7. Capogrossi G., Superficie 600, 1960, olio su tela – Galleria Nazionale

Capogrossi. Dietro le quinte alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e contemporanea di Roma

La ricorrenza dei cinquant’anni dalla scomparsa di Giuseppe Capogrossi (Roma, 7 marzo 1900 – 9 ottobre 1972) è un’importante occasione per celebrare uno dei padri della pittura informale e dell’arte italiana del Novecento.

Inaugura alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea la grande mostra dal titolo Capogrossi. Dietro le quinte a cura di Francesca Romana Morelli, realizzata in collaborazione con la Fondazione Archivio Capogrossi e il sostegno di Ghella e UniCredit.

La mostra alla Galleria Nazionale riporta a Roma l’opera dell’artista dopo oltre 20 anni, dando avvio alle
iniziative in omaggio all’artista per questo anniversario nel contesto di un progetto articolato dal titolo
Capogrossi. Il segno nei musei e nelle istituzioni italiane, su impulso del Presidente della Fondazione
Guglielmo Capogrossi.
Alla Biennale di Venezia del 1954 Capogrossi è presente con una memorabile sala personale: Giulio Carlo
Argan, convinto che l’arte è un “atto della coscienza”, dopo avere visitato l’esposizione scrive in privato
all’artista

Tra i pittori d’oggi tu sei uno dei pochi che si preoccupano assai più della forma che del quadro;
e si rendono conto che, per salvare la prima, può essere necessario e mette comunque conto di sacrificare
il secondo (…) Perciò io penso che la tua posizione, anche se qualcuno possa giudicarla ostinatamente
appartata e astrattamente contemplativa , sia generosa ed umana.(…) Fa sempre piacere ritrovare nella
pittura di un amico le sue più autentiche qualità morali; e di questo, non d’altro.”

LA MOSTRA

In mostra, una selezione di oltre trenta dipinti e una ventina di opere su carta provenienti dalle
collezioni della Galleria Nazionale, sede del più cospicuo nucleo di opere dell’artista, dalla Fondazione Archivio
Capogrossi e da collezioni private. Completano l’esposizione documenti d’archivio provenienti dai fondi
documentari dell’artista conservati nell’Archivio della Galleria e presso la Fondazione, come ritratti fotografici
di Capogrossi con personaggi di spicco dell’epoca, cataloghi di mostre, riviste, lettere e articoli di giornale,
che ricostruiscono le relazioni intessute dall’artista.

LA CURATRICE

Come sottolinea la curatrice Francesca Romana Morelli “la mostra è un excursus che intende stabilire
un serrato dialogo tra la prima stagione pittorica dell’artista, culminata nel periodo tonale, con la fase
successiva, in cui le opere funzionano come le tessere di un puzzle, che una volta incastrate tra di loro,
senza seguire un ordine cronologico, ma piuttosto assonanze nella struttura compositiva, rendono visibile
l’autentica fisionomia saturnina dell’artista, che fin dagli anni trenta, filtra la sua pittura con una logica
e un rigore mentale, mostrando di essere sempre in ascolto di sé stesso e in costante osservazione del mondo
esterno, rimanendo fuori da rotte consolidate”.

LE OPERE

Tra le opere esposte, una selezione di dipinti non esposti da lungo tempo come l’iconica Superficie 274 (1954) e Autoritratto con Emanuele Cavalli (1927 circa), in cui l’artista raddoppia sé stesso attraverso il ritratto del sodale Emanuele Cavalli, che spunta da dietro le sue spalle.

Il Paesaggio invernale (1935), ripreso dalla terrazza in cima a una palazzina di Prati, dove Capogrossi aveva il
suo studio, ma anche inteso come pura e desolata messa in scena della vita umana (di proprietà di UniCredit).
Inoltre, una straordinaria Superficie 76 bis (1954-1958) i cui segni si dispongono in modo articolato, creando
degli spazi vuoti che hanno un peso determinate nella struttura compositiva; l’essenziale ed enigmatica
Superficie 538 (1961), caratterizzata da un piano nero che si incardina su rapporti e forze in atto nello spazio,
potenziati dalle proprietà del colore e da sottili gradi di luminosità e di opacità dei pigmenti neri, interrotti
diagonalmente da una fenditura bianca, su cui esercita una forza dinamica la combinazione di segni neri
e di più grandi arancioni.

Infine, un’imponente marouflage verticale, Superficie 419 (1950 circa), il cui carattere bidimensionale
è accentuato da una griglia su cui poggiano i segni grandi, che impongono un ordine ai segni più piccoli,
e Superficie 106 (1954) opera di forma ovale, intesa dall’artista come una forma continua, che contiene
al suo interno una struttura compositiva in cerca di un raccordo con la dimensione visiva-sonora dello spazio
esterno. Queste due ultime opere sono appartenute ai famosi architetti Luigi Moretti e Vincenzo ed Edoardo
Monaco, che hanno avuto un ruolo determinante nella vicenda artistica e umana di Capogrossi. Il percorso
espositivo è arricchito da una sala di opere dal formato ovale e una sala di Rilievi bianchi, ideati dall’artista
negli anni sessanta, che dimostrano la sua inesauribile volontà di sperimentazione. Non ultimo, il grande
arazzo Astratto (1963), ideato per la Turbonave Michelangelo.

La mostra alla Galleria Nazionale inaugura un programma di eventi dell’anniversario della scomparsa
di Capogrossi, che proseguiranno dal mese di ottobre con una mostra diffusa sul territorio italiano, sezione
curata da Patrizia Rosazza Ferraris: circa 25 i musei e le istituzioni italiane che conservano nelle collezioni
opere di Capogrossi e aderiscono all’iniziativa. Ogni istituzione parteciperà mettendo in risalto le proprie
opere attraverso incontri, conferenze, laboratori.

INFO

CAPOGROSSI – DIETRO LE QUINTE
Dal 21 settembre al 6 novembre 2022
Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea
viale delle Belle Arti 131
Roma

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