di ogni scelta che è stata fatta prima che nascessimo e il nostro corpo è anche il luogo dove possiamo fare qualcosa che non è stato deciso da nessuno prima di noi
TARA: quello che voglio è che lo usiamo così voglio che quello che si fa insieme quando siamo nel settore h di notte sia normale nel senso di non nascosto non complicato non trasformato in qualcosa che richiede gestione della narrativa come direbbe vostro padre voglio che sia semplicemente quello che è o noi stessi diventiamo le balle che ci raccontano sulla terra sulla luna su marte
VASHTI: sei sicura che vuoi dire questo a tutti e non solo ad alcune sottocombinazioni di tutti
TARA: a tutti compresa me tutti e quattro sì
RAGA: questa è la cosa più diretta che tu abbia mai detto e ti amo per questo
KETU: in un sesto di gravità alcune cose funzionano in modo molto diverso da come sono descritte negli archivi terrestri che assumono condizioni gravitazionali che noi non abbiamo
KETU: alcune cose funzionano meglio nel senso fisico preciso del termine meglio perché il peso specifico di ogni cosa è diverso
KETU: il corpo si muove in modi che sulla terra richiederebbero una forza che qui non serve e questo apre possibilità di
movimento e contatto che sulla terra non esistono fisicamente
RAGA: ketu sta facendo una lezione di fisica applicata alla sessualità in assenza di gravità e non so se sono più
impressionato o più intimorito o non voglio più scopare
VASHTI: io l’ho letto in un report medico classificato dall’anno tre della base che descriveva gli adattamenti necessari alla vita sessuale in condizioni di gravità ridotta
VASHTI: era scritto con quella prosa procedurale che usano per tutto e il risultato era allo stesso tempo il documento più erotico e il più ridicolo che abbia mai letto
TARA: quindi siamo d’accordo
KETU: sì
RAGA: sì
VASHTI: sì e aggiungo: ho mappato altri quattro punti nella base dove la copertura sensoriale ha lacune abbastanza grandi da contenere quattro persone per un tempo indeterminato e ne ho salvati i riferimenti per quando servono
RAGA: vashti
VASHTI: sì
RAGA: ti amo

come with me between seven eight,Gesso e tempera su legno da cassa cargo, superficie rilavorata a strati, 60 x 40 cm,
Tara e Ketu, 2056
Il corridoio è troppo stretto per quello che pensano di poter fare. Proprio per questo succede lì. Non c’è lo spazio per farlo in modo corretto. Tara ha usato la parete della curva per prendere la rincorsa e scomparire nell’angolo in ombra. Non si ferma quando arriva dove si sono dati appuntamento, sotto la griglia cablata. Rallenta solo quanto basta avvitandosi su se stessa perché il corpo superi Ketu mentre slaccia la divisa fino all’ombelico. Lui può solo vedere il suo caschetto rosso risplendere nella penombra espandersi e contrarsi e frenare all’improvviso prima di capirlo. Tara prende la nuca di Ketu con il collo del piede destro allungando l’altro piede al soffitto per poi piegare entrambe le gambe verso la sua bocca e stringendolo tra le cosce buttare il suo peso all’indietro toccando con le mani il pavimento. Ketu è ancora incapace di reagire quando lei si stacca da lui soffocando una risata e girandosi a mezz’aria, stringendo le tasche della divisa in un modo per cui non è stata progettata lasciandosi trascinare giù dal briciolo di gravità che c’è in quel corridoio stantio. Quando Ketu arriva al polso di Tara non è un gesto separato, è un ostacolo dentro il gesto, qualcosa che resiste mentre tutto il resto cede. Un punto rigido infilato nel corpo e per questo diventa inevitabilmente inutile, come unica cosa lì che non appartiene a loro. Lo sente senza vederlo, lo riconosce al tatto per differenza. Il movimento non si ferma ma si deforma attorno a quel punto, come se il sistema fosse ancora tra loro e dovessero strapparlo via. Tara non lo protegge, non lo sposta, lo lascia esposto, e questa esposizione è più diretta di qualsiasi consenso. Ketu trova l’incastro con l’unghia dell’indice che compie la pressione giusta, la rotazione minima, un gesto che il dispositivo attorno a quel polso non è progettato per ricevere in quel contesto e il click arriva definitivo. Non è il suono che conta, è la sottrazione: qualcosa sospende la sua sgradita onnipresenza, il suo continuo registrare, il suo continuo