GIULIA SOUL

Intervista – GIULIA SOUL: fotografare ciò che sta appena sotto

Nelle fotografie di Giulia Soul c’è sempre qualcosa che non si vede del tutto. Non è un difetto tecnico o un vezzo piuttosto è il punto.

L’anima non si fotografa, eppure lei ci prova ogni volta: nei corpi che ritrae, nei colori che sceglie di istinto, nella luce che costruisce nelle ore in cui il mondo tace e i ricordi tornano a galla.

Le sue immagini vengono spesso scambiate per dipinti. Le donne che fotografa diventano frammenti di sé stessa. Ogni scatto nasce da qualcosa di intimo e difficile da nominare e forse è proprio lì, in quello spazio tra ciò che si vede e ciò che si sente, che la sua arte trova la sua ragione di esistere.

Abbiamo provato a chiederle come funziona tutto questo. Ecco il nostro incontro.

La pelle è un contenitore: custodisce memoria, fragilità, amore e cicatrici. Il corpo diventa così un libro dalle molte pagine

L’INTERVISTA

Oscar Wilde distingueva tra guardare e vedere. Le tue immagini sembrano lavorare proprio su questo scarto: cosa rende visibile un corpo oltre la sua superficie?

Più che rendere visibile il corpo, mi interessa rivelare ciò che lo attraversa. La pelle è un contenitore: custodisce memoria, fragilità, amore e cicatrici. Il corpo diventa così un libro dalle molte pagine, uno spazio in cui l’anima trova modo di esistere e di esprimersi.

Il nudo, nelle tue fotografie, non è mai neutro. È esposizione o costruzione? Libertà o dispositivo?

Il nudo, per me, è un insieme di sentimenti e linguaggi, spesso contraddittori, proprio come la mia natura. È un’esposizione della fragilità, ma anche della libertà; un gesto di abbandono e, allo stesso tempo, di controllo. È uno spazio in cui convivono tensioni opposte, e dove la femminilità può manifestarsi in tutte le sue sfumature.

Anche il colore è fondamentale nella tua arte, non accompagna, ma orienta lo sguardo. È una scelta emotiva o una struttura compositiva?

Il colore nasce come un impulso emotivo, spesso in modo inconscio, creare contrasti e spesso combinare gli elementi della natura ai colori e qualcosa che mi viene naturale e rafforza il messaggio dietro ogni scatto. Solo in un secondo momento diventa struttura e composizione, ma la sua origine resta sempre legata a uno stato interno personale.

Chi sono le donne protagoniste dei tuoi scatti?

Le donne nei miei scatti le considero parti, frammenti di me. Sono un’estensione di ciò che sono stata, di ciò che sono e di ciò che potrei diventare, ma anche di qualcosa di più ampio e collettivo. Accogliere, anche dopo pochi minuti, qualcosa di intimo e personale mi permette di entrare in relazione con loro in modo profondo, quasi di abitare la loro pelle.
Ognuna mi lascia qualcosa di unico e profondo  che tengo con affetto tra i miei scatti.

Nei tuoi lavori si percepisce una tensione tra corpo e trasformazione. È una metamorfosi biologica, simbolica o mediatica?

È tutte queste cose insieme, ma non in modo del tutto consapevole. La trasformazione che mi interessa non ha una forma stabile: è qualcosa che accade mentre tutto evolve e cambia.
Mi affascina quel momento sospeso in cui non sei più ciò che eri, ma in cui tutto continua a vivere dentro di te, trasformandosi pian piano.
È una sorta di guarigione, ma anche di scoperta: come se la conoscenza di sé fosse ancora giovane, in continuo movimento.

Se dovessi scegliere tre parole chiave per definire la tua arte, quali sarebbero?

Le tre parole chiavi sarebbero al momento: Guarigione. Libertà. Introspezione. E aggiungerei una quarta che forse e la più importante: Anima, perché tutto risiede in essa.

Se le tue opere avessero una colonna sonora, quale canzone sceglieresti?

Le mie opere avrebbero ogni volta una colonna sonora diversa, più che una canzone specifica. La mia natura è mutevole, e fissare un’immagine a un unico suono rischierebbe di renderla statica, quasi svuotata. Mi interessa che ogni lavoro possa risuonare in modo diverso nel tempo, proprio come accade alle emozioni. 

Hai avuto dei mentori? Quali sono i tuoi riferimenti artistici?

