A Palazzo Bonaparte a Roma ha inaugurato il 15 settembre una ampia mostra dedicata a Vassily Kandinsky, figura decisiva nella trasformazione della pittura del Novecento.
Oltre settanta opere ricostruiscono a Roma il percorso dell’artista russo, dagli esordi figurativi alla ricerca astratta, attraverso il Blaue Reiter, gli anni della Russia post-rivoluzionaria, il Bauhaus e l’ultima stagione parigina.

La mostra, prodotta da Arthemisia in collaborazione con il Centre Pompidou di Parigi, è curata da Angela Lampe, conservatrice delle collezioni moderne del Musée national d’art moderne, con la consulenza scientifica ed editoriale per i contenuti divulgativi di Francesca Villanti, e arriva nella capitale in un momento particolarmente significativo per le collezioni kandinskiane. Il museo francese, che conserva uno dei nuclei più importanti dell’opera dell’artista, si prepara infatti a una lunga chiusura per restauri. Roma diventa così una delle occasioni più rilevanti per vedere opere che raramente vengono prestate.
Il percorso parte da una vicenda personale tutt’altro che scontata. Kandinsky aveva studiato giurisprudenza ed economia politica a Mosca e sembrava destinato a una carriera accademica. A circa trent’anni decide invece di cambiare radicalmente direzione e si trasferisce a Monaco, dove entra in contatto con l’ambiente delle avanguardie europee.
È qui che prende forma la sua idea di una pittura capace di emanciparsi dalla rappresentazione. L’incontro con i Covoni di Claude Monet e l’ascolto del Lohengrin di Richard Wagner diventano due esperienze decisive: da una parte la scoperta di un colore sempre meno subordinato al soggetto, dall’altra la possibilità di concepire l’opera visiva secondo una logica simile a quella della musica.
Nel 1911 Kandinsky fonda con Franz Marc e Gabriele Münter il Der Blaue Reiter. La pittura entra allora in una fase di progressiva sottrazione del dato reale. Linee, colori e forme iniziano a funzionare come elementi autonomi, fino a rendere possibile quella che sarebbe diventata una delle svolte fondamentali dell’arte moderna: l’astrazione.
Uno dei nuclei più interessanti della mostra riguarda proprio gli anni tra il 1911 e il 1914. In questo periodo Kandinsky porta la pittura verso territori sempre più lontani dalla figurazione. L’Arco nero del 1912, proveniente dal Centre Pompidou, rappresenta uno dei momenti più radicali di questa trasformazione. La realtà riconoscibile lascia spazio a un sistema di tensioni cromatiche e lineari che non rimanda più necessariamente a un oggetto esterno.
Accanto a Kandinsky emerge anche Gabriele Münter, artista e sua compagna per oltre dieci anni. La mostra le dedica una selezione di opere che permette di restituire maggiore complessità alla storia del Blaue Reiter. Münter non fu soltanto la compagna del pittore russo, ma una protagonista dell’Espressionismo tedesco, la cui ricerca è stata a lungo oscurata dalla centralità di Kandinsky.
La Prima guerra mondiale interrompe quella stagione. Kandinsky torna in Russia, dove partecipa alla riorganizzazione delle istituzioni artistiche dopo la rivoluzione, prima di rientrare in Germania nel 1921 per insegnare al Bauhaus. Qui la sua ricerca si confronta con una nuova idea di rapporto tra arte, forma e struttura.
È la fase a cui appartiene Gelb-Rot-Blau del 1925, uno dei lavori più celebri presentati a Palazzo Bonaparte. Geometrie e colori sembrano disporsi sulla superficie secondo un equilibrio quasi musicale. Il dipinto non racconta una scena: costruisce una situazione percettiva.
Con la chiusura del Bauhaus nel 1933, Kandinsky si trasferisce a Parigi. Gli ultimi anni introducono nella sua pittura forme più organiche e biomorfiche, senza abbandonare quella ricerca sull’autonomia del colore e del segno che aveva attraversato tutta la sua carriera. Muore nella capitale francese nel 1944.
La mostra dedica inoltre attenzione a Nina Kandinsky, seconda moglie dell’artista e figura determinante nella conservazione della sua eredità. Fu il suo lascito a contribuire in maniera decisiva alla formazione del patrimonio Kandinsky del Centre Pompidou, oggi uno dei più importanti al mondo.
Dipinti, documenti, fotografie e materiali della Bibliothèque Kandinsky accompagnano il percorso, offrendo anche uno sguardo sulla dimensione teorica dell’artista e sulle sue riflessioni intorno alla relazione fra pittura e musica. Una sala immersiva conclude l’esposizione con una rilettura contemporanea delle sue geometrie e dei suoi colori.
Più che celebrare semplicemente un maestro dell’astrattismo, la mostra romana permette di tornare al momento in cui la pittura cominciò a interrogarsi sulla propria autonomia. Kandinsky intuì che un quadro poteva smettere di rappresentare il mondo senza per questo smettere di parlarne. Da quella frattura sarebbe nata una parte essenziale dell’arte del Novecento.
EXHIBITION VIEW





INFO
“KANDINSKY”
Palazzo Bonaparte, Roma
15 settembre 2026 – 14 febbraio 2027




