Alla base di tutto c’è una massa. Una superficie, un peso, un materiale che incontra un altro materiale e da quella relazione produce uno spazio.
È un principio architettonico, ma anche il punto da cui Lawrence Weiner ha costruito una delle esperienze più radicali della scultura contemporanea.

A Milano, MASSIMODECARLO torna sul lavoro dell’artista americano, scomparso nel 2021, con & UNA CERTA MASSA ALLA BASE DI TUTTO | & DETERMINED MASS AT THE BASE OF IT ALL, mostra personale concepita insieme al Lawrence Weiner Estate per Casa Corbellini-Wassermann.
La scelta dell’edificio di Piero Portaluppi non è un semplice contenitore espositivo. La casa degli anni Trenta, con la sua architettura rigorosa e il ricorso a marmi e materiali preziosi, entra in una relazione quasi fisica con il lavoro di Weiner. Portaluppi costruiva attraverso l’accostamento delle materie; Weiner ha trascorso oltre mezzo secolo a interrogare ciò che accade quando una materia viene nominata, evocata, disposta nello spazio.
È qui che la sua scultura comincia a diventare qualcosa di difficilmente classificabile. Weiner aveva compreso molto presto che non era necessario produrre un oggetto perché esistesse una scultura. Bastava formulare una relazione. Una frase poteva stare su un muro, su un edificio, su una superficie urbana oppure essere semplicemente letta. Il luogo di appartenenza dell’opera non era più necessariamente il museo, così come la sua esistenza non dipendeva dalla permanenza di un manufatto.

Il linguaggio, nel suo lavoro, non descrive la materia: la mette in movimento. Carta vetrata e pietra, vetro e luce, piastrelle e malta diventano elementi di una sintassi che ha la stessa concretezza di un assemblaggio. Le parole non sono didascalie applicate a qualcosa che esiste già. Sono esse stesse elementi costruttivi.
Per questo Weiner rimase sempre difficile da collocare dentro una corrente precisa. La sua ricerca attraversa gli anni della Conceptual Art, dell’Arte Povera, della Land Art, della performance, ma senza lasciarsi assorbire completamente da nessuna di queste categorie. La sua posizione era più semplice e, proprio per questo, più radicale: l’opera poteva essere realizzata dall’artista oppure dal suo destinatario. La sua disponibilità alla lettura diventava una forma di partecipazione.
A Casa Corbellini-Wassermann questa idea assume una particolare evidenza. Gli orizzonti sono uno dei fili che attraversano l’esposizione. Una linea gialla percorre una parete accompagnando una frase che mette in relazione differenti qualità del vetro con altrettante condizioni della luce: green glass broken in the light of day, milk glass in the light of sunset, brown glass in the morning light. La scrittura diventa così una misura dello spazio e del tempo, mentre la linea introduce una direzione fisica che lo spettatore può seguire con lo sguardo.

In un’altra sala, quattro disegni dedicati a St Martin riprendono continuamente la linea dell’orizzonte. Mare, sole, distanza. Non c’è un paesaggio da contemplare nel senso tradizionale del termine. C’è piuttosto un dispositivo elementare per stabilire una posizione. Dove siamo? Da quale punto osserviamo? In quale momento? La domanda, apparentemente geografica, finisce per diventare percettiva e persino identitaria.
È anche questo uno degli aspetti più fertili della pratica di Weiner: la capacità di sottrarre il linguaggio alla sua funzione puramente comunicativa senza renderlo oscuro. Le sue opere chiedono di essere lette, ma la lettura non esaurisce ciò che accade. Una volta incontrata nello spazio, la frase diventa oggetto, traiettoria, superficie. La parola acquista un peso.
Il rapporto con l’Italia occupa una posizione significativa nella sua vicenda. Weiner si avvicina all’ambiente artistico italiano già negli anni Sessanta e alla fine degli anni Novanta inizia la collaborazione con Massimo De Carlo. La prima mostra, UNDER THE APPLE TREE, inaugura a Milano nel 2000. Da allora il rapporto prosegue attraverso mostre, edizioni, disegni e opere scultoree, arrivando fino alle esposizioni successive alla morte dell’artista.
Questa continuità assume oggi un valore particolare. Non si tratta di ricostruire una carriera attraverso una sequenza di opere, ma di verificare quanto la grammatica di Weiner continui a funzionare quando viene riportata dentro un’architettura specifica. Casa Corbellini-Wassermann diventa così una sorta di interlocutore silenzioso: i suoi marmi, le sue proporzioni, la sua stratificazione decorativa incontrano un artista che ha passato la vita a chiedersi come una cosa possa stare sopra un’altra cosa e cosa accada nello spazio che le separa.
In Weiner la materia non scompare dietro il concetto. È il contrario. Il concetto torna continuamente alla materia. Una parola indica una superficie, una superficie suggerisce un peso, un peso produce un equilibrio. La scultura può allora essere un oggetto, una frase o soltanto la possibilità di immaginare un oggetto attraverso una frase.