correggere. E il corpo di entrambi si rilassa, cambia immediatamente. Non perché succede qualcosa fuori, ma perché non c’è più niente tra loro che lo torturi tenendolo allerta, dentro una forma emergenziale perpetua. Tara reagisce prima che il dispositivo tocchi terra, lo spinge indietro con una forza che non trattiene più, e questa volta non corregge l’equilibrio, lascia che il corpo sbagli, che si perda e si ritrovi da solo, e Ketu la segue nello stesso errore. Quell’incapacità iniziale di reagire non era esitazione ma accumulo. Qualcosa che si è costruito nei giorni, nei mancati contatti, in tutte le volte in cui il sistema di sorveglianza dei parametri ha corretto prima che potessero insistere. Qui insistono, subito, sapendo che la gravità dà origine a malintesi attribuibili al caso. Non c’è più niente da preservare del loro passato e sentono di essere uniti da un presente destabilizzante, sbagliato e senza appello che non vogliono più contrastare ma vivere. Le mani non trovano subito presa dove i denti sono riusciti ad ancorarsi e gli arti scivolando e recuperandosi grazie alla tempestiva flessibilità si sono agganciati, aiutando ad affondare nell’altro con più forza trovando corrispondenze, cercando struttura tra le ossa dei reciproci corpi che hanno visto crescere e che conoscono perfettamente in ogni sporgenza diventata appiglio in superfici quasi scheletriche di esseri longilinei e androgini. Il corpo non ha peso per restare dove viene messo. Devono fare leva invece che usare la loro massa, usare le pareti dei lati opposti invece di appoggiarsi. Le ginocchia si chiudono senza presa cercando di agganciarsi troppo in alto a fianchi così stretti e l’unica soluzione sembra conficcare il mento nella fossa della clavicola per sorreggersi contro il soffitto e le pareti scivolando nell’altro. Non c’è modo di stabilizzare qualcosa di sudato e viscoso. Tara e Ketu si sigillano in prese che cedono e subito tornano più violente, più decise, come se l’errore autorizzasse la paura della deriva a spingere oltre. La gravità a un sesto non li può sostenere in ciò che sulla Terra può essere soltanto ripetitivo, ma fa ciò che sa fare meglio: non li contiene. Li lascia alla loro ricerca così che ogni movimento non finisca mai davvero. Continua. Devia. Li costringe a rincorrersi dentro il gesto, e loro lo fanno, senza correggere, senza cercare una forma giusta, ma una forma che tenga abbastanza da non interrompere due corpi così longilinei da essere incapaci di incastrarsi. Tara si gira di nuovo e si avvolge a lui con tutto il corpo, non per stabilità ma per impedirsi di staccarsi. Stringe l’occhio di Ketu e i suoi capelli e usa le gambe come vincoli. Stringe fino a sentire resistenza reale. Ketu la trascina su di sé. I corpi si slacciano per un attimo e quel momento li eccita invece di fermarli perchè hanno capito come fare. Ketu raccoglie la sua divisa che galleggia per metà a terra, riporta a sé Tara e arrotolandogliela gliela mette dietro la testa. La spinge appena e seguendo il movimento della massa di quel corpo la schiaccia contro la parete e questa volta resta senza potersi staccare. Tara è leggera ma il contatto è definitivo nel modo in cui qualcosa non deve più essere corretto. Il calore sale subito e non ha uscita, la pelle diventa scivolosa e adesiva insieme. Il sudore non cade ma si accumula tra loro, li lega, crea attrito dove non dovrebbe esserci e li costringe a spingere più forte. Sanno di non capire cosa sta accadendo, ma è semplicemente il loro fisico che non può sopportare quello con cui lo stanno mettendo alla prova. Nati sulla Luna non possono sopportare oltre quello che desiderano. Il respiro è affannato. Allontanarsi per guardare la loro silhouette nel chiaroscuro di quell’ala non sorvegliata non basta. L’ossigeno entra ma non riempie, il fiato resta corto, irregolare, e proprio lì il desiderio cambia aiutato dall’istinto. Non è più risposta ma spinta tra le masse, qualcosa che non si lascia regolare e per questo prende spazio, diventa più sensibile mentre tutto il resto perde precisione. Si cercano con meno controllo trovando punti che fanno reagire la mente prima del corpo e che li tengono inchiodati in una tregua che perde di volontà davanti all’insistenza di