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“NERO Perugino Burri” fino al 2 ottobre a Palazzo Baldeschi a Perugia

Fondazione Perugia partecipa alle celebrazioni dedicate a Perugino con una nuova e originale mostra: NERO Perugino Burri.

La mostra, nata da unโ€™idea della Fondazione stessa e realizzata in collaborazione con Fondazione Burri, รจ curata dalla storica dellโ€™arte Vittoria Garibaldi e dal Presidente di Fondazione Burri Bruno Corร , che hanno accolto con entusiasmo la sfida di far interagire le opere di Perugino con quelle di Alberto Burri, due artisti cosรฌ lontani nel tempo, ma accomunati dal profondo legame verso la loro terra natia, lโ€™Umbria.

L’esposizione รจ arricchita da prestiti provenienti da alcuni fra i piรน rinomati musei del mondo, tra cui il Museo del Louvre di Parigi, le Gallerie degli Uffizi di Firenze e la Galleria Nazionale dell’Umbria, oltre alla Collezione Burri.

Per lโ€™occasione รจ stato effettuato un totale restyling del piano nobile di Palazzo Baldeschi, creando un’atmosfera immersiva e un suggestivo gioco di luci, in un percorso emotivamente coinvolgente.

Trait dโ€™union della mostra, composta da circa venti opere, รจ lโ€™uso del nero che hanno fatto i due maestri. Un colore problematico, spesso evitato dagli artisti, come afferma Bruno Corร : โ€œIl nero รจ pieno di possibili valenze simboliche. รˆ un colore azzerante e difficile da usare, capace di isolare qualsiasi forma o immagine che gli sia avvicinata, cosรฌ come la puรฒ rendere emblematica. รˆ un colore che suscita molte domande e tocca il sentimento in profonditร โ€. Usato sapientemente dai protagonisti di questa esposizione, rappresenta una grande innovazione per lโ€™epoca del Perugino ed uno dei tratti piรน ricorrenti nellโ€™opera di Burri.

L’IDEA

Lโ€™idea della mostra รจ nata dallโ€™opera del Perugino la Madonna col Bambino e due cherubini, una pregiata tavola dal sapore intimo e familiare conservata proprio nella collezione permanente di Fondazione Perugia. Il capolavoro ritrae la Vergine con il bambino che si stagliano su uno sfondo completamente nero, permettendo agli incarnati e ai colori delle vesti di risaltare in un modo assolutamente innovativo per lโ€™epoca. Sono questi gli anni piรน belli del percorso del maestro, quando, attivo a Firenze, conosce e assorbe la pittura fiamminga e la luce di Leonardo, ma รจ anche coinvolto dallโ€™atmosfera di Venezia dove si reca piรน volte nel corso degli anni Novanta.

Da qui la volontร  di indagare lโ€™uso dello sfondo nero in alcune opere del Perugino, tutte di piccolo formato e datate a cavallo tra il XV e il XVI secolo, dove non cโ€™รจ nessun paesaggio ideale o preso in prestito da una suggestione visiva, nessuna architettura prospettica, solo il profondo nero su cui si stagliano i protagonisti della scena, come mai si era visto prima. Questa ricerca ha permesso di ottenere importanti prestiti, come lo splendido Ritratto di Francesco delle Opere, probabilmente dipinto a Venezia, e il Ritratto di giovinetto, provenienti dalla Galleria degli Uffizi, e ancora la Madonna con Bambino tra San Giovanni e Santa Caterina del Museo del Louvre.

In dialogo con le tavole di Perugino ci sono una decina di opere di Alberto Burri, in cui si puรฒ ritrovare il medesimo interesse per il nero inteso sempre non come mancanza di colore, ma come buio che permette alla luce di emergere. Burri รจ stato un grande ammiratore e conoscitore dellโ€™arte italiana del Rinascimento, come racconta la curatrice Vittoria Garibaldi: โ€œHo avuto lโ€™onore di conoscere, ma soprattutto di frequentare Alberto Burri negli anni Ottanta. Era solito ripercorrere le vie del Rinascimento dellโ€™Italia centrale insieme ai suoi piรน cari amici come Nemo Sarteanesi. รˆ questo un dialogo dalle radici lontane e che trova conferma nelle linee, nelle forme e nelle sensibilitร  cromatiche che uniscono i due grandi artistiโ€. In particolare lโ€™Umbria, terra amata, animata da Piero della Francesca, da Raffaello e ovviamente da Perugino, ha lasciato radici indissolubili in Burri che si rivelano e trovano conferma nelle forme, nei colori e nelle composizioni delle sue opere, da Catrame del 1949 e Nero Cellotex del 1968. Qui la materia emerge prepotente dalla tela e lโ€™attenzione รจ posta tutta sullโ€™equilibrio tra forma e colore, con una predilezione per il nero e lo scuro, tratto diventato emblematico dellโ€™artista tanto da essere soprannominato โ€œil maestro dei neriโ€. Le opere di Burri cosรฌ possono essere considerate una ideale dialettica proposizione con le tavole del Perugino: se nel Quattrocento il fondo nero serviva a far risaltare il soggetto principale dellโ€™opera, in Burri il nero รจ protagonista e diventa materia viva che si espande ed emerge.

โ€œLโ€™intuizione di mettere a confronto i due maestri โ€“ conclude la Presidente di Fondazione Perugia Cristina Colaiacovo – si รจ sviluppata a partire dal desiderio di valorizzare, in occasione del Cinquecentenario, il gioiello piรน prezioso della collezione dโ€™arte di proprietร  della Fondazione: la tavoletta del Perugino Madonna col Bambino e due cherubini. Da qui ha avuto origine il percorso, che inizialmente doveva essere dedicato al solo Pietro Vannucci e che, successivamente, ci ha condotto, grazie alla competenza dei curatori, a una mostra originale che rappresenta una vera novitร  nel panorama espositivo. Siamo molto grati alla Fondazione Burri per questa proficua collaborazione tra istituzioni culturali del territorio che continueremo a coltivare a beneficio dellโ€™attrattivitร  della nostra regioneโ€.

A corredo della mostra รจ presente il catalogo curato da Vittoria Garibaldi e Bruno Corร , edito da Fabrizio Fabbri Editore.

Il progetto grafico dell’allestimento della mostra รจ a cura di Giuseppe Trivellini.

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INFO

NERO Perugino Burri
A cura di Vittoria Garibaldi e Bruno Corร 
Fino al 2 ottobre 2023
Palazzo Baldeschi Perugia

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