Dal 24 maggio all’11 ottobre 2026, il MA*GA di Gallarate (VA) ricorda due figure di riferimento dell’arte contemporanea italiana e internazionale del secondo Novecento: Paolo Scheggi e Vincenzo Agnetti.
A loro sono dedicate due esposizioni che analizzano particolari aspetti della loro ricerca, come la creazione di ambienti vivibili e percorribili dal pubblico, per Scheggi e l’interesse per la fotografia, per Agnetti.
Le mostre – Qui e altrove. Gli ambienti di Paolo Scheggi 1964-1971 e Le strade terminano prima di cominciare. Vincenzo Agnetti e le tracce fotografiche – sono il frutto di progetti di ricerca sviluppati dal MA*GA in stretto dialogo con l’Associazione Paolo Scheggi e l’Archivio Vincenzo Agnetti e celebrano l’ingresso di opere degli artisti nella collezione permanente del Museo, ottenute grazie alla vincita di due bandi indetti dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.
QUI E ALTROVE. Gli ambienti di Paolo Scheggi 1964-1971

Gli ambienti di Paolo Scheggi (1940-1971), uno dei protagonisti internazionali delle indagini sperimentali degli anni Sessanta, erede dello Spazialismo e tra i fondatori della pittura monocroma e oggettuale, sono al centro della monografica intitolata Qui e altrove. Gli ambienti di Paolo Scheggi 1964-1971.
L’esposizione, realizzata in collaborazione con l’Associazione Paolo Scheggi, da cui provengono le opere e i documenti letterari e iconografici, è curata da Ilaria Bignotti, curatrice scientifica dell’Associazione Paolo Scheggi, ed Emma Zanella, direttrice del MA*GA, con l’assistenza curatoriale di Camilla Remondina.
La rassegna, che propone un corpus di 60 opere tra fotografie, documenti e maquette, si rivolge a un aspetto preciso e fondamentale della ricerca di Scheggi, ovvero l’integrazione plastica all’architettura, declinatasi in progetti di ambienti vivibili e percorribili realizzati tra il 1964 e il 1971, anno della sua scomparsa, alcuni dei quali ricostruiti dall’Archivio Paolo Scheggi.
L’iniziativa celebra l’ingresso dell’opera intitolata Struttura modulare (1967) di Scheggi: composta da tre fogli di legno dipinto, sovrapposti e fustellati, attraversata da due file ordinate di aperture circolari perfette che creano giochi di ombra e luce, l’opera è ora parte delle collezioni permanenti del Museo MA*GA, grazie alla vincita del bando PAC – Piano per l’Arte Contemporanea 2025 promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.
Il percorso espositivo apre con la maquette dell’opera Compositore cromo-spaziale (1964), esposta alla Triennale di Milano del 1964 dedicata al tema del Tempo Libero, nella sezione dedicata a nata dalla collaborazione con Bruno Munari e Marcello Piccardo: questo progetto già mette in luce la vocazione di Scheggi i temi della percezione e dell’esperienza del fruitore nello spazio dove l’opera si estende in ambiente percorribile, temi che alla fine degli anni Sessanta assumeranno connotazioni concettuali e performative.
L’Intercamera plastica (1966–1967), il primo vero ambiente esposto alla Galleria del Naviglio di Milano nel gennaio del 1967, è qui documentato, oltre che dalla preziosa maquette, anche dalle fotografie di Ugo Mulas e di Ada Ardessi, testimonianze essenziali per restituire l’esperienza immersiva e fenomenologica offerta dall’artista al fruitore.
Il dialogo tra superficie e volume si fa serrato nella sezione dedicata alla Struttura modulare (1967), nuova acquisizione per le collezioni permanenti del MA*GA, e all’Intersuperficie (1966) in un confronto che esplora la tensione tra il pieno della materia e il vuoto dell’ombra. Attraverso opere come il Compositore spaziale (1967) emerge il progressivo tendere di Scheggi verso l’assolutezza dei solidi euclidei, simboli di una purezza geometrica estrema.
Il culmine del percorso è rappresentato dalla ricostruzione storica e filologica di due ambienti imponenti, andati dispersi dopo la loro esposizione storica in mostre importanti quali Vitalità del Negativo (1970) e la Biennale di Venezia (1972) e oggi nuovamente accessibili al pubblico: la Piramide. DELLA METAFISICA e la Tomba della Geometria. Presentate originariamente tra il 1970 e il 1972, queste opere ambientali segnano il passaggio di Scheggi verso un’indagine metafisica e politico-ideologica.
