La notte modifica la percezione delle cose. Le distanze si confondono, le luci diventano materia, i corpi sembrano perdere il proprio peso per trasformarsi in riflessi e apparizioni.
In questo territorio sospeso e illusorio Serena Biagini costruisce Stories From The City Stories Of Ghosts, un set fotografico che attraversa la fragilità della presenza umana attraverso trasparenze, sovrapposizioni e illusioni visive.

Il set fotografico nasce da una ricerca sulla percezione e sulla memoria visiva. Le figure nude emergono attraverso un linguaggio tecnico fatto di trasparenze, sovrapposizioni e tempi rallentati, creando una dimensione intermedia dove il corpo sembra appartenere contemporaneamente al mondo reale e a quello del sogno. La pelle cambia colore, vira e diventa una superficie attraversata dalla luce, mentre l’orizzonte della città si trasforma in un campo emotivo, una presenza distante che assorbe e restituisce le forme.

Biagini lavora sulla fotografia come spazio di trasformazione. L’immagine non documenta un corpo, ma una suggestione.
Le figure appaiono come apparizioni urbane, presenze fantasmatiche che abitano la notte senza mai coincidere completamente con essa. La tecnica delle sovrapposizioni introduce una frattura nella percezione: ciò che vediamo sembra essere il risultato di un ricordo, di un movimento trattenuto, di una visione affiorata dalla profondità della città.

La metropoli diventa così un paesaggio mentale. Le luci lontane, i riflessi e le architetture sfocate costruiscono un ambiente sospeso in cui il corpo perde centralità narrativa per entrare in dialogo con lo spazio circostante. La nudità è una narrazione che diventa una condizione percettiva: un elemento vulnerabile e transitorio che si confronta con l’anonimato urbano.



L’ARTISTA

Serena Biagini, nata a Sassuolo, è un’artista che utilizza la fotografia, sia analogica che digitale, come strumento per sondare il mistero della condizione umana e per interpretare storie legate al proprio vissuto.
Gli elementi della natura, così come l’acqua, gli animali e il corpo, diventano una sorta di messa in scena di emozioni antiche che spaziano dalla difesa, alla transizione, all’identificazione e alla ricerca di libertà, ricreando inconsciamente un atto ripetuto di rinascita che di volta in volta prende forme e sfumature nuove.
La natura, i corpi, l’acqua, l’autoritratto, diventano spazi e luoghi interpretativi attraverso i quali è più facile parlare di emozioni che altrimenti non riuscirebbero a venire fuori.
Dunque, l’atto creativo diventa un tentativo di riappropriarsi dei bisogni primari di essere umano, e della vulnerabilità negata, cercando di ridisegnare un percorso desiderato, che parte dal grembo materno, e attraversa svariate fasi della crescita, alla ricerca continua della propria identità e posizione nel mondo.
Abbina inoltre la ricerca autoriale ai lavori commerciali.




