Vivian Maier, New York, NY, July 27, 1954, Gelatin silver print, 2012 ยฉEstate of Vivian Maier, Courtesy of Maloof Collection and Howard Greenberg Gallery, NY

Ai Musei Reali di Torino arriva Vivian Maier Inedita

Le Sale Chiablese dei Musei Reali di Torino ospitano la mostra di ” VIVIAN MAIER. INEDITA ” una delle massime esponenti della cosiddetta street photography.

Fin dal titolo, Inedita, lโ€™esposizione che giunge in Italia dopo una prima tappa al Musรฉe du Luxembourg di Parigi (15 settembre 2021 – 16 gennaio 2022), si prefigge di raccontare aspetti sconosciuti o poco noti della misteriosa vicenda umana e artistica di Vivian Maier, approfondendo nuovi capitoli o proponendo lavori finora inediti, come la serie di scatti realizzati durante il suo viaggio in Italia, in particolare a Torino e Genova, nellโ€™estate del 1959.

La mostra, curata da Anne Morin, รจ co-organizzata da diChroma e dalla Rรฉunion des Musรฉes Nationaux – Grand Palais, prodotta dalla Societร  Ares srl con i Musei Reali e il patrocinio del Comune di Torino, e sostenuta da Women In Motion, un progetto ideato da Kering per valorizzare il talento delle donne in campo artistico e culturale. Lโ€™esposizione presenta oltre 250 immagini, molte delle quali inedite o rare, come quelle a colori, scattate lungo tutto il corso della sua vita. A queste si aggiungono dieci filmati in formato Super 8, due audio con la sua voce e vari oggetti che le sono appartenuti come le sue macchine fotografiche Rolleiflex e Leica, e uno dei suoi cappelli.

โ€œLa mostra – dichiara Enrica Pagella, direttrice dei Musei Reali di Torino, propone una parte dellโ€™opera ancora sconosciuta di Vivian Maier, universalmente apprezzata dopo il ritrovamento dei suoi archivi nel 2007, e indaga le origini della sua poetica, legata soprattutto alla sua tipica e ormai iconica osservazione street, un tema chiave oggi frequentato e condiviso anche tramite i social media da fotografi di diversa cultura ed estrazione. La strada come attualitร  e contemporaneitร , e, accanto, lโ€™itinerario privato di una donna alla ricerca della sua identitร โ€.

โ€œVivian Maier โ€“ afferma Anne Morin – รจ una fotografa amatoriale che cercava nella fotografia uno spazio di libertร ; benchรฉ il suo lavoro sia passato inosservato per tutto il corso della sua vita, si ritrova nella storia della fotografia a fianco dei piรน grandi maestri quali Robert Doisneau, Robert Frank o Helen Levittโ€.

โ€œDopo Capa in color – ricorda Edoardo Accattino, amministratore Ares srl – proseguiamo la nostra collaborazione con i Musei Reali. Cosรฌ come per Robert Capa, anche in questa mostra abbiamo voluto raccontare al pubblico gli aspetti meno noti di un grande fotografo. Con orgoglio apriamo la prima grande retrospettiva dedicata a una delle maggiori esponenti della street photography, attraverso un percorso che unisce fotografie, filmati e audio, strumenti complementari che permetteranno di scoprire un nuovo aspetto della produzione di Vivian Maier e la sua continua ricerca nello studio dellโ€™immagineโ€.

IL PERCORSO ESPOSITIVO

Il percorso espositivo tocca i temi piรน caratteristici della sua cifra stilistica e si apre con la serie dei suoi autoritratti in cui il suo sguardo severo si riflette negli specchi, nelle vetrine e la sua lunga ombra invade lโ€™obiettivo quasi come se volesse finalmente presentarsi al pubblico che non ha mai voluto o potuto incontrare.

Una sezione รจ dedicata agli scatti catturati tra le strade di New York e Chicago. Vivian Maier predilige i quartieri proletari delle cittร  in cui ha vissuto. Instancabile, cammina per tutto il tessuto urbano popolato da persone anonime che davanti al suo obiettivo diventano protagoniste, anche per una sola frazione di secondo, e recitano inconsciamente un ruolo.

Le scene che diventano oggetto delle sue narrazioni sono spesso aneddoti, coincidenze, sviste della realtร , momenti della vita sociale a cui nessuno presta attenzione. Ognuna delle sue immagini si trova proprio nel luogo in cui lโ€™ordinario fallisce, dove il reale scivola via e diventa straordinario.

