CUBO, museo d’impresa del Gruppo Unipol di Bologna presenta fino al 26 settembre 2026 Organico fantastico, mostra collettiva a cura di Pasquale Fameli e Valentina Rossi ospitata al 25° piano della Torre Unipol di Bologna.
Il progetto riunisce le ricerche di David Casini, Caterina Morigi, Marta Pierobon, Alessandro Roma e Alberto Scodro, intrecciandole a due opere del Patrimonio artistico del Gruppo Unipol: Tombeau d’un roi maure (1929) di Alberto Savinio e Suspended Form – Red Ground (1962) di Graham Sutherland.

L’impianto espositivo si costruisce come un ambiente sospeso, dove la verticalità architettonica diventa dispositivo percettivo. Salire al 25° piano significa già oltrepassare una soglia: la città si ritrae, si scompone, si fa materia remota. È in questo spazio rarefatto che la mostra innesta la propria grammatica, trasformando la superficie vetrata in una membrana porosa tra interno e paesaggio urbano.
Il titolo Organico fantastico dichiara una tensione duplice, quasi ossimorica. Da un lato l’organico come principio di mutazione, adattamento, proliferazione; dall’altro il fantastico come scarto percettivo, deviazione dello sguardo, slittamento dell’identico verso l’alterità. Non si tratta di evocare il Surrealismo come repertorio estetico, ma di intercettarne una postura: quella capacità di forzare la forma fino al punto in cui la natura smette di essere dato e diventa ipotesi.
LE OPERE
Le opere dei cinque artisti costruiscono un paesaggio instabile, un organismo collettivo in cui materiali e linguaggi si contaminano. David Casini elabora microarchitetture che sembrano reliquiari biologici, capsule in cui la materia si addensa come memoria fossile e invenzione simultanea. Le sue strutture non descrivono la natura, la comprimono fino a renderla enigmatica, quasi inaccessibile.
Caterina Morigi lavora invece su una geologia sensibile, dove marmo e pietra diventano superfici di iscrizione temporale. Le sue incisioni non rappresentano il tempo, lo stratificano. In questo scavo silenzioso emerge un’idea di materia come archivio vivente, attraversato da processi che ricordano più la biologia che la scultura.
Con Marta Pierobon la mostra introduce una discontinuità figurativa, una deriva antropomorfa che rifiuta ogni stabilità. Le sue presenze ibride, a metà tra corpo e oggetto, sembrano abitare una zona liminale in cui l’identità si dissolve in una grammatica emotiva e instabile.
Alessandro Roma costruisce paesaggi che non appartengono a nessun luogo riconoscibile. Pittura, ceramica e tessuto si sovrappongono in stratificazioni che producono ambienti visionari, dove la figura si confonde con la vegetazione e la superficie diventa organismo.
Alberto Scodro chiude questo coro materico attraverso una pratica alchemica in cui il processo prevale sull’esito. Fuoco, cristallizzazione e trasformazione chimica agiscono come coautori dell’opera, generando forme che sembrano emergere da una geologia immaginaria, fragile e instabile.

La presenza di Savinio e Sutherland introduce una frizione temporale decisiva. Non si tratta di riferimenti storici, ma di presenze attive che riattivano una genealogia laterale del fantastico, dove la natura non è mai descrizione ma reinvenzione. Le loro opere agiscono come detonatori discreti, capaci di ampliare la percezione del percorso senza stabilirne una gerarchia.
In questo dispositivo espositivo, il rapporto tra interno ed esterno si dissolve progressivamente. Le vetrate della torre non funzionano come cornici ma come superfici osmotiche: la città entra nella mostra, la mostra rifrange la città. Bologna si trasforma in un paesaggio organico visto dall’alto, un sistema nervoso urbano che dialoga con le forme esposte.
Organico fantastico non si limita a presentare opere, ma costruisce una condizione percettiva in cui la materia sembra costantemente sul punto di diventare altro. È in questa instabilità che la mostra trova la propria coerenza più radicale, quella di un mondo in cui il vivente non è categoria, ma processo ininterrotto.

INFO
Organico fantastico
A cura di Pasquale Fameli e Valentina Rossi
Date 10 giugno – 26 settembre 2026
CUBO in Torre Unipol – Via Larga, 8, Bologna
Ingresso libero
Info al pubblico www.cubounipol.it