Non ho avuto mentori in realtà. La mia arte è nata in modo spontaneo, da una necessità profonda di liberarmi, connettermi ed esprimermi — qualcosa che ho compreso davvero solo lungo il percorso. I miei riferimenti non sono tanto figure precise, quanto piuttosto le emozioni, la natura e l’anima delle persone che ho davanti. C’è però un artista che apprezzo particolarmente, ed è Mustafa Sabbagh, il cui lavoro trovo a tratti mozzafiato. Nonostante  il mondo è pieno di arte, il più grande artista resta chi ha creato il Tutto.

Esiste un’immagine che continui a inseguire e che ancora ti sfugge? Cosa la rende irraggiungibile?

Sì, ed è proprio il fatto che non posso costruirla a renderla reale. È un’immagine che dovrebbe contenere tutto: una vita intera, le cicatrici, l’amore, e tutto ciò che ci ha reso ciò che siamo oggi. Un’immagine impossibile, perché racchiudere qualcosa di così vasto e stratificato in un unico istante e significherebbe  fermare ciò che per natura, è in continuo movimento. Forse è proprio questa impossibilità a renderla così necessaria da inseguire. Un immagine dove fermandomi posso percepire  ‘ ero, sono, saro ‘.

Se venissi nel tuo studio, cosa troverei? Quadri, libri, piante, tecnologia, dischi…?

Il mio studio è la natura: teli che viaggiano da una casa all’altra, dalla riva di un lago al bosco. È uno spazio in continuo movimento, che cambia insieme a me. Un domani, forse avrà anche una forma precisa ma continuerò a portare questa libertà, dove piante, musica, libri  e colore sarà un must per uno studio in futuro.

Ti senti più attratta dalla razionalità o dalle emozioni?

Sicuramente dalle emozioni, sopratutto quelle difficili da capire e nominare.

L’intelligenza artificiale sta ridefinendo la produzione di immagini. La percepisci come estensione del tuo linguaggio o come interferenza?

Dipende da come viene usata. Per me l’immagine nasce da un’esperienza personale e profonda, quindi faccio fatica a percepire l’intelligenza artificiale come un’estensione naturale del mio linguaggio. Può diventare uno strumento, ma solo se non sostituisce il contatto con ciò che è reale e autentico. Credo sia importante distinguere invece che unire: rendere sempre trasparente quando viene utilizzata, così da non confondere l’origine dell’immagine e la profondita di essa.

Qual è il fraintendimento più frequente rispetto al tuo lavoro?

In realtà, uno dei fraintendimenti più frequenti è che i miei scatti vengano scambiati per dipinti, cosa che non mi dispiace affatto. Altri li percepiscono come immagini tristi o scure, caratterizzate da forti contrasti. Spesso, inoltre, si osservano le mie opere in attesa di una spiegazione, come se dovessero necessariamente avere una lettura unica e precisa. In realtà, preferisco che restino aperte, misteriose, libere di essere interpretate senza una sola direzione perche non sempre hanno lo scopo di seguire un unica strada.

Cosa ti fa battere il cuore?

 La mia famiglia, i miei figli e il mio compagno, che sono il mio centro e la mia forza. Nuotare sott’acqua, il silenzio che si apre lì dentro, il canto degli uccellini che rompe la quiete del mattino. E poi l’ignoto dell’esistenza, tutto ciò che non posso spiegare: la vita, la morte, e quello che forse esiste oltre.

LA GALLERY

L’ARTISTA

Iuliana Plamadeala, nome d’arte (Giulia Soul), nata nel 1990 in Moldavia, in un villaggio tra colline e natura incontaminata, si è trasferita in giovane età tra le bellezze della terra italiana, dove nel 2018 ha scoperto la fotografia per puro divertimento, con un innato amore per l’arte. ha iniziato ad esprimersi realizzando autoritratti e fotografando donne di ogni etnia, considerando la sua fotografia un’espressione del suo inconscio e subconscio e dei ricordi del suo passato. Il suo stile cambia a seconda del suo stato d’animo e, con questo continuo susseguirsi di emozioni, emerge una personalità diversa di giorno in giorno. Un tocco carnale a tratti, con un mondo immaginario e onirico, dove amore, dolore, malinconia e speranza emergono tra i suoi scatti, realizzati e spesso trasformati nelle notti in cui l’immaginazione e i ricordi tornano a vivere.

https://www.instagram.com/giulia_soul/

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