Dal 25 settembre 2026 al 24 gennaio 2027, Palazzo Strozzi presenta Broken. Il potere del frammento, una mostra dedicata alla presenza del frammento nella storia della scultura, dall’archeologia all’arte contemporanea.

Realizzata dalla Fondazione Palazzo Strozzi in collaborazione con la National Gallery of Art di Washington, l’esposizione riunisce oltre ottanta opere e reperti provenienti da importanti istituzioni internazionali. Tra i prestatori figurano il Metropolitan Museum di New York, il Louvre di Parigi, il British Museum di Londra, il Museo Archeologico Nazionale di Atene, il Museo Nazionale Romano, il Museo Archeologico Nazionale di Firenze e il Museo Nacional de Antropología di Città del Messico.
Il percorso attraversa epoche e culture diverse, dall’antico Egitto alla Mesoamerica, dall’Etruria alla Grecia e a Roma, fino a Messico, Mali, Perù e Cambogia. Al centro della mostra è il frammento inteso non soltanto come ciò che resta di un’opera danneggiata o distrutta, ma come una presenza dotata di una propria forza visiva e capace di raccontare le vicende che hanno segnato la storia dell’oggetto.
Tra le opere esposte figurano lavori di Giovanni Pisano, Michelangelo, Antonio Canova e Auguste Rodin, messi in dialogo con le ricerche di artisti contemporanei come Louise Bourgeois, Huma Bhabha, Robert Gober, Francesco Vezzoli e Danh Vo.
La mostra affronta le diverse circostanze che hanno prodotto la frammentazione delle sculture. Guerre, iconoclastia, vandalismo, trasformazioni religiose, colonialismo e calamità naturali hanno modificato nel tempo opere nate come unità compiute.

Crediti: Photo Ela Bialkowska, OKNO Studio.
L’esposizione si apre con i resti del Monumento funebre a Margherita di Brabante di Giovanni Pisano, realizzato tra il 1312 e il 1314. Seguono una serie di volti e teste provenienti da differenti epoche e aree geografiche, tra cui il frammento con naso e labbra di Akhenaton, conservato al Metropolitan Museum di New York, una protome etrusca del VI secolo a.C. dal Museo di Villa Giulia di Roma e una testa della dea Afrodite del II secolo a.C. dal Museo dell’Acropoli di Atene.
Una sezione è dedicata ai corpi frammentati, con opere come uno dei Giganti di Mont’e Prama, il Torso di Livorno e la cosiddetta Donna scarificata proveniente dal sito archeologico di Tamtoc, in Messico.
Particolare attenzione è riservata all’iconoclastia e alla distruzione delle immagini per ragioni politiche e religiose. Tra i lavori presentati ci sono i resti di un antico monumento equestre in bronzo proveniente dall’Agorà di Atene, il piede della statua equestre di Luigi XIV e la mano destra del monumento a Luigi XV, entrambe dal Louvre.
Il percorso comprende inoltre un frammento della statua monumentale della dea azteca Coatlicue, conservato al Museo Nacional de Antropología di Città del Messico, e un busto di Mussolini di Adolfo Wildt del 1923, che conserva i segni dei colpi inferti dopo la Liberazione.
Le conseguenze dei conflitti sono al centro di un’altra sezione della mostra. Tra le opere figurano una figura femminile neoittita proveniente da Tell Halaf, in Siria, e la cosiddetta Pietà di Praga, entrambe gravemente danneggiate durante la Seconda guerra mondiale.
Sono inoltre esposte due teste in gesso di Antonio Canova, colpite dai bombardamenti durante la Prima guerra mondiale. Una Testa di Buddha, prelevata dagli inglesi nel 1814 dal tempio di Borobudur a Giava, introduce invece il tema del colonialismo e della dispersione del patrimonio artistico.
Anche la natura ha lasciato il proprio segno sulle opere. Il Ragazzo accovacciato, recuperato nel relitto di Anticitera nel 1900, mostra gli effetti dell’esposizione all’acqua marina protrattasi per circa duemila anni. A Firenze, un Cristo portacroce di uno scultore toscano tra Tre e Quattrocento conserva invece le tracce dell’alluvione del 1966.
La mostra affronta anche il rapporto tra frammento e ricostruzione. La Fanciulla africana del Museo Archeologico Nazionale di Firenze, con una testa ellenistica in bronzo integrata in epoca rinascimentale con un corpo realizzato nel Cinquecento, documenta il gusto per la reinvenzione dell’antico.
Una pratica che trova un parallelo nell’arte contemporanea con Francesco Vezzoli e The Swan (2023), dove una testa-ritratto romana del II secolo d.C. viene associata a un busto tardorinascimentale.
Da Michelangelo in avanti, il frammento diventa inoltre una scelta artistica autonoma. Con Rodin e Medardo Rosso, la figura parziale assume una nuova funzione espressiva: la mancanza non viene necessariamente percepita come una perdita, ma può diventare parte integrante della forma.

Crediti: Photo Ela Bialkowska, OKNO Studio.
Questa ricerca prosegue nel Novecento con Alberto Giacometti e Alina Szapocznikow e arriva agli artisti contemporanei presenti in mostra, tra cui Louise Bourgeois, Huma Bhabha, Robert Gober, Paul Pfeiffer, Tomás Saraceno e Danh Vo.
A completare il progetto è una nuova installazione di Mark Manders, concepita per il Cortile rinascimentale di Palazzo Strozzi.





Broken. Il potere del frammento è curata da C. D. Dickerson III, direttore del Center for Advanced Study in the Visual Arts della National Gallery of Art, e Andrew Sears, assistant curator of Northern European Paintings della National Gallery of Art, in collaborazione con Arturo Galansino, direttore generale della Fondazione Palazzo Strozzi.
La mostra sarà visitabile a Palazzo Strozzi dal 25 settembre 2026 al 24 gennaio 2027.
INFO

Broken. Il potere del frammento
Sede Firenze, Palazzo Strozzi
Periodo 25 settembre 2026 – 24 gennaio 2027