L’artista
Lawrence Weiner (1942–2021) è nato nel Bronx (NY), e ha vissuto e lavorato tra New York e Amsterdam. Alla fine degli anni Sessanta ha abbandonato la pittura per adottare il linguaggio come materia primaria della propria ricerca. Il suo lavoro ha successivamente modificato il modo in cui concepiamo la produzione artistica, le modalità di presentazione e la ricezione ultima dell’opera. Per oltre cinquant’anni Weiner ha esplorato queste possibilità. Il suo lavoro è ampiamente accessibile, come testimoniano i manifesti, i libri, i film, le edizioni e le installazioni pubbliche realizzati nel corso della sua vita.
Nel 1969 Weiner ha formulato una Dichiaratione d’intenti:
- THE ARTIST MAY CONSTRUCT THE WORK
- THE WORK MAY BE FABRICATED
- THE WORK NEED NOT BE BUILT
EACH BEING EQUAL AND CONSISTENT WITH THE INTENT OF THE ARTIST
THE DECISION AS TO CONDITION RESTS WITH THE RECEIVER UPON THE OCCASION OF RECEIVERSHIP
In questa sintesi collaborativa della sua opera, che essa si manifesti fisicamente o meno, i lavori di Weiner possono essere presentati in un luogo specifico senza essere tuttavia creati appositamente per esso. I materiali e le modalità formali della loro presentazione variano all’interno di musei, gallerie, abitazioni e spazi pubblici. Le opere compaiono su una molteplicità di superfici, dai muri ai fiammiferi, dai tombini alle spille e alle magliette, oppure vengono pronunciate o cantate. Una stessa opera può assumere forme differenti per posizione, colore, carattere tipografico, formato e scala, e il testo può essere dipinto, stampato, applicato a stencil o realizzato in vinile. Il lavoro di Weiner continua a mettere in discussione la nostra concezione dell’uso dell’arte, dell’autorialità, dell’esposizione e della materia.
Le sue opere sono state presentate in importanti mostre personali presso UCCA Centre for Contemporary Art, Pechino, Cina (2024); Albertina, Vienna, Austria (2022); Museo Nivola, Orani, Italia (2019); Pérez Art Museum, Miami, FL, USA (2017); Blenheim Palace, Oxfordshire, Regno Unito (2015); Stedelijk Museum, Amsterdam, Paesi Bassi (1988, 2014); Museu d’Art Contemporani de Barcelona, Spagna (2013); Haus der Kunst, Monaco, Germania (2007); Museo Tamayo Arte Contemporaneo, Città del Messico, Messico (2004); Kunstmuseum Wolfsburg, Germania (2000); Walker Art Center, Minneapolis, MN, USA (1994); e Hirshhorn Museum and Sculpture Garden, Washington DC, USA (1990).
Un’importante retrospettiva è stata presentata al Whitney Museum di New York, al MoCA di Los Angeles e al K21 Kunstsammlung Nordrhein-Westfalen di Düsseldorf (2007–2009).
Ha partecipato a documenta 5, 6, 7 e 13 (1972, 1977, 1982, 2012); alla 36ª, 41ª, 50ª e 55ª Biennale di Venezia (1972, 1984, 2003, 2013); e alla 27ª Biennale de São Paulo, Brasile (2006).
Nel corso della sua carriera l’artista ha ricevuto importanti riconoscimenti, tra cui fellowship del National Endowment for the Arts (1976, 1983); una Guggenheim Fellowship (1994); il Wolfgang Hahn Prize del Museum Ludwig, Colonia (1995); la Skowhegan Medal for Painting/Conceptual Art (1999); un dottorato honoris causa in Humane Letters dal Graduate Center, CUNY (2013); il Roswitha Haftmann Foundation Prize (2015); il Wolf Prize e l’Aspen Award for Art (2017).
Weiner ha realizzato numerose commissioni pubbliche in tutto il mondo. Oltre a pubblicare numerosi libri d’artista ed edizioni, ha creato opere musicali, film e video, tra cui Beached (1970), Do You Believe in Water? (1976) e Plowman’s Lunch (1982).
Info
Lawrence Weiner
& UNA CERTA MASSA ALLA BASE DI TUTTO | & DETERMINED MASS AT THE BASE OF IT ALL
10.09.2026 fino 10.10.2026
MASSIMODECARLO, Milano
Viale Lombardia 17
20131 Milano – Italia
www.massimodecarlo.com
IG: massimodecarlogallery