Mentre cammina per la cittร , Vivian Maier a volte si sofferma su un volto. La maggior parte dei visi che scandiscono le sue passeggiate fotografiche sono quelli di persone che le assomigliano, che vivono ai margini del mondo illuminato dallโ€™euforia del sogno americano. Parlano di povertร , lavori estenuanti, miseria e destini oscuri. Ognuno di questi ritratti, impassibile e austero, รจ colto frontalmente nel momento dello scatto. A essi fanno da contraltare quelli delle signore dellโ€™alta borghesia, che reagiscono in modo offeso al palesarsi improvviso della fotografa.

Oltre ai ritratti, Vivian Maier si concentra sui gesti, redigendo un inventario degli atteggiamenti e delle posture delle persone fotografate che tradiscono un pensiero, una intenzione, ma che rivela la loro autentica identitร . Le mani sono spesso le protagoniste di queste immagini perchรฉ raccontano, senza saperlo, la vita di coloro a cui appartengono.

Agli inizi degli anni sessanta si nota un cambiamento nel suo modo di fotografare. La sua relazione con il tempo sta cambiando, e il cinema sta giร  cominciando a insinuarsi e ad avere la precedenza sulla fotografia. Vivian Maier inizia a giocare con il movimento, creando sequenze cinetiche, come se cercasse di trasportare le specificitร  del linguaggio cinematografico in quello della fotografia, creando delle vere e proprie sequenze di film.

Come naturale conseguenza, Vivian Maier inizia a girare con la sua cinepresa Super 8, documentando tutto quello che passava davanti ai suoi occhi, in modo frontale, senza artifici nรฉ montaggi.

Un importante capitolo della mostra รจ dedicato alle fotografie a colori. Se da un lato, i lavori in bianco e nero sono profondamente silenziosi, quelli a colori si presentano come uno spazio pieno di suoni, un luogo dove bisogna prima sentire per vedere. Questo concetto musicale di colore sembra riecheggiare nello spazio urbano, come il blues che scorre per le strade di Chicago e, in particolare, nei quartieri popolari frequentati da Maier.

Non poteva mancare una sezione dedicata al tema dellโ€™infanzia che ha accompagnato Vivian Maier per tutto il corso della vita. A causa della sua vicinanza ai bambini per cosรฌ tanti anni, era in grado di vedere il mondo con una capacitร  unica. Come governante e bambinaia per quasi quarant’anni, Maier ha preso parte alla vita dei bambini a lei affidati, documentando i volti, le emozioni, le espressioni, le smorfie, gli sguardi, cosรฌ come i giochi, la fantasia e tutto il resto che abita la vita di un bambino.

L’ARTISTA

Nata a New York da madre francese e padre austriaco, Vivian Maier (1926-2009) trascorre la maggior parte della sua giovinezza in Francia, dove comincia a scattare le prime fotografie utilizzando una modesta Kodak Brownie. Nel 1951 torna a vivere negli Stati Uniti e inizia a lavorare come tata per diverse famiglie. Una professione che manterrร  per tutta la vita e che, a causa dellโ€™instabilitร  economica e abitativa, condizionerร  alcune scelte importanti della sua produzione fotografica. Fotografa per vocazione, Vivian non esce mai di casa senza la macchina fotografica al collo e scatta compulsivamente con la sua Rolleiflex accumulando una quantitร  di rullini cosรฌ numerosa da non riuscire a svilupparli tutti.

Tra la fine degli anni novanta e i primi anni del nuovo millennio, cercando di sopravvivere, senza fissa dimora e in gravi difficoltร  economiche, Vivian vede i suoi negativi andare allโ€™asta a causa di un mancato pagamento alla compagnia dove li aveva immagazzinati. Parte del materiale viene acquistato nel 2007 da John Maloof, un agente immobiliare, che, affascinato da questa misteriosa fotografa, inizia a cercare i suoi lavori dando vita a un archivio di oltre 120.000 negativi. Un vero e proprio tesoro che ha permesso al grande pubblico di scoprire in seguito la sua affascinante vicenda.

INFO

VIVIAN MAIER. INEDITA
Torino, Musei Reali | Sale Chiablese (piazza san Giovanni 2)
9 febbraio โ€“ 26 giugno 2022

HESTETIKA ART Next Generation

Iscriviti
alla newsletter di Hestetika