Tra queste due opere si snodano le sei sculture che compongono l’installazione dei 6profetiper6geometrie (1971), l’ultimo lavoro di Scheggi da egli stesso considerato un testamento spirituale, capace di unire il rigore della geometria con il messaggio metafisico.
In occasione di ARCHIVIFUTURI. Festival degli Archivi del Contemporaneo, in programma dal 5 al 21 giugno 2026, sarà riproposta la performance OPLA-azione-lettura-teatro: una azione urbana ideata e costruita da Paolo Scheggi nel 1969, svoltasi come happening in via Manzoni a Milano e nel centro storico di Firenze.
LE STRADE TERMINANO PRIMA DI COMINCIARE. Vincenzo Agnetti e le tracce fotografiche

Courtesy-Archivio-Vincenzo-Agnetti
Nel centenario della nascita, il MA*GA rende omaggio a Vincenzo Agnetti (1926-1981), uno dei più importanti protagonisti dell’Arte Concettuale italiana del XX secolo, con la monografica dal titolo Le strade terminano prima di cominciare. Vincenzo Agnetti e le tracce fotografiche, che approfondisce, attraverso 30 opere, il suo interesse per la fotografia concettuale e per una pratica che mette al centro la capacità narrativa del frammento fotografico, il dialogo con la letteratura e con la tecnologia.
La rassegna, curata da Alessandro Castiglioni, vicedirettore del MAGA, in collaborazione con l’Archivio Vincenzo Agnetti, nasce dalla vincita del bando Strategia Fotografia 2025 promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, grazie al quale il MAGA acquisisce tre opere di Vincenzo Agnetti appartenenti al ciclo Dopo le Grandi Manovre, che arricchiscono la sua collezione permanente. La serie si forma dopo il ritrovamento da parte di Agnetti a Gibilterra di un fondo ottocentesco di fotografie giapponesi. L’artista milanese, con un approccio concettuale, riprodurrà quelle immagini abbinandole a elementi grafici e testuali.
Punto di raccordo tra questa mostra e quella dedicata a Paolo Scheggi è l’opera realizzata a quattro mani dai due artisti: si tratta de Il Trono. Levitazione secondo Agnetti & Scheggi, concepito nel 1970, che richiama gli ambienti dell’ultima fase della ricerca di Scheggi.
Il Trono è un lavoro concettuale che testimonia la straordinaria vitalità del pensiero dei due artisti, i quali, a partire dalla fine degli anni Sessanta, affrontano alcuni nodi cruciali di natura politica e filosofica ancora oggi al centro del dibattito pubblico, quali la virtualità del denaro, la manipolazione del linguaggio, la trasmigrazione delle forme culturali e il controllo mediatico.
Al MA*GA sono, inoltre, presentati alcuni tra i lavori più celebri di Agnetti: da Elisabetta d’Inghilterra (1976), un polittico fotografico che riflette sul potere e la sua rappresentazione attraverso quello che l’artista definiva “teatro statico”, richiamando lo sfondo del teatro elisabettiano in un “dramma senza movimento”, al Libro dimenticato a memoria (1970), un volume di grandi dimensioni il cui interno è composto solo dai margini esterni che racchiudono uno spazio vuoto.
In contemporanea alle due iniziative espositive, il MA*GA ospita un focus dedicato a Giovanni Ferrario (Milano, 1973) dal titolo Stato di quiete.
Il progetto inedito presenta una serie di sedici nature morte, appartenenti al ciclo Atlante del verosimile (2025), realizzate utilizzando l’Intelligenza Artificiale; le opere giocano sulla contrapposizione tra l’apparente immobilità dell’immagine e l’instabilità dei processi che la generano, al punto da sembrare sospese nel tempo, pur essendo il risultato di flussi continui di dati, calcoli e probabilità.
INFO
QUI E ALTROVE. Gli ambienti di Paolo Scheggi 1964-1971
LE STRADE TERMINANO PRIMA DI COMINCIARE. Vincenzo Agnetti e le tracce fotografiche
Museo MA*GA
Via E. De Magri 1
Gallarate (VA)
24 maggio – 11 ottobre 2026
www.museomaga.it




