Fondazione ICA Milano presenta O Estrangeiro. 35º30’54” N, 12º34’48” E, mostra personale di Arjan Martins a cura di Alberto Salvadori.
L’esposizione introduce per la prima volta in Italia un nucleo significativo di lavori recenti dell’artista, raccogliendo un corpus di dipinti che mette in scena un attraversamento poetico e politico dell’Atlantico come spazio di memoria, conflitto e trasformazione.

La ricerca artistica di Arjan Martins (Rio de Janeiro, 1960) si sviluppa attorno a una riflessione stratificata sulla diaspora africana e sulle rotte che hanno segnato, nel tempo, la circolazione forzata di corpi, immagini e identità. Nei suoi dipinti, il mare non è mai sfondo: è archivio vivo, luogo di deposito e riattivazione di storie, un campo attraversato da traiettorie che continuano a produrre effetti nel presente. Come emerge con chiarezza nella sua pratica, l’artista trasforma “voci e suoni tratti dai libri di storia, dalle parole scritte e dalle parole dette” in immagini che si configurano come ritratti immaginari e collettivi.
Il titolo della mostra fa riferimento alle coordinate geografiche dell’isola di Lampedusa, nodo emblematico delle migrazioni nel Mediterraneo contemporaneo. La figura dello “straniero” evocata dal titolo diventa così una condizione che supera il dato geografico per interrogare temi di appartenenza, identità e distanza. Un riferimento particolarmente significativo anche alla luce della storia del Brasile, paese d’origine dell’artista, la cui identità si è formata attraverso la stratificazione di culture indigene, africane ed europee e che ancora oggi continua a confrontarsi con profonde tensioni sociali e politiche.
LE OPERE
Le opere in mostra articolano un linguaggio pittorico in cui convivono cartografia e narrazione, simbolo e figura. Imbarcazioni, strumenti di navigazione, corpi e paesaggi si dispongono nello spazio della tela come elementi di una geografia instabile, dove il tempo non è lineare ma circolare. Le immagini sembrano emergere da una dimensione anacronica: non documentano il passato, ma lo riattivano, mettendo in tensione storia e contemporaneità.
Come afferma lo stesso artista, il suo intento è quello di trasformare voci e suoni provenienti dai libri di storia, dalle parole scritte e dalle parole pronunciate in immagini. La sua pratica si fonda anche sull’utilizzo di fotografie storiche, spesso legate all’esperienza della migrazione, che vengono rielaborate in composizioni dove documento e immaginazione convivono. Ne emergono ritratti individuali e collettivi che restituiscono la complessità delle esperienze diasporiche e delle stratificazioni culturali.
La rappresentazione dei corpi occupa un ruolo centrale nella sua ricerca: le figure dipinte da Martins non appaiono mai isolate, ma inserite in una rete di relazioni e appartenenze che attraversano tempi e geografie differenti. Attraverso un linguaggio pittorico caratterizzato da colori intensi e da una forte attenzione alla costruzione simbolica dell’immagine, l’artista intreccia elementi culturali, iconografie e cartografie, mantenendo l’Africa in costante dialogo con il Brasile contemporaneo.
Accanto alla dimensione storica e politica emerge anche una componente più intima, per cui le opere sembrano misurare una distanza che è anche emotiva: quella che separa un individuo dai luoghi della propria memoria, dalle proprie origini o dalle proprie appartenenze. I dipinti diventano così strumenti sensibili capaci di registrare il rapporto tra sradicamento e radicamento, tra assenza e presenza, costruendo una vera e propria geografia affettiva.
Alcune opere presentano inoltre elementi simbolici che rimandano direttamente alla storia delle esplorazioni e delle economie coloniali. È il caso, per esempio, di un ciondolo d’oro a forma di nave che richiama il ruolo delle rotte oceaniche e delle imprese di conquista delle Americhe. Questa dimensione si estende anche ai materiali utilizzati dall’artista: in lavori come O Estrangeiro III, il supporto stesso diventa parte integrante della narrazione, conservando tracce e sedimentazioni di memoria.
La mostra alla Fondazione ICA Milano propone così una riflessione sul presente attraverso una pittura capace di tenere insieme storia, immaginazione ed esperienza vissuta. Le opere di Arjan Martins costruiscono uno spazio di confronto con una memoria condivisa e ancora irrisolta, interrogando il ruolo delle immagini nella costruzione delle identità contemporanee e delle narrazioni che le accompagnano.

L’ARTISTA
Arjan Martins (1960) vive e lavora a Rio de Janeiro. La sua ricerca si concentra sui temi della migrazione, della diaspora e delle eredità coloniali nei territori afro-atlantici. Le sue opere, spesso costruite come cartografie simboliche, mettono in relazione elementi storici e contemporanei, intrecciando immagini di viaggio, strumenti di navigazione e rappresentazioni della vita quotidiana delle comunità afrodiscendenti.
Il suo lavoro è stato presentato in importanti istituzioni internazionali e incluso in mostre come When We See Us: A Century of Black Figuration in Painting al Kunstmuseum Basel, la 34a Biennale di San
Paolo, e in sedi quali il Museo Madre di Napoli, il Centre Pompidou di Parigi e il Pérez Art Museum di Miami. Le sue opere fanno parte di numerose collezioni pubbliche e private di rilievo
internazionale.
Arjan Martins ha già collaborato con Fondazione ICA Milano nel 2019 nell’ambito della mostra collettiva Apologia della Storia, a cura di Alberto Salvadori e Luigi Fassi, progetto espositivo inaugurale dell’istituzione, e nel 2020, nell’ambito del progetto concepito da Fondazione ICA Milano per il Massimo De Carlo Virtual Space, dedicato a una delle riflessioni più significative emerse
durante il periodo della pandemia.
INFO
Arjan Martins
O Estrangeiro. 35º30’54” N, 12º34’48” E
A cura di Alberto Salvadori
12 giugno – 24 luglio 2026
Fondazione ICA Milano
Via Orobia, 26, 20139, Milano (MI)




