A Milano, negli spazi di MASSIMODECARLO a Casa Corbellini-Wassermann, Mimmo Paladino costruisce una mostra che si muove tra memoria arcaica e tensione contemporanea, evitando ogni deriva nostalgica.
Le sue figure scure, stagliate su fondi luminosi, evocano un immaginario che attinge all’Etruria, al folklore campano e a una dimensione mediterranea stratificata, ma si impongono come presenze attuali, necessarie.

La mostra si dispiega come una partitura visiva. Mimmo Paladino concepisce il proprio lavoro come una composizione di frammenti: un momento scivola nel successivo, l’intenzione cede il passo all’incidente che la trasforma. «Il giorno dopo è sempre una sorpresa», ha dichiarato, ed è lì che si annida il senso: non nel progetto originario, ma in ciò che accade lungo il percorso. L’imprevisto non è un errore da correggere, ma una direzione da seguire.
La mostra si muove secondo questa logica anche sul piano cromatico: da tonalità attenuate a campiture pienamente sature, fino alla luce della foglia d’oro, come un’orchestra che introduce progressivamente i propri strumenti. Gli spazi della galleria – nelle loro proporzioni e nella loro consistenza tattile – diventano qualcosa di più di un semplice contenitore. L’esposizione è pensata stanza per stanza, in dialogo con la luce e la materia di ciascun ambiente: non si tratta di collocare opere nello spazio, ma di attivare una relazione tra le due dimensioni.
Nel 1995, Paladino occupava Piazza del Plebiscito con Montagna del sale, un cono di sale marino di trenta metri di diametro, attraversato da cavalli lignei neri come resti di una battaglia, trasformando una delle piazze più vissute della città in uno spazio arcaico e perturbante. Quattro anni dopo, nelle volte sotterranee della Roundhouse, disponeva le figure in terracotta dei Dormienti in una penombra avvolta dalla musica composta per l’occasione da Brian Eno. In entrambi i casi, l’architettura si imponeva come presenza tanto quanto l’opera.
Questa stessa sensibilità attraversa la mostra attuale, dove le opere sembrano abitare realmente Casa Corbellini-Wassermann. Una tavola apparecchiata di sculture – trentatré piccole forme in bronzo e ferro, realizzate tra il 1993 e il 2009 – occupa la stanza come una costellazione di presenze. Alcune più antiche, altre più recenti, ma insieme la cronologia perde rilievo. Ciò che conta è la densità: ogni forma custodisce una storia propria pur appartenendo a una narrazione più ampia.
Nello Studio, icone dedicate a grandi figure della letteratura, da James Joyce a Louis-Ferdinand Céline, da Jorge Luis Borges a Italo Calvino, fino a Franz Kafka e Italo Svevo, convivono con i libri degli stessi autori, nei quali Paladino interviene con figure, disegni e segni nascosti. La letteratura diventa così un campo attraversato lateralmente dall’immagine, che non segue il racconto ma lo sfiora: un pensiero visivo che nasce dalla parola scritta, ma non dipende da essa per sopravvivere.
Paladino prende qualcosa di antico, un simbolo, una forma, un materiale e lo restituisce al presente come se fosse appena emerso. Le sculture sulla tavola, i volti solenni, la luce che tende verso l’oro: tutto si colloca in un territorio sospeso tra ciò che è già stato e ciò che non è ancora. Uno spazio che l’artista attraversa da sempre, muovendosi tra pittura, scultura, incisione, fotografia e cinema senza mai stabilizzarsi, dove sacro e quotidiano, memoria e invenzione convivono senza risolversi. Nelle sue mani, il tempo non scorre. Si trasforma.
La mostra a Casa Corbellini-Wassermann anticipa l’esposizione che, dal 16 maggio, sarà ospitata a Palazzo Citterio, dedicata al lavoro dell’artista.
EXHIBITION VIEW
L’ARTISTA
Mimmo Paladino (nato a Paduli nel 1948) emerge all’inizio degli anni Settanta con un approccio caratterizzato da un’apertura a molteplici media, inizialmente concentrato su fotografia, disegno e installazione ambientale. Accanto a pittura, scultura, incisione e scenografia, ha lavorato anche come regista cinematografico e ha collaborato con importanti designer e architetti.
Paladino ha svolto un ruolo cruciale nel connettere le profonde tradizioni allegoriche dell’Italia meridionale con un ampio spettro di linguaggi artistici. Negli anni Settanta ha messo in discussione il sistema dell’avanguardia, spingendo i confini dell’espressione attraverso discipline diverse. È stato una figura centrale della Transavanguardia teorizzata dal critico Achille Bonito Oliva, insieme a Sandro Chia, Francesco Clemente, Enzo Cucchi e Nicola De Maria. Negli anni Ottanta ha ottenuto un riconoscimento internazionale, esponendo alla Biennale di Venezia, a Documenta e in importanti musei in tutto il mondo.
Nei decenni successivi ha continuato a sperimentare su scala urbana, con mostre a Pechino, al Forte di Belvedere e in numerose città europee e americane, oltre a realizzare installazioni pubbliche permanenti, tra cui Montagna del sale a Napoli e Lo sciamano dell’acqua a Solopaca, nei pressi di Benevento.
Le opere di Paladino sono presenti nelle principali collezioni pubbliche internazionali, tra cui il Los Angeles County Museum of Art, il Metropolitan Museum of Art e il Museum of Modern Art, la Tate di Londra, lo Stedelijk Museum, la Nationalgalerie, l’Albertina, il Kunstmuseum Basel, il Centre Pompidou, la National Gallery of Australia e l’Art Gallery of Ontario.
INFO
Mimmo Paladino
Dal 22.04 al 30.05.2026
MASSIMODECARLO, Milano
Viale Lombardia 17
20131 Milano – Italia
www.massimodecarlo.com
IG: massimodecarlogallery














