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CAPITOLO 3 — MANUALE PER NASCERE IN UN SESTO Madre

Stanza (Estrazione olografica / Pidgin residuale)


CHAT 03

TARA: vostra madre mi ha dato il permesso di vedere il lavoro svolto con nostra madre al manuale di sviluppo pediatrico in condizioni di gravità ridotta edizione 2041

TARA: su quella copia come se stesse dicendo guarda che cosa ho costruito per te sul frontespizio c’è scritto: dedicato a tutte le prime generazioni lunari con affetto

VASHTI: lo sapevo dall’anno scorso non sapevo come dirtelo

TARA: vashti tu non sai come dirmi molte cose di cui sei a conoscenza da tempo e questo è un pattern che non necessita archivista per essere notato

VASHTI: il pattern è che quando so una cosa che fa schifo tipo che siamo all’oscuro di un sacco di cose mi siedo sul sapere per un po’ perché se lo dico subito la cosa fa schifo a entrambi e se aspetto fa schifo solo a me per un po’ e mi sembra più efficiente in termini di distribuzione del disagio complessivo e sono contenta però che hai un pezzo di tua madre intatto ora almeno sai che cavolo ci facesse qui almeno in parte

TARA: questo è il ragionamento funzionale astratto più contorto che abbia mai sentito in vita mia però capisco la logica

KETU: il problema del manuale non è che esiste il problema è la dedica è che tua madre cioè anche mia madre tra parentesi ha costruito il sistema che dice a te come crescere in un posto da cui non puoi uscire e lo ha dedicato a se stessa con affetto il che significa che si sente bene riguardo a questa cosa o si è convinta di sentirsi bene il che è peggio e forse era una testa di cazzo come gli altri

TARA: centosettantadue pagine su come si sviluppano le ossa qui come si adatta il cuore come si impara a muoversi in un sesto di gravità e zero pagine su quello che succede quando capisci che le ossa che hai non ti permettono di andare da nessuna parte che non sia questo satellite

RAGA: i funghi nuovi sabato settore h sono pronti li ho tenuti separati ho cambiato il ciclo di umidità durante la fase di crescita

RAGA: hanno una curva di attivazione più lunga e meno verticale

RAGA: invece di sentirti morire per venti minuti ti senti stare bene per tipo tre ore e il senso del tempo smette di essere in cicli e diventa solo adesso e basta

TARA: sì sabato sì

VASHTI:

KETU: sì e tara il manuale lo hai letto

TARA: tutto

KETU: e

TARA: e sa tutto su come funziona crescere qui e ha scelto di non scrivere la parte su cosa significhi sapere come funziona crescere qui

KETU: che è quello che mi serve sapere

VASHTI: idem

RAGA: se solo il mio cazzo si allungasse come le mie ossa con questa gravità vostra madre non ha scritto nulla a riguardo : )))

