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MARIO RACITI. Opere 1952-2025 a Palazzo Reale Milano

Con una ampia antologica dedicata a Mario Raciti, Palazzo Reale di Milano prosegue il ciclo “Maestri a Milano”, scegliendo di riportare al centro dell’attenzione un autore che ha attraversato oltre sessant’anni di pittura senza mai cedere alle oscillazioni delle mode o alle seduzioni del sistema dell’arte.

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Fino al 20 settembre 2026, circa cento opere raccontano un percorso creativo che ha trasformato la pittura in un dispositivo di meditazione, dove il visibile si apre costantemente verso ciò che resta invisibile.

Promossa dal Comune di Milano – Cultura e prodotta da Palazzo Reale insieme a Silvana Editoriale, la mostra, curata da Luca Pietro Nicoletti e a ingresso gratuito, non si limita a ricostruire cronologicamente la vicenda dell’artista. Costruisce invece una geografia interiore nella quale ogni ciclo pittorico rappresenta una tappa di una ricerca rivolta all’essenza stessa dell’immagine.

Con circa cento opere provenienti dalle collezioni del Museo del Novecento di Milano, dal Mart di Rovereto e da collezioni private, la mostra a Palazzo Reale riavvolge idealmente il nastro della lunga avventura artistica di Mario Raciti, dai primi passi mossi negli anni Cinquanta fino alle produzioni più recenti, offrendo uno sguardo d’insieme sulla statura di uno dei protagonisti più sensibili della pittura italiana contemporanea.

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Nato a Milano nel 1934, Mario Raciti è considerato un maestro del post-informale. Dopo la laurea in giurisprudenza e l’avvio dell’attività legale, nei primi anni Sessanta decide di dedicarsi interamente alla pittura: una scelta radicale, sostenuta da una ricerca incessante che attraversa tutta la sua opera e che si traduce nel tentativo di dare forma a una dimensione ulteriore, sospesa tra realtà, memoria e visione.

Per comprendere le origini del suo linguaggio è necessario tornare alla Milano degli anni Cinquanta, città attraversata da fermenti internazionali e da un intenso dibattito culturale. Raciti muove i primi passi in questo contesto, in cui nascono anche gli incontri decisivi con alcune figure centrali della cultura milanese, come il poeta Roberto Sanesi e l’editore Vanni Scheiwiller. Sarà proprio Scheiwiller a pubblicare nel 1970 la prima monografia dedicata all’artista, mentre il rapporto con Sanesi aprì la sua pittura a suggestioni poetiche e letterarie che ne avrebbero profondamente arricchito la dimensione concettuale.
Frattanto, la sua pittura si alimenta di intense letture, da Rainer Maria Rilke a Hölderlin, da Goethe a Musil, e di una profonda affinità con il mondo musicale, da Wagner a Mahler e Schubert, che influenzano la temperatura e il tono della sua tensione verso l’altrove e la dimensione trascendente. A partire dagli anni Settanta, Raciti entra a far parte del gruppo della Galleria Morone di Enzo Spadon, accanto ad artisti come Claudio Olivieri, Valentino Vago ed Enrico Della Torre, diventando uno dei protagonisti della Galleria.

Il suo lavoro viene progressivamente accolto in importanti collezioni pubbliche e private: dalle raccolte di Intesa Sanpaolo, oggi conservate alle Gallerie d’Italia, al MART di Rovereto e allo CSAC di Parma, fino alle storiche collezioni Pallini e Jucker.
Un momento cruciale nel rapporto tra Raciti e la sua città è rappresentato dalla grande personale al PAC Padiglione d’Arte Contemporanea del 1988. In quell’occasione la direttrice Mercedes Garberi acquisì 36 opere dell’artista, oggi custodite al Museo del Novecento. Quel nucleo di lavori testimonia il definitivo riconoscimento di Raciti da parte di Milano e costituisce uno dei fulcri della mostra di Palazzo Reale.

Il percorso espositivo accompagna dunque il pubblico attraverso le diverse stagioni della ricerca di Raciti: dalle figurazioni emblematiche degli anni Sessanta alle atmosfere sospese delle Presenzeassenze degli anni Settanta, dai cicli delle Mitologie degli anni Ottanta ai Misteri degli anni Novanta. Negli anni Duemila la pittura di Raciti approda a esiti sempre più complessi e drammatici, spingendo l’immagine verso la dissoluzione. Tra i cicli più recenti figurano le opere dedicate alla crocifissione e Why, parte de I fiori del Profondo, in cui il mito di Proserpina diventa metafora del bisogno umano di comunicazione. Nelle ultime serie, Una o due figure Fonti, i fiori si trasformano in dardi e la pittura evoca l’impossibilità dell’incontro e la distanza tra gli esseri umani.

“La mostra rende omaggio a una voce importante del Novecento, che ha saputo dare forma alle inquietudini profonde e allo smarrimento dell’uomo senza rinunciare a un quid di poesia, fra impulso psicologico e allegoria del profondo, in cerca di un “altrove”” – afferma il curatore.

La rassegna rappresenta una nuova importante tappa nel panorama dei progetti espositivi dedicati a Raciti, dopo le mostre di Palazzo Sarcinelli a Conegliano (1998), Palazzo Magnani a Reggio Emilia (2010) e MART di Rovereto (2016), e segue la pubblicazione del catalogo ragionato dell’opera pittorica dell’artista nel 2023.

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INFO

Mario Raciti. Opere 1952-2025
Palazzo Reale
Piazza Duomo 12, Milano
1° luglio – 20 settembre 2026

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