coagularsi in una nuova prova, come se conoscere l’altro ora passasse solo da lì, da quanto regge sotto pressione in una sfida a chi accederà per primo alle maschere ausiliarie per l’ossigeno prima di svenire. Loro insistono di nuovo. Di nuovo oltre il punto in cui sarebbe più facile fermarsi. Il battito accelera troppo, perde ritmo, torna violento, il cuore sanno che in quella condizione non regge bene ma non basta a fermarli. Tara lo sente come una scatola nel vuoto che si apre e si richiude e resta lì dentro in quell’ascolto ancora qualche secondo, abbastanza da sapere che è reale, che non è qualcosa che il sistema ha previsto per lei e che il suo corpo può ingannarsi di mantenere ancora. Ketu la stringe, perché se allenta anche di poco le masse troveranno di nuovo la deriva e separarsi adesso sarebbe peggio del superamento del limite. Da spregiudicatezza la loro è diventata consapevolezza. È finito il controllo, non esiste più la forma, c’è solo il tentativo di attraversare l’altro abbastanza da non restare uguali. Quando il corpo cede imponendo lo stop lo fa senza chiedere. Ma non si separano subito. Restano attaccati, il respiro disallineato, il battito ancora instabile, la pelle ancora calda e livida dove la pressione è stata più forte. Il dispositivo è a terra, muto. Per tutto quel tempo non c’è stato niente che li traducesse in dati. Quando si staccano è più difficile che toccarsi, perché il contatto questa volta li ha esposti, sono meno stabili davanti ad entrambi. Ketu raccoglie il dispositivo, lo tiene un attimo in mano, come se quel piccolo oggetto avesse contenuto qualcosa che ora non c’è più, poi lo allaccia di nuovo al polso di Tara. Cerca il suo nella tasca della divisa e fa la stessa cosa. Il sistema riprende come se niente fosse. Ma quello che è successo lì non può essere riportato dentro nessuna misura, perché non è stato corretto mentre accadeva. Due ombre di pelle trasparente attraversate da lentiggini e vene sottili si rivestono nel buio di un corridoio che si appoggia sul ghiacciaio di un cratere lunare.


CORTICAL ACQUISITION LOG ARCHIVIST SYSTEM — INTERNAL CLASSIFICATION AUTHORITY THRESHOLD EXCEEDED SERIES storage: degraded compression:
maximum fidelity: declining
LOG REF: 2056.11.03 / SUBJECTS: TARA / KETU
designation: orphan cohort / unassigned social trajectory
cortical acquisition: ACTIVE
location: corridor 7-B / sensor overlap: 12%
note: 12% overlap means 88% of this corridor is unmonitored
subjects selected this corridor
this system registers: subjects aware of sensor topology
awareness of sensor topology not listed as: concern
listed as: navigation skill operational competence
physiological — both subjects:
oxytocin elevated cortisol suppressed
heart rate convergence: 94% synchronization within 4 minutes
synchronization at this level indicates: prolonged proximity
prolonged proximity in 88% unmonitored space noted
device removal — TARA:
wrist compliance device removed at 23:14:07
duration of removal: 0.003 seconds
replacement: confirmed log gap: 0.003 seconds
0.003 seconds is below reporting threshold
this system does not report
this system notes: the 0.003 seconds contained a decision
the decision is not in the log
the decision involved a vector
the vector aimed north-northwest toward sector 85.9°S
CLASSIFICATION: social bonding within acceptable parameters /
device anomaly: sub-threshold / no action required
NOTE: the vector is the action
the action is not in the report


Snippet 008
Tara e Ketu. Soggetti secondari, genitori non più attivi nella base. Un corridoio tra due zone di monitoraggio non sovrapposte. Il sistema rileva rimozione di due dispositivi di tracciamento per // minuti. Classifica: anomalia minore.
Durante la stessa sessione i soggetti discutono le anomalie termiche sul Massiccio Malapert archiviate dal sistema come interferenza solare dal 2031. Raggiungono una decisione. Il sistema non ha un campo per i contenuti comunicativi fuori protocollo. Non ha un campo per le decisioni prese in corridoi tra sensori. I soggetti non hanno struttura parentale da proteggere o contraddire. Il sistema non classifica questo come vantaggio operativo.
Trasmissione in attesa di conferma ricezione.

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