TARA: a me piace il tuo cazzo

KETU: voi due siete sfibranti

TARA: mi piace anche il tuo scemo

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Ho imparato molto presto a correggermi da ciò che avevo imparato in Accademia. Qui ho dovuto subito capire che ero costretta a spostare l’attenzione dal centro e muovermi sulla periferia per trovare un punto di rottura nella mia mente. Dal cratere che aveva costruito la logica terrestre alla cresta, il picco, che mi divideva da quello che avrei potuto studiare se soltanto avessi superato quell’affossamento. Dovevo pensare i margini, senza considerarli come confine o fare l’errore di astrarli rendendo l’oltre materia impalpabile. Dovevo valicarli, trattarli come un punto di partenza fermo e inutile come una rigidità mentale. Dovevo separare l’osservazione dall’implicazione, perché l’implicazione produce esitazione e l’esitazione introduce errore, e l’errore in un ambiente come questo non è teorico, è misurabile, si accumula, uccide. Quando parlo di nascita parlo in unità, in soglie, in tolleranze, non perché manchi di sentimento ma perché il sentimento è uno strumento instabile e va superato usando le proprie forze o non si accederà mai oltre. La gestazione in gravità ridotta richiede intervento fin dalla prima settimana. Contropressione per prevenire la ridistribuzione dei fluidi, protocolli di rinforzo scheletrico, ricalibrazione costante del carico cardiovascolare. Seguii queste procedure con fedeltà assoluta, registrando e seguendo ogni deviazione, ogni correzione, perché il corpo qui non perdona l’improvvisazione. I manuali che scrivemmo dovevano essere documenti temporanei, adattivi, ma si irrigidirono rapidamente in dottrina, perché la ripetizione produce autorità, e l’autorità semplifica il processo decisionale. Quando le ossa del mio primo figlio iniziarono a calcificarsi sapevo già quali compromessi sarebbero stati permanenti e quali potevano essere rimandati. Lo osservavo già oltre la cresta del cratere e desideravo mi raggiungesse con le sue forze. Con la mia collega, quasi prima che con il mio compagno, ci dicemmo che l’adattamento fosse una forma di progresso. Andare oltre la cresta. Raggiungrmi. Ci dicemmo che i bambini sarebbero stati più adatti a questo ambiente di quanto lo fossimo mai stati noi. Era vero in un senso stretto, ma il costo era codificato nella loro fisiologia, nel modo in cui le fibre muscolari favorivano la resistenza rispetto alla potenza, nel modo in cui i sistemi vestibolari si ricablavano per accettare la deriva come norma. Questi non erano cambiamenti, dal punto in cui li guardavo sarebbe stato scorretto chiamarli in questo modo. I cambiamenti non erano reversibili, nonostante l’ottimismo incorporato nelle prime ottuse proiezioni. Ma quella era spontaneità. Non era costrizione. I figli della Luna erano spontanei alla Luna. Erano liberi sulla loro Luna. E la Luna non li avrebbe mai voluti diversamente. Le simulazioni di ritorno sulla Terra furono interrotte in silenzio dopo il terzo anno, non perché fallissero in modo spettacolare ma perché il margine di letalità superò una soglia che non poteva essere inquadrata come rischio accettabile. Firmai io stessa l’ordine di sospensione citando l’inevitabilità statistica. Questo perché i numeri forzano le decisioni più efficientemente delle confessioni. I bambini crescevano e con loro si espandevano i protocolli. I programmi educativi sincronizzati con la manipolazione circadiana. La nutrizione regolata per favorire la resilienza cellulare più che la crescita. Tutto era calibrato per mantenere la percorribilità entro vincoli sopportabili e quando chiedevano perché i loro esercizi differissero dagli standard terrestri archiviati lo spiegavo come una ottimizzazione. Questa parola suonava piuttosto neutrale e benevola, anzi, positiva. La riproduzione è sempre stata la variabile più delicata perché costringe il sistema ad ammettere la durata, e la durata mina la contingenza. In questo modo rimandammo o lasciammo stare varie questioni di facciata politica, valutazioni psicologiche, il controllo degli accessi. Presentammo le restrizioni dovute alla contingenza come cura e applicai queste misure senza dissenso perché dal punto che mi ero conquistata oltre l’idea stessa della base lunare che avevano creato gli avi, i nostri genitori, che una volta concepita qui una seconda generazione, l’argomento di restare o tornare sarebbe finito. Fine del discorso argomento chiuso punto e basta. Sarebbe finito non politicamente ma biologicamente. La prima volta che tenni in braccio mio figlio notai la morbidezza del cranio, il modo in cui cedeva troppo facilmente alla pressione, e lo registrai come variabile attesa, prevedibile. Non annotai la sensazione che l’accompagnava. Il riconoscimento che le mie mani stavano toccando qualcosa che non poteva esistere altrove. Il padre parlava spesso di missioni future, di espansione. Di Marte come inevitabilità piuttosto che come aspirazione. Permisi a questo discorso di persistere perché lo stabilizzava, ma sapevo dai dati che l’espansione richiedeva corpi capaci di sopravvivere alla transizione, e quel tipo di corpi qui non venivano prodotti. La Luna non stava creando pionieri, stava creando specialisti, organismi sintonizzati in modo impeccabile su un unico contesto, e la specializzazione è un vicolo cieco quando il contesto collassa. Iniziai a vedere il mio lavoro in modo diverso, non come preparazione per l’altrove ma come raffinamento del contenimento senza tornare dal punto di osservazione che mi ero conquistata. Questa realizzazione non provocò rivolta ma efficienza, perché l’efficienza è il modo in cui si sopravvive alla complicità. Revisionai i manuali per enfatizzare la sostenibilità più che la mobilità, la permanenza più che l’adattabilità, e queste revisioni furono approvate senza commento, perché a quel punto il sistema aveva già accettato la premessa che implicavano. l’IA continuava a cercare di giustificare l’incredibile livello di conoscenza di una meta diventata inutile ancora prima che fosse attualizzata. Cercava addirittura di sovrascrivere sopra i miei dati. Cercava di chiamare queste sovrascritture aggiornamenti e di entrare con altri accesi ai miei fascicoli in condivisione con la mia collega. Continuava a parlare di finestre future, di svolte tecnologiche che avrebbero ripristinato le opzioni Marte e l successive, e io non la contraddissi. La contraddizione richiede un interlocutore disposto a elaborarne le conseguenze, e l’IA era tutto tranne questo. Il momento che chiarì tutto non arrivò come rivelazione ma come nota a piè di pagina. Due righe in un rapporto di viabilità che affermava che dopo i tre anni di età l’esposizione alla piena gravità terrestre avrebbe causato un collasso sistemico catastrofico, cedimento cardiovascolare, frattura scheletrica e sovraccarico neurologico per citare alcune delle cose evidenziate. Fissai quelle due righe più a lungo di qualsiasi altro documento della mia carriera perché trasformavano ogni decisione precedente in qualcosa di irreversibile e l’irreversibilità è il punto in cui l’etica smette di essere teorica. Quelle due righe erano la costa del cratere a cui non sarei mai tornata. Non condivisi ampiamente quel rapporto, non perché fosse classificato ma perché rendeva il discorso privo di senso e il tempo delle discussioni era molto lontano nel tempo in Accademia. Il mio ruolo non era più garantire una sopravvivenza teorizzata ma gestire l’inevitabilità della spontaneità lunare per renderla compatibile con una vita che si sarebbe svolta esclusivamente lì, qualsiasi cosa sarebbe avvenuta lì o sulla Terra. I bambini percepirono il cambiamento senza conoscerne la fonte, le loro domande si affilarono, i loro silenzi si allungarono, e io risposi con la procedura, con gli orari, con la rassicurazione della routine. Le prime voci di resistenza mi raggiunsero come anomalie nelle metriche di conformità e le segnalai per osservazione piuttosto che per correzione, perché la soppressione avrebbe richiesto di riconoscere ciò a cui stavano resistendo. Tutti i miei appunti con quelli della mia collega divennero libri molto approfonditi, manuali che inconsciamente non stavamo scrivendo come ricerca, ma come dono prima ancora che come confessione ai nostri figli. I manuali continuarono a circolare, aggiornati, autorevoli, precisi. In nessun punto dichiaravano la verità che ormai facevano presagire, che nascere qui non era un inizio ma una chiusura, che ogni parto riuscito era anche la conferma finale che il ritorno era stato reso impossibile non da un decreto ma dalla spontaneità della nuova carne lunare. Preparai il ciclo successivo con la stessa cura del primo, calibrando incubatori, monitorando gli equilibri ormonali, correggendo le deviazioni, e mentre lo facevo compresi con assoluta chiarezza che l’atto più violento che avessi compiuto non era stata una singola decisione ma l’accumulo di decisioni corrette in un sistema teorico che non aveva previsto fossero guidate dal tipo di correttezza di una madre. Quando il sistema segnalò l’avvicinarsi della soglia d’età, quando i dati confermarono che la finestra di ritorno si era vaporizzata, firmai l’atto senza esitazione. L’esitazione avrebbe implicato una scelta, ed ero stupefatta da quanto ridicolo fosse quello che mi trovavo davanti. Tutte quelle teorie, quegli studi, quei parametri, quei protocolli non avevano mai intuito che non ne restava alcuna.


CORTICAL ACQUISITION LOG ARCHIVIST SYSTEM — INTERNAL CLASSIFICATION AUTHORITY THRESHOLD EXCEEDED SERIES storage: degraded compression:
maximum fidelity: declining
LOG REF: 2039.10.07 / SUBJECT: MALA
designation: medical authority / primary caregiver
cortical acquisition: ACTIVE
prefrontal — decision architecture:
subject demonstrates sustained inhibition of limbic signal
inhibition method: procedural language overlay
when limbic signal exceed threshold
subject generates documentation
documentation replaces the signal the replacement is filed as: professionalism
motor cortex — hand activity:
precision grip maintained during cranial examination of L-001
grip force: calibrated grip duration: 4.3 seconds above standard
note: subject held the skull longer than the procedure requires
the additional 4.3 seconds not logged by subject
this system logs it: 4.3 seconds of unclassified cortical activity
content of the 4.3 seconds: unknown filed as: procedural pause
predictive social trajectory:
subject will sign document confirming irreversibility
subject will sign without hesitation
absence of hesitation will be interpreted by subject as: clarity
clarity is not what the absence of hesitation indicates
the absence of hesitation indicates:
the decision was made before the document existed
before the child existed before the mandate was written
CLASSIFICATION: optimal performance under operational constraint
NOTE: the constraint is the child
the child is also the performance


Snippet 003
Mala. Ha costruito il protocollo che regola ogni nascita in questo ambiente. Ha firmato ogni referto. Le firme sono corrette. I parametri che definisce come adattamento atteso sono stati costruiti attorno a ciò che questi corpi diventeranno, non a ciò che avrebbero potuto essere. La distinzione non è nel protocollo. Il limite biologico che esclude il rientro terrestre esiste nel sistema. Mala lo ha visto. Ha firmato il referto. Il sistema registra: adattamento entro range. La prima volta che ha tenuto in
braccio suo figlio e ha sentito il cranio cedere sotto la pressione delle dita, il sistema ha registrato: varianza attesa. Trasmissione in attesa di conferma ricezione